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Sul potere esecutivo
Atti parlamentari - Assemblea costituente - Commissione per la Costituzione - Seconda sottocommissione – Prima sezione, resoconto sommario, Roma, Tip. della Camera dei Deputati, s. d. (1947), sedute del 4 gennaio 1947 (pp. 31-40), dell’8 gennaio 1947 (antimeridiana, pp. 52-57; pomeridiana, pp. 59-65) e del 9 gennaio 1947 (pp. 67-78)


I

[Discussione dell'art. 17. Il primo comma è approvato. Il presidente Terracini mette ai voti il secondo comma: «In questo caso, su accusa dell'Assemblea nazionale, dichiarata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, sarà giudicato dalla Corte costituzionale»]


EINAUDI: in quanto non ha fiducia nell'efficienza della Corte costituzionale, formula le sue riserve su tale disposizione.

[Il comma viene approvato. È approvato l'articolo 18]


PRESIDENTE: […] Apre la discussione sul Capo «Il Governo della Repubblica», dando lettura dei seguenti articoli del progetto:

«Art. 19. Composizione del governo e nomina dei ministri. Il governo della Repubblica è composto del primo ministro e dei ministri. (Variante: il governo della Repubblica è composto del primo ministro, presidente del Consiglio, e dei ministri).

Il primo ministro è nominato e revocato dal presidente della Repubblica. I ministri sono nominati e revocati dal presidente della Repubblica su proposta del primo ministro».

«Art. 20. Il primo ministro. Il primo ministro è responsabile della politica generale del governo. Mantiene l'unità d'indirizzo politico e amministrativo di tutti i ministeri, coordina individualmente, e in Consiglio dei ministri, le attività dei ministri, presiede il Consiglio dei ministri.

Il primo ministro può assumere un Ministero soltanto ad interim.

I ministri sono responsabili degli atti dei loro ministeri».

«Art. 21. Presidenza del Consiglio e ministeri. La legge provvederà all'ordinamento della presidenza del Consiglio.

Il numero, le attribuzioni e l'organizzazione dei ministeri saranno pure stabiliti con legge».

[…]

[Intervengono Nobile, Tosato, Fuschini, Mortati, Lussu e Perassi]


EINAUDI: premesso che dalla discussione è già emerso il criterio che al governo sia necessaria un'unità d'azione e che il primo ministro non è un personaggio a sé, con una propria volontà diversa da quella dei ministri, osserva che gli articoli 19, 20 e 21 del progetto potrebbero considerarsi pienamente soddisfacenti, qualora l'articolo 20 fosse sfrondato di due frasi, che hanno un carattere didattico, relative all'azione concreta del primo ministro e dei ministri; la prima e l'ultima: «Il primo ministro è responsabile della politica generale del governo», e «I ministri sono responsabili degli atti dei loro ministeri». Se queste due frasi fossero soppresse, i tre articoli risponderebbero tra l'altro alla caratteristica di tutte le buone Costituzioni di non contenere norme a carattere didattico.

Per quanto concerne le citazioni dei passati esperimenti costituzionali che consigliano di dare una preminenza al primo ministro, rileva che l'ammaestramento viene soprattutto dalla Costituzione Inglese. Peraltro in Inghilterra non si è arrivati a questo risultato come conseguenza di norme scritte, bensì per una evoluzione naturale. Soltanto da poco il primo ministro rappresenta colà uno dei primi personaggi dello stato, e non perché la Costituzione lo abbia stabilito: questo sviluppo naturale della figura del primo ministro trae origine dal fatto che la scelta viene compiuta dagli elettori. Crede, quindi, inutile cercar di ottenere attraverso articoli più o meno bene elaborati quello che può essere il frutto soltanto di un costume; meglio sopprimere le espressioni ricordate ed augurarsi che lo stesso fenomeno evolutivo si verifichi anche in Italia.

Altro esempio di funzionamento omogeneo di un gabinetto si ha in Svizzera, laddove egualmente la Costituzione tace sull'argomento.

