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Riflessioni in disordine sulle crisi
«La Riforma Sociale», gennaio-febbraio 1931, §§ 38-43



38. - Non voglio parlare di salvataggi. Il baliatico risponde ad un altro concetto. Alla fine della crisi, detta edilizia, perché distrusse risparmi sovrattutto torinesi per errori commessi nel costruire troppe case a Roma e a Napoli, i tre banchi di emissione si trovarono al 31 dicembre 1894 ad avere impiegati 639,5, sui 1126 milioni a cui allora ammontava la circolazione di biglietti, in "immobilizzazioni". Che cosa erano queste immobilizzazioni? Spropositi (case non finite, in cui si era allogata a ufo la poveraglia di Roma, difendendosi con asse e latta contro il vento e il freddo, case sfitte, crediti inesigibili verso industriali andati a male, cambiali in sofferenza verso uomini politici amici della Banca Romana e simili) dati a balia alla Banca d'Italia, al Banco di Napoli e al Banco di Sicilia. Era una massa enorme di spropositi, che i banchi dovettero assumersi, tenendoli faticosamente, con mille cure, in vita grazie al latte degli utili ordinari sulle operazioni correnti, a cui per un gran prezzo gli azionisti della Banca d'Italia e gli enti pii ed educativi beneficati dai due banchi meridionali, dovettero rinunciare; ed anche grazie all'altro latte di qualche imposta a cui lo Stato rinunciò. Fu la grande opera di Stringher, alla cui memoria nell'ora della sua dipartita mando un saluto reverente, e di Miraglia, gagliardo vecchio scomparso anch'egli non è molto, di essere, attraverso lunghi anni di amministrazione oculata, di realizzazioni avvedute, di economia fino all'osso e di rinuncia ai redditi attuali, riusciti a tappare i buchi del passato. Alla fine del 1900 le immobilizzazioni dei tre istituti sono ridotte a 373,3 milioni di lire; alla fine del 1902 a 286 milioni; alla fine del 1908 sono intieramente eliminate. I tre banchi hanno ricostituito il loro patrimonio e le loro attività sono nuovamente liquide ed agili. A distanza di quasi trent'anni la esperienza si ripete. La caduta della Banca italiana di Sconto alla fine del 1921, le difficoltà del Banco di Roma sono l'indizio che si sono commessi errori. Si sono fondate imprese colossali, sindacati verticali, che vogliono abbracciar tutto, dalle navi per il trasporto del carbone e dalle miniere di ferro in alta montagna ai cantieri che lanciano in mare navi potenti ed agli stabilimenti che producono carrozze ferroviarie potenti. Ma poiché l'edificio Ansaldo ed altri simili edifici erano fondati sulla carta, lo sgonfiamento dei valori li fece cadere a terra. Di nuovo, il peso della liquidazione va a finire a carico degli istituti di emissione, specie della Banca d'Italia. Sono ben 4082 milioni di lire che al 31 dicembre 1924 (ma il bubbone aveva origini anteriori e si manifestava in grosse cifre del portafoglio e delle anticipazioni fino dal 1920, quando da 3794,1 milioni di sconti e anticipazioni al 31 dicembre 1919 si era improvvisamente balzati a 7192 al 30 giugno 1920 e poi a 10.502,3 al 31 dicembre 1921) sono separati dalle operazioni liquide di sconti ed anticipazioni e accantonati sotto il nome di «Credito verso la sezione speciale autonoma del consorzio valori industriali» e poi di «Istituto di liquidazioni». Erano, in buona sostanza, perdite ed errori che la Banca d'Italia doveva tenere a balia, liquidandoli a poco a poco. Gli azionisti della Banca d'Italia contribuirono qualcosa al baliatico, con la rinuncia ad aumenti di dividendo; il più lo diede lo Stato, con la rinuncia alla maggior parte della tassa di circolazione sui biglietti; e il resto lo fornirono le realizzazioni di quel tanto che poté essere realizzato. Secondo gran merito di Stringher: di essere riuscito a tenere tanto bene a balia questo suo pupillo che oggi quasi non lo si vede più. L'ultima situazione, al 31 dicembre 1930, della banca d'Italia dà, se non faccio male i calcoli, il credito della banca verso il suo pargolo ridotto a 613 milioni tra capitale ed interessi. Poco più di un settimo della cifra originaria.

