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Nord e sud
«Risorgimento liberale», 1 settembre 1946



Durante le recenti discussioni intorno alle autonomie regionali e locali è riaffiorata la vecchia tesi del sud dissanguato dalle imposte statali a favore del nord.

La tesi dice: il tesoro dello Stato incassa nelle regioni meridionali a titolo di imposte e tasse somme di lunga superiori a quelle che il tesoro medesimo spende nelle stesse regioni, laddove il contrario accade nelle regioni settentrionali. Ivi il tesoro incassa a titolo di imposte e tasse somme minori di quelle che spende per il debito pubblico, le forze armate, gli stipendi civili, le spese pubbliche e le altre spese statali. Manifesto è perciò che le regioni meridionali povere aumentano le possibilità di spesa del settentrione ricco; e che quindi ogni anno si verifica un flusso di reddito e di consumi dal mezzogiorno povero al settentrione ricco. Avevo ancora nella mente l'eco della tesi comunemente accettata quando mi capitò sottomano l'ultimo bollettino del tesoro che lodevolmente il Ministro Corbino ha di nuovo messo a disposizione del pubblico in appendice mensile alla Gazzetta Ufficiale. Ed ecco le cifre che vi ho letto a proposito degli incassi e dei pagamenti del tesoro nelle diverse regioni italiane, per il periodo di tempo che va dall'1 luglio 1945 al 31 marzo 1946.

Vi è un primo gruppo di regioni nelle quali il tesoro ha pagato di più di quanto ha incassato (in milioni di lire).

Incassi Pagamnti Supro di pag. sugli incassi
SICILIA
4.479
10.493
6.013
CALABRIA
1.112
3.016
1.904
PUGLIA
5.143
15.162
10.019
BASILICATA
252
795
543
CAMPANIA
6.261
15.317
9.056
ABRUZZO E MOLISE
1.354
3.889
2.535
LAZIO
20.643
59.323
38.679
UMBRIA
591
1.089
497
MARCHE
1.592
2.139
726
TOSCANA
6.007
11.303
5.295
SARDEGNA
1.141
2.895
1.754
EMILIA
12.591
11.974
616
LIGURIA
9.494
8.531
962
PIEMONTE
25.221
10.398
14.822
LOMBARDIA
50.325
17.411
32.914
VNTO
15.654
13.438
2.216
VENEZIA TRIDENTINA
2.426
2.510
84

Un settentrionalista sarebbe portato a concludere a primo tratto: non è dunque vero che il tesoro dello Stato pompi imposte e tasse dal sud per riversarle al nord. È vero l'opposto: è il settentrione il quale, col supero del gettito dei suoi attributi sulle spese fatte localmente dal tesoro, alimenta il supero di spese pubbliche che il tesoro fa nel mezzogiorno in confronto al gettito locale delle imposte e tasse.

Io non trarrò siffatta illazione che, per essere affrettata, sarebbe probabilmente inesatta.

Le cifre sopra riportate si riferiscono innanzi tutto ad un periodo di soli nove mesi. Ben può darsi che negli anni e nei decenni precedenti le cose si siano svolte diversamente.

Le cifre si riferiscono al "totale" degli incassi e dei pagamenti. Occorrerebbe fare una analisi minuta dei capitoli in cui si dividono incassi e pagamenti per poterne cogliere la precisa significazione. Più particolarmente, può darsi che i pagamenti si siano fatti in parte con somme che non siano state ottenute a mezzo di imposte e tasse gravanti sui contribuenti, ma siano state raccolte grazie al credito.

Che ciò sia possibile si rileva dal fatto che nel complesso dello stato i pagamenti hanno raggiunto i 238.550 milioni, laddove gli incassi si limitano a 166.160 milioni, con un supero complessivo dei pagamenti sugli incassi di 72.390 milioni a cui fece fronte per la maggior parte (46.051 milioni) la tesoreria centrale.

Al supero netto dei pagamenti sugli incassi si provvide cioè in parte con mezzi di tesoreria (conti correnti bancari, buoni ordinari del tesoro, conti di corrispondenza di istituti pubblici, ecc.).

Ma poiché col credito si sovvenne particolarmente alle esigenze della tesoreria centrale, rimane il fatto essenziale che le regioni del nord versarono nel loro complesso circa 51 miliardi di più di quanto esse incassarono e che le regioni centro meridionali (comprese le Isole e la Venezia Giulia) ricevettero 78 miliardi di più di quanto esse abbiano versato al tesoro.

Ci si può chiedere: a quali regioni attinse il tesoro i mezzi creditizi, i quali sovvenirono all'insufficienza complessiva delle imposte? Non ho cifre coincidenti con i nove mesi di cui sopra; ma la risposta è certa: tutte le regioni italiane, senza eccezione, contribuiscono a dare allo Stato somme a credito, perché in tutte le regioni italiane si verifica il medesimo fenomeno: l'ammontare dei depositi locali è superiore agli impieghi locali. Non vi è alcuna regione dalla quale le banche pompino risparmio per impiegarlo in altre regioni; tutte le banche pompano da tutte le regioni risparmio di cui non sanno cosa farsene in loco. Tutte hanno un supero di depositi oltre gli impieghi locali, e tutte sono costrette a riversare al tesoro il supero per cui non riescono a trovare un impiego locale sufficiente. Fenomeno del resto non peculiare all'Italia, ché in tutti i paesi del mondo, persino negli Stati Uniti e nella Russia si avvera il medesimo fatto della insufficienza degli impieghi industriali ad assorbire il risparmio, il quale deve rifugiarsi nei prestiti od anticipazioni al tesoro pubblico.

Conclusione? Nei rapporti fra regione e regione, per il solo Lazio si può affermare che esso riceva sicuramente più di quanto paghi. È la capitale la quale con la burocrazia centrale assorbe parte notevole della spesa pubblica. Anche questo è un fatto permanente ed universale, probabilmente accertabile per l'Italia dal 1860 in poi ed ugualmente vero negli Stati accentrati come negli Stati federali.

Per il resto d'Italia nessuna conclusione per ora è possibile. Forse questa sola negativa: non è provato che, per i nove mesi decorsi dall'1 luglio 1946 al 31 marzo 1946, il sud sia stato sfruttato dal nord. Conclusione modesta, la quale dovrebbe spingerci ad indagare, con larghezza di dati e per lunghi periodi di tempo, il problema, per giungere a conclusioni positive.

Mi auguro che indagini obbiettive e severe facciano concludere non potersi parlare di sfruttamento di nord contro sud o di sud contro nord, ma di solidarietà nell'opera comune. L'indagine gioverebbe a scoprire, le maniere grazie alle quali la solidarietà nazionale possa essere fatta ognora più attiva e salda. Solidarietà per fermo ancora imperfetta, ma a renderla ancora più salda non giovano le recriminazioni dei partitanti, bensì giova solo lo studio severo e sereno dei fatti.

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