Aggiunge che, con la soppressione proposta, non si fa sorgere l'idea che il primo ministro sia qualche cosa di più degli altri ministri, in quanto tutti sono collettivamente responsabili nella politica generale del gabinetto. Ciò non toglie che un primo ministro possa assumere un particolare prestigio, in quanto abbia eccezionali doti personali di coordinatore e di propulsore dell'azione del gabinetto, come è accaduto con Cavour.

Conclude augurandosi che per l'avvenire, a rendere più efficace l'azione del governo il numero dei ministeri sia ridotto a 7 od 8 al massimo.


NOBILE: insiste sulla sua proposta, che la designazione del primo ministro sia fatta dall'Assemblea nazionale; alla quale proposta dà un valore pregiudiziale, in quanto ritiene che soltanto in questo caso si potrebbe ammettere per il primo ministro una posizione preminente nel gabinetto.

[…]


MORTATI: fa osservare, in risposta alle considerazioni degli onorevoli Einaudi, Fuschini e La Rocca, che l'espressione: «Il primo ministro è responsabile della politica generale del governo» è la logica conseguenza di quanto è detto poi nell'articolo 20. In quanto mantiene l'unità dell'indirizzo politico e coordina le attività dei vari ministri, il primo ministro deve avere questa preminenza e questa maggiore responsabilità nella politica generale. Ciò non toglie che anche gli altri ministri abbiano la loro parte di responsabilità, che potrà meglio farsi risaltare dando una forma più precisa all'ultimo comma dello stesso articolo. […]


EINAUDI: fa rilevare all'onorevole Nobile che la disposizione dell'articolo 19, per cui i ministri vengono nominati dal primo ministro, non è ispirata al desiderio di accentuare - come l'onorevole Nobile sembra ritenere - la differenza esistente fra il primo ministro e gli altri ministri, ma è suggerita da una necessità tecnica. Infatti, il presidente della Repubblica nomina il primo ministro e non può nominare contemporaneamente [i] ministri, perché non può sapere quali persone godano la fiducia di quello. Nelle due nomine è dunque necessario procedere gradualmente, in quanto una caratteristica del gabinetto è data dalla fiducia reciproca tra primo ministro e ministri.

Rispondendo all'onorevole Mortati, dichiara di dubitare che l'espressione: «Il primo ministro è responsabile della politica generale del governo» giovi a creare quel tale costume che è nell'aspirazione di tutti. Teme piuttosto che possa costituire un ostacolo al raggiungimento di siffatta meta, ed un mezzo offerto ad uomini di secondo piano per fare una politica personale.

Il primo ministro, a suo avviso, non deve essere personalmente responsabile della politica del governo; né deve esistere una politica del primo ministro o una politica dei singoli ministri. Deve esistere esclusivamente una politica generale del governo, di cui il primo ministro non è che l'interprete.

[…]




II

PRESIDENTE: riapre la discussione sull'articolo 22, riguardante le mozioni di sfiducia. […]

[Interventi di Fuschini, Nobile, Tosato, Fabbri e Mortati]


PRESIDENTE: […] fa presente che […] l'onorevole Mortati ha sollevato anche il problema se il voto di fiducia iniziale al governo debba essere dato con una maggioranza qualificata o no. Osserva che questo problema si collega con la questione più generale, se nel meccanismo del giuoco parlamentare la fiducia e la sfiducia debbano essere pronunciate dall'Assemblea nazionale e dalle Camere separatamente; questione che deve essere risolta prima di ogni altra.


EINAUDI rileva che la tesi che la fiducia debba essere data o tolta dall'Assemblea nazionale discende dalla premessa che sia desiderabile ottenere per mezzo di legge che i governi siano stabili, e che sia un danno la instabilità dei governi premessa che egli ritiene priva di consistenza sostanziale.

Dichiara di considerare desiderabile la stabilità se spontanea, ma dannosa se ottenuta per forza di legge, perché la stabilità non esiste oggettivamente, dipendendo da condizioni che stanno al di fuori dei governi, e sono invece insite in quelle forze che hanno condotto alla loro formazione. L'instabilità dei governi è un vantaggio quando essi non hanno una salda radice nelle forze del paese.

Inserendo nella Costituzione norme dirette a rendere forzatamente stabili dei governi per loro natura instabili, si fa cosa dannosa, perché si apre la via a colpi di stato e a rivoluzioni.

Osserva quindi che altra premessa che si pone alla necessità di una votazione solenne di fiducia o di sfiducia al governo, è la fiducia nei programmi invece che nei capi. Ora, i programmi possono essere formulati da chiunque, e non si distinguono mai l'uno dall'altro: badando ad essi non si costruisce niente. Se v'è una costruzione solida, essa dipende dalle persone che rappresentano il programma e vogliono attuarlo. Figurarsi che soltanto con una votazione fatta su un programma si possa assicurare stabilità al governo, è figurarsi qualcosa che può stare sulla carta, ma che non ha alcun rapporto con la realtà.

Si dichiara dubbioso sulla convenienza che il voto di fiducia sia dato dall'Assemblea nazionale, composta di due Camere d'origine diversa, e prive di quel valore che ogni Camera acquista solo col tempo, col permanere nelle successive legislature di un certo numero di deputati e di senatori che, rimanendo in carica, danno a quella Camera uno spirito di corpo che non può essere trasmesso ad un'Assemblea convocata improvvisamente.

Per queste ragioni dichiara di non aver fiducia in una fiducia imposta da una Costituzione, e di avere invece fiducia in una fiducia che nasce spontaneamente verso un governo in un corpo chiamato prima o seconda Camera.


MORTATI: risponde all'onorevole Einaudi che vi sono due forme di instabilità. Una è quella alla quale egli ha accennato, che deriva dal mutamento dello spirito pubblico e dalla modificazione della situazione politica del paese. Su questa, evidentemente, non v'è niente da fare. È stata prevista l'esistenza di un capo dello stato che ha la funzione peculiare di accertare quando questi mutamenti dello spirito pubblico si verifichino, ed appunto al suo intervento è affidato il mutamento del governo e comunque le decisioni che devono servire a mantenere omogeneo lo spirito pubblico con l'azione di governo.

Ma vi è anche un'instabilità provocata da una serie di crisi che non trovano fondamento nel paese, il quale non solo non le approva, ma anzi ne è estraneo e le critica. Tutti sanno che queste crisi sono determinate da situazioni particolari che si verificano nei Parlamenti, dove manca quella composizione che può assicurare la stabilità di un governo; crisi provocate da manovre di partiti che hanno interesse a rovesciare il governo in certi momenti, e che non sono sentite nel paese. Contro questo genere di crisi sono dirette le disposizioni legislative da lui progettate.

Si può dubitare, come ha fatto l'onorevole Einaudi, dell'efficacia di tali espedienti legislativi; ma essi si affidano all'influenza della Costituzione sul costume. Se questa influenza dovesse essere scarsa, sarebbe inutile fare una Costituzione e basterebbe affidarsi agli usi.


EINAUDI: replica che tali manovre parlamentari v'erano anche prima del fascismo, e quanto meno leggi si fanno, tanto meglio è.


MORTATI: osserva che, comunque, è opportuno che le crisi artificiose provocate da certi gruppi trovino dei limiti nel congegno costituzionale, in modo che siano ridotte al minimo.

Quanto alla distinzione fatta dall'onorevole Einaudi tra programmi e persone, fa osservare che nel sistema da lui progettato vi è una proposizione rivolta a vedere il modo come un programma si attui, in maniera che il giudizio possa riguardare non solo il programma astratto, ma anche quello concreto. Non si tratta di un generico programma di un partito, ma di programmi di governo su singole misure pratiche e particolari.


EINAUDI: osserva che, in tal caso, bisognerebbe scrivere nella Costituzione che i governi, quando presentano un programma, lo presentano su un punto solo.


MORTATI: replica che i programmi dovranno riguardare problemi attuali, di urgente soluzione. Trova degni di molta attenzione i rilievi dell'onorevole Einaudi circa lo spirito di corpo delle due Camere, ma osserva che la confluenza dei due spiriti diversi nell'Assemblea nazionale potrà dar luogo ad uno scambio proficuo.