39. - Quale è il risultato più importante del sistema del baliatico? Non quello di tenere in vita una massa di biglietti eccessiva. Se nel 1894 erano in circolazione 1126 milioni di lire di biglietti, 1126 restavano, sia che fossero liquidati d'un colpo i 639,5 milioni di immobilizzazioni, sia che, invece di liquidarli, gli istituti se li fossero, come fecero, accollati. Con delle perdite non si ritirano ossia non si rimborsano biglietti. Avrebbero dovuto sempre intervenire, per il ritiro, i contribuenti. Se nel 1921 si fossero lasciate andare a fondo banche incagliate e imprese affette da elefantiasi, non si sarebbero perciò potuti ritirare i 4 miliardi di biglietti già prima emessi, per far fronte al giro di affari di quelle baracche mal montate.

40. - I risultati veri mi paiono due. L'uno è di rallentare il ritmo di liquidazione delle crisi. In certi paesi, come gli Stati Uniti, nessuno si occupa dei bubboni. Si lasciano scoppiare; si portano al cimitero i morti ed all'ospedale i feriti; e subito la piazza è pulita per una nuova ascesa, quando verrà. Il sistema del baliatico attenua la scossa del terremoto quando capita; ma lascia in piedi mura sconquassate, volte pericolanti, che occorre puntellare, rifare. Con quale sistema si perde di meno? Io sono per la pulizia immediata, ma è meglio lasciare il quesito senza risposta, perché i disputanti rimarrebbero ciascuno della propria opinione.

41. - Il secondo effetto mi pare certamente cattivo. L'esperienza dei baliatici passati induce l'animo a prevedere baliatici futuri. Il fatto che nel 1894 gli spropositi di banche e di società edilizie erano stati accollati agli istituti di emissione fece sì che si finisse per reputare un po' come un dovere degli istituti di accollarsi gli spropositi altrui, sovrattutto quando erano grossi. Non che le banche e società edilizie non avessero perso assai nel 1894; ma le perdite dei loro creditori avrebbero potuto essere maggiori se non si fosse aperto provvidenzialmente ad essi il refugium peccatorum degli istituti di emissione. La ripetizione dopo il 1921 del medesimo rimedio alla crisi accentuò il senso di persuasione in certuni di poterne fare delle grosse, perché, quanto più il malanno era grosso, tanto maggiore era il dovere dell'istituto di emissione di venire in soccorso.

42. - Perciò io dico che il terzo gran merito di Stringher è di aver lasciato, morendo, la Banca d'Italia, in una situazione tale che nessun indizio si può, nei suoi bilanci, trovare di nuovi allevamenti di infanti. Sebbene in Italia la crisi imperversi come altrove, le situazioni della Banca sono leggere. Se immobilizzazioni esistessero, se ne dovrebbe vedere la traccia nel crescere delle cifre degli sconti, delle anticipazioni e dei prorogati pagamenti. Le altre partite - quella dell'Istituto di liquidazioni le vedemmo scemare rapidamente - non hanno importanza all'uopo; e del resto la partita «titoli di stato e garantiti dallo stato di proprietà della banca» è immobile da tre anni sui 1.000-1.100 milioni di lire e quelle dei «debitori diversi» oscilla fra 384 e 1.411 milioni, senza una marcata tendenza al rialzo o al ribasso. Ed ecco il totale degli sconti, delle anticipazioni e dei prorogati pagamenti, in cui soltanto potrebbero aver trovato ospitalità gli infanti bisognosi del latte dei contribuenti. Le cifre hanno inizio dalla data della stabilizzazione, della lira, che segna una fase nuova nella vita e nella gestione della Banca d'Italia (in milioni di lire):

19271928 1929 1930
31 marzo 3911,7 5299,1 4489,5
30 giugno 4948,2 6132,5 4730,4
30 settembre 4509,4 5571,9 4247,6
31 dicembre 5520 5655,9 6233,9 5810,1

