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La seconda via dell’intervento dello stato
Lezioni di politica sociale
, Einaudi, Torino, 1975, §§ 32-34



Ed ecco qui il secondo campo aperto a quella che si chiama la legislazione economica sociale. Qui l'intervento opera nel senso di cercare di avvicinare, entro i limiti del possibile, i punti di partenza e si sviluppa secondo due linee: una è quella dell'abbassamento delle punte; l'altra quella dell'innalzamento dal basso.


33. L'abbassamento delle punte

Istituzione antica è quella delle imposte progressive; ed al problema si tratta di trovare la soluzione ottima che sia lontana dal taglio delle teste dei papaveri di Tarquinio il Superbo o dal brodetto degli spartani, e più vicino possibile alle liturgie dei greci dell'epoca d'oro del secolo di Pericle. Per via di voto del popolo o in gran parte anche per spontanee donazioni delle classi alte, forse fu quella una delle epoche nella quale i cittadini facoltosi davano il maggior contributo proporzionale alle spese pubbliche. I monumenti dell'Acropoli di Atene sono una testimonianza ancora viva della coscienza sociale formata sotto la guida di un grande uomo di stato il quale aveva persuaso il popolo a non eccedere nelle confische e i grandi a donare volontariamente. Questi grandi monumenti ci danno la prova di quel che si era potuto fare grazie alla concordia degli animi, alla collaborazione tra grandi, medi e poveri che si era andata creando in quella città, situazione durata pochissimo e che venne a morire quando scomparve l'uomo che aveva operato il miracolo. L'abbassamento delle punte per mezzo delle imposte richiede un assai elevato senso civico ed un uso delle imposte che vada veramente a vantaggio della collettività. Assai anni fa, ho avuto la ventura di conoscere l'ultimo dei rappresentanti della dinastia dei filosofi Naville, il primo dei quali fu amico del conte di Cavour, il figlio e il nipote insegnanti ambedue di grido in filosofia nella università di Ginevra. L'ultimo nella sua modesta casa diceva: Veda, io posseggo questa casa e anche un piccolo podere al di là del confine, sul Saleve, in Savoia. Suppergiù il reddito dei due possessi è uguale. In Francia pago solo la terza parte delle imposte che pago qui, eppure di quelle mi lamento e di queste mi dico contento e le pago volentieri. Di quelle mi lagno perché non ne vedo i risultati, non vedo i vantaggi per la collettività. Di quel che pago io qui invece son ben lieto e contribuisco volentieri perché so a qual fine queste imposte vanno a finire, lo scopo collettivo cui esse sono consacrate.

Alla creazione di uno spirito civico simile a questo si deve mirare. Le imposte allora sono vantaggiose alla collettività quando le minoranze, che sovratutto sono chiamate a pagarle, sanno che non l'odio e l'invidia le hanno determinate, ma il vantaggio pubblico del raggiungimento di fini universalmente reputati buoni. Lo scopo delle imposte progressive non è quello di impedire la formazione dei profitti di concorrenza. Il ciel volesse che, in regime di concorrenza, molti imprenditori guadagnassero molto. Ciò vorrebbe dire che essi hanno molto creato, hanno inventato nuovi metodi di produrre a basso costo ed hanno avvantaggiato i propri simili. L'imposta deve proporsi non di distruggere i profitti di concorrenza; ma di assorbirne a vantaggio dello stato quella parte che lasci sussistere l'incentivo a continuare a produrli. Quanto ai profitti di monopolio, lo scopo non è tanto quello di tassarli quanto di impedirne la nascita, come si dimostrò dianzi.


34. L'innalzamento dal basso

Dopo l'abbassamento delle punte che si ottiene sovratutto con un efficace e nel tempo stesso stimolante uso delle imposte, c'è innalzamento dal basso. In un corso compiuto di legislazione sociale ci si dovrebbe occupare di tutti questi argomenti. La legislazione sociale non è cosa nuova nell'Europa continentale e sovratutto in Inghilterra. Qui il suo inizio data da secoli; e non l'inizio, ma la decisione più importante risale al tempo della regina Elisabetta ed ebbe poi un incremento grandioso in tutto il secolo scorso. il piano Beveridge, di cui tanto si parla, ridotto ad una cifra numerica in fondo avrebbe per risultato di far spendere al paese nelle varie forme di assicurazione sociale, invece dei 432 milioni di lire sterline che si sono spese nel 1938, 650 milioni subito dopo la fine della guerra ed 830 milioni dopo un ventennio. Non è una novità dunque, ma un ampliamento di istituzioni che già in varie forme sussistono. In Italia, possiamo ricordare gli scritti di Camillo Cavour e del suo collaboratore Petitti di Roreto che già verso il 1850 proponevano piani di legislazione sociale. Le leggi che a grado a grado, patrocinate da uomini di tutte le varie correnti politiche d'Italia, e tra i nomi più noti fa d'uopo ricordare quello di Luigi Luzzatti, entrarono in vigore, stanno a testimoniare che su questa via un notevole cammino è stato percorso e che l'opera avvenire dovrà essere non di creazione dal nulla, ma di riforma di integrazione e di perfezionamento.

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