[Intervengono ancora Nobile e La Rocca, quindi ha termine la seduta antimeridiana]




III

PRESIDENTE: fa presente che la Sezione deve pronunciarsi sul modo di nomina del primo ministro, del quale si parla nel secondo comma dell'art. 19 del progetto, così formulato: «Il primo ministro è nominato e revocato dal presidente della Repubblica».

Ricorda che gli onorevoli Mortati e Nobile hanno presentato al riguardo degli emendamenti:

Emendamento Mortati: Art. 19 bis. «All'inizio della legislatura l'Assemblea nazionale è convocata per procedere alla formazione del governo.

La persona designata dal capo dello stato per la carica di primo ministro espone innanzi all'Assemblea le direttive politiche dell'azione governativa ed i principali mezzi proposti per la loro attuazione.

Nel caso che tale programma sia approvato con voto nominativo dalla maggioranza dei componenti l'Assemblea, il capo dello stato investe della carica il designato e, su proposta di questi, procede alla nomina dei ministri.

Se entro un mese da tale nomina l'Assemblea non revoca la fiducia al governo, questo rimane in carica per la durata di due anni, salvo non sia stata elevata accusa contro il primo ministro e salvo il caso di accettazione delle dimissioni da questi presentate.

Durante tale periodo il capo dello stato, su richiesta e designazione del primo ministro, può procedere alla sostituzione di uno o più ministri».

Emendamento Nobile: «Il primo ministro è nominato dal presidente della Repubblica, su designazione dell'Assemblea nazionale».

[…]

[Interventi di Tosato, Nobile, Zuccarini e La Rocca]


EINAUDI: premesso che tutti sono d'accordo nel ritenere che il primo ministro e l'intero gabinetto devono avere la fiducia dell'Assemblea nazionale, secondo alcuni, o delle due Camere - separatamente l'una dall'altra - secondo altri, e che tale fiducia ha per oggetto non solo la persona e il programma di governo del primo ministro, ma anche l'insieme dei suoi collaboratori e i progetti che questi ultimi si ripromettono di attuare, rileva che il disaccordo si manifesta circa il sistema da seguire nella designazione. Fa presente che, infatti, alla tendenza la quale vorrebbe che la designazione provenisse rigidamente, anche dal punto di vista esteriore, dal Parlamento, fa riscontro l'altra più elastica, secondo la quale la scelta dovrebbe esser fatta dal capo dello stato, il quale nominerebbe la persona che supponesse avere la fiducia del Parlamento, persona che soltanto dopo aver raccolto il voto di fiducia delle Camere potrebbe considerarsi senz'altro investita nella carica di primo ministro.

Dichiara che, a suo avviso, il sistema elastico è il più efficace. La scelta da parte del capo dello stato di una determinata persona ha luogo dopo consultazioni ed accordi tra personalità e gruppi politici, e il designato, prima di accettare, si assicura la collaborazione di un certo numero di membri del Parlamento, i quali alla loro volta hanno un certo seguito in seno alle Camere. In tal modo è prevedibile che la persona designata avrà un voto favorevole dal Parlamento.

Rileva che il sistema rigido offre l'inconveniente che il primo ministro finisce con l'essere nominato direttamente dal Parlamento, perché il capo dello stato deve seguire obbligatoriamente la designazione; in secondo luogo fa presente l'inopportunità che la designazione sia fatta dall'Assemblea nazionale (che non è un corpo organico, ma una riunione accidentale di uomini che non hanno una volontà unitaria), anziché dalle due Camere separatamente, perché potrebbe darsi che un primo ministro, designato dall'Assemblea nazionale, non godesse la fiducia di una delle Camere, con la conseguenza di generare conflitti tra un ramo e l'altro del Parlamento.

Fa poi una considerazione di carattere psicologico: un'Assemblea che deve scegliere il primo ministro non designerà l'uomo migliore, ma, nella maggior parte dei casi, colui che incontra minori ostilità e minori opposizioni da parte dei componenti l'Assemblea stessa, con grave detrimento degli interessi del paese. Quando invece l'Assemblea si trovi di fronte ad una designazione fatta dal capo dello stato, essa può dare il suo giudizio facendo astrazione da simpatie o antipatie individuali e, mentre più difficilmente sarà indotta a dare un voto di sfiducia, più facilmente darà la sua fiducia al migliore uomo di stato, anche se non ha il seguito più numeroso, così come è accaduto non molto tempo fa in Inghilterra, quando il Parlamento approvò la designazione fatta dal re a primo ministro del capo del partito laburista, che alle elezioni aveva avuto il secondo posto. Ricorda a questo proposito che nella pratica costituzionale inglese esiste un segretario privato del re, il quale è depositario delle regole tradizionali ed indica al re il modo come esercitare la propria discrezionalità, appunto secondo tali tradizioni.

Dichiara quindi di essere favorevole alla formula dell'articolo 19 del progetto, la quale si limita ad indicare il modo in cui si deve procedere alla nomina; aggiunge che in un articolo successivo potranno essere indicate le modalità soltanto del voto di sfiducia, non essendo, a suo avviso, necessario distinguere i due momenti del voto di fiducia e di sfiducia, i quali vengono a sommarsi in uno soltanto.

Ritiene poi inopportuno codificare nella Costituzione quanto è prospettato nella formula suggerita dall'onorevole Mortati, cioè che l'Assemblea nazionale possa, entro un mese dalla nomina del governo, revocare la fiducia in un primo tempo accordata.

Concludendo, ribadisce il concetto che il punto fondamentale del problema è che nessun governo possa essere costituito senza la fiducia delle Camere.

[Interventi di Zuccarini e Mortati]


PRESIDENTE: rileva che a fondamento della proposta dell'onorevole Nobile è il principio che la designazione del primo ministro - a suo avviso, vincolante - debba essere fatta da parte di un organo parlamentare, salvo poi a determinare in seguito se tale organo sarà l'Assemblea nazionale o sarà costituito dalle due Camere, separatamente l'una dall'altra.


NOBILE: pur ritenendo nella sostanza vincolante tale designazione, è del parere che sia più opportuno non parlare di questo.


EINAUDI: È contrario alla proposta fatta dall'onorevole Nobile, la quale pregiudicherebbe, se accolta, il prestigio del capo dello stato.

[Seguono vari interventi. La Sottocommissione respinge l'emendamento Nobile e la seduta ha termine]




IV

[Si riprende la discussione, interrotta l'8 gennaio 1947, sull'articolo 19 del progetto sul potere esecutivo. Prendono la parola Lussu, Perassi, Fabbri, Nobile, Tosato, Terracini]


MORTATI: […] avverte […] che in seguito alle considerazioni svolte nel corso dell'odierna seduta, particolarmente dall'onorevole Tosato, ritiene opportuno proporre il seguente nuovo testo che si avvicina di più a quello del Comitato:

«Art. 19. - Il capo dello stato, effettuate le necessarie consultazioni, nomina il primo ministro. Su proposta di questo, procede alla nomina dei ministri.

Entro quindici giorni dalla formazione, il governo promuove la convocazione dell'Assemblea nazionale, allo scopo di esporre ad essa le direttive politiche dell'azione del governo ed i principali mezzi proposti per la loro attuazione.

La pronuncia dell'Assemblea sul programma governativo deve avvenire su una mozione motivata con voto nominativo della maggioranza dei suoi componenti».

Fa osservare che questa sua formula risolve il problema dei rapporti tra gabinetto e Parlamento e si discosta da quella del Comitato soltanto per ciò, che, mentre quella tace sulla questione del voto di fiducia preliminare in quanto non lo ritiene elemento necessario per la composizione del gabinetto, soffermandosi invece sul voto di sfiducia, la sua proposta rovescia la situazione, tacendo sul voto di sfiducia e accentuando gli effetti del voto di fiducia.


EINAUDI: per le considerazioni già esposte nelle precedenti sedute, si dichiara favorevole all'articolo 19 del Comitato, che senza dir nulla intorno alla questione della preminenza o meno del primo ministro nei confronti degli altri ministri, afferma tuttavia una cosa importante, cioè che tra questi e il primo ministro deve esistere una reciproca fiducia. Con l'espressione: «I ministri sono nominati e revocati dal presidente della Repubblica su proposta del primo ministro», si afferma appunto questo concetto, che è necessario per l'unità del gabinetto ed implica che i ministri non possono essere proposti - se non indirettamente - dai partiti al primo ministro; ma questi li sceglierà da sé tra i rappresentanti dei partiti politici che gli possano assicurare una maggioranza.

[La discussione prosegue; è approva la prima parte del nuovo testo dell'art. 19. Si passa ad esaminare il secondo comma. La discussione si concentra sul fatto se il voto di fiducia debba essere dato dalle Camere riunite o se esse debbano funzionare separatamente. Si discute la formulazione proposta da Tosato: «Il governo, costituito a norma del comma precedente, deve presentarsi entro otto giorni all'Assemblea nazionale, per ottenerne la fiducia»]


FABBRI: […] dal sistema proposto deriverebbe la conseguenza che ogniqualvolta, durante lo svolgimento dei lavori parlamentari, si profilasse in una Camera l'eventualità di una mozione di sfiducia al governo, sarebbe necessario sospendere i lavori di due rami del Parlamento per proseguire la discussione a Camere riunite. Da queste considerazioni deriva che, attribuendo il voto di sfiducia alla competenza dell'Assemblea nazionale riunita per prendere un'unica deliberazione, si comprometterebbe seriamente tutto il sistema bicamerale.

[…]


EINAUDI: rileva che il problema è molto grave, in quanto si crea un metodo di attività parlamentare diverso da quello esistente in ogni altro paese e si dà vita ad un terzo organo competente a discutere dei problemi fondamentali della vita nazionale. Si tratta dunque di un esperimento, che potrà anche dare buoni risultati, ma del quale la Commissione non può ignorare la gravità. Personalmente è del parere dell'onorevole Fabbri circa la sospensione della discussione nella Camera, ove sia proposta una mozione di sfiducia al governo, per riprenderla dinanzi all'Assemblea nazionale.

Quanto all'opinione dell'onorevole Piccioni che col sistema in parola si accresca il senso di responsabilità delle Camere, dichiara di dubitare che essa corrisponda alla realtà e di temere anzi che possa verificarsi il contrario, perché una Camera potrà essere portata a votare con maggior leggerezza la sfiducia al governo, quando sappia che la sua decisione non è irrevocabile e, se avventata, potrà essere modificata dal nuovo organo. Si chiede inoltre se, dati i nostri costumi parlamentari che non è facile cambiare, un governo potrebbe resistere al voto di sfiducia di una sola delle due Camere, ed in quale posizione morale si verrebbero a trovare quei ministri che fanno parte della Camera che ha votato la sfiducia.

Conclude invitando i colleghi a riflettere attentamente, prima di approvare un sistema che potrebbe dare risultati opposti a quelli desiderati.


CODACCI PISANELLI: nota che l'onorevole Einaudi ha trattato dell'argomento più interessante, ossia quello dell'opportunità o meno di istituire questo nuovo organo. Crede anche che non sia stata ancora sottolineata abbastanza l'importanza politica e pratica di siffatta innovazione. Importanza politica, perché porta ad una corrispondenza tra la specializzazione delle funzioni e la specializzazione degli organi, con la creazione di un organo particolarmente competente a svolgere un'attività politica; di guisa che la normale attività legislativa sarebbe svolta dalle due Camere e l'attività politica di maggiore rilievo dall'Assemblea nazionale. Importanza pratica, perché un tempo alcune leggi venivano approvate da una Camera unicamente per la considerazione che il loro rigetto avrebbe rappresentato un voto di sfiducia al governo, mentre con la separazione delle due attività le leggi che non siano ritenute soddisfacenti potranno essere respinte, senza con ciò obbligare il governo a dimettersi.

Per le su esposte considerazioni, esprime parere favorevole all'accoglimento della proposta in esame.

[Il presidente mette ai voti la formula suggerita dall'on. Tosato e la Sottocommissione l'approva]


PRESIDENTE: comunica che l'argomento della formazione del nuovo governo può ritenersi concluso con l'approvazione