Le cifre gonfiarono nel 1929 in confronto al 1928; ma nel 1930 sono di nuovo ribassate, nei primi trimestri anche al di sotto di quelle del 1928. Non si può escludere che le cifre assolute decrescenti nascondano una proporzione crescente di risconti e di anticipazioni pesanti, che dovranno essere rinnovati. Non si può escludere questo ed altro, perché in materia di situazioni degli istituti di emissione è leggendaria la risposta di quel governatore della Banca d'Inghilterra a chi si lamentava di oscurità: gran mercé se anch'io intendo una sola cifra, quella dell'incasso metallico! Ed anche questa oggi è divenuta di ardua interpretazione, dopo che il metodo del cambio in divise auree ha generalizzato il sistema di tenere le riserve in divise, ossia in titoli di credito su oro esistente in qualche altro paese e figurante perciò due e forse tre volte nelle riserve degli istituti di emissione di paesi diversi. Nonostante tutto, 5.800 milioni sono 5.800 milioni e non 10 e mezzo quanti erano gli sconti e le anticipazioni al 31 dicembre 1921 quando era già preparato il baliatico che la Banca dovette allora assumere. Eravamo allora, come oggi, nel bel mezzo della crisi economica - qui trattandosi pel 1921 di fatti passati e chiusi e pel 1930 di fatti in divenire, bisogna andar cauti nei paragoni - epperciò se nulla di nuovo accade, i cinque miliardi ed 800 milioni dovrebbero essere un massimo, come furono allora i dieci e mezzo. S'intende, sino a quando si rivolti la curva del ciclo e si inizi un nuovo periodo economico. È vero che la lira d'oggi vale oggi, in confronto al dollaro, il 21% di più della lira della fine del 1921 e quindi occorrerebbe aumentare i 5.800 milioni d'oggi di un quinto circa, recandoli a 7.000 milioni. Anche così calcolando siamo solo ai due terzi delle cifre degli impieghi d'allora.

43. - Perciò si può chiudere la presente peregrinazione nei territori non fioriti delle crisi con la constatazione che, ferme rimanendo le cifre attuali della situazione della Banca d'Italia, non vi sono indizi di ripetizione degli avvenimenti del 1894 e del 1921. La mancanza di indizi attuali non ci garantisce "automaticamente" dal pericolo del loro ripetersi. Le vicende economiche non capitano da sé. Occorre la cooperazione vigile, attenta degli uomini, i quali governano il timone dell'economia del paese. Il mare è burrascoso; e la mano del timoniere deve essere fermissima. L'indulgenza verso chiunque, la condiscendenza verso interessi anche ragguardevoli potrebbero essere fatali. Perciò le situazioni della Banca d'Italia sono oggi il documento veramente significativo da scrutare con attenzione, direi quasi con ansia. Più significativo di qualunque altro; ed in esso la cifra essenziale non è quella a cui per lo più si guarda: la riserva metallica. Gran parte del pubblico corre coll'occhio, quando sui giornali compaiono i riassunti delle situazioni decadali della Banca d'Italia, al totale della riserva (oro e divise auree); si rallegra se il totale aumenta o rimane fermo, si inquieta se il totale diminuisce. Certamente la cifra della riserva è importante; ma, per ragioni che ho spiegato altra volta[1]non bisogna affatto inquietarsi se essa si contrae. Se si contrae contemporaneamente la circolazione di biglietti o se si contraggono le partite della circolazione bancaria o latente (debiti a vista per vaglia, conti correnti pubblici e privati), la diminuzione della riserva può avere un significato buono anziché cattivo, dando agli aggettivi buono o cattivo il valore di circostanza la quale avvicina od allontana da una situazione normale di equilibrio. La cifra che veramente occorre tener d'occhio è quella degli impieghi: somma del portafoglio, delle anticipazioni e dei prorogati pagamenti alle stanze di compensazione. Alla quale farebbe d'uopo aggiungere, se subissero variazioni notevoli, quelle dei debitori diversi e dei titoli di proprietà. Se, finché dura la crisi, la cifra degli impieghi non subisce variazioni notevoli all'insù, direi che siamo a posto; e poiché la banca, non sconta se non entro i limiti della volontà del suo dirigente, direi che la carica di governatore della Banca d'Italia è la più importante, fra quante cariche economiche vi sono oggi in Italia, non esclusa quella di ministro dalle finanze. L'augurio migliore che si possa oggi fare, per quanto ha tratto all'economia italiana, è perciò questo: possa, al chiudersi della presente fase di depressione del ciclo economico, la situazione degli impieghi della Banca d'Italia aver conservato un valore, tenuto conto di tutte le circostanze, non maggiore di quello presente! Se l'augurio sarà tradotto in realtà, potremo dire essersi, con quello che si intitola, come alla sua prima originatrice, alla Banca italiana di Sconto, chiuso l'esperimento dei baliatici in Italia. Esperimento interessante per fermo, ma del quale è bene discorrano soltanto, a cosidetto ammaestramento dei posteri in altre crisi affaccendati, i libri di storia economica.



[1] In Il contenuto economico della lira dopo la riforma monetaria del 21 dicembre 1927 in «La Riforma Sociale» del novembre-dicembre 1929 e Dei metodi per arrivare alla stabilità monetaria e se si possa ancora parlare di crisi di stabilizzazione della lira, ivi, maggio-giugno 1930.

 

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