Presidente della Repubblica

Luigi Einaudi è eletto Presidente della Repubblica l'11 maggio 1948 al quarto scrutinio, con 518 voti provenienti da DC, socialdemocratici, PLI e PRI. Socialisti e comunisti sostengono Vittorio Emanuele Orlando, al quale vanno 320 voti. Nel discorso di giuramento Einaudi vuole sottolineare che il difficile presente discende da un drammatico passato: «Venti anni di governo dittatoriale avevano procacciato alla Patria discordia civile, guerra esterna e distruzioni materiali e morali siffatte che ogni speranza di redenzione pareva ad un punto vana». E invece quelle sofferenze rielaborate nella Resistenza hanno condotto a salvaguardare «la indistruttibile unità nazionale dalle Alpi alla Sicilia», mentre si avvia la ricostruzione delle «distrutte fortune materiali». Lungo le linee segnate dalla Costituzione, sottolinea il ruolo centrale del Parlamento, luogo nel quale è «la vita vera, la vita medesima delle istituzioni che noi ci siamo liberamente date» e la necessità di pacificare gli animi dopo il disastro di metà secolo. Con l'elezione di Einaudi si dà certezza all'organizzazione della presidenza: con apposita legge ne viene definita la dotazione ed è istituito il Segretariato generale della Presidenza della Repubblica, dal 1948 al 1954 retto da Ferdinando Carbone, dal 1954 da Nicola Picella. Nell'interpretare e nello svolgere la sua funzione, Einaudi si attiene a un profondo rispetto della dialettica tra le forze politiche e parlamentari. Nel contempo, entro i confini stabiliti, esercita i poteri che la Costituzione attribuiva al Presidente. Rivendica e usa le prerogative che la Costituzione affida al Presidente della Repubblica, anche se ciò può significare su alcune questioni, come la potestà di scelta dei senatori a vita e dei giudici costituzionali, un attrito con la maggioranza che lo ha eletto.
Negli anni della presidenza di Einaudi l'Italia sana le ferite della guerra, compie le scelte fondamentali della sua collocazione internazionale con l'adesione alla NATO e alle prime istituzioni europee, riconduce Trieste entro i confini nazionali, avvia una vasta opera di modernizzazione delle sue strutture economiche.
Dopo la conclusione del suo mandato, Einaudi pubblica Lo scrittoio del Presidente, un volume che raccoglie lettere, memoriali, appunti, osservazioni, proposte di modifica suggerite dai testi legislativi presentati dall'esecutivo.
Agli anni successivi al 1955 si devono anche “Le Prediche inutili” (1959) ed altri non pochi interventi su riviste e quotidiani che testimoniano la proficua attività intellettuale condotta da Luigi Einaudi fino alla sua morte, avvenuta a Roma il 30 ottobre 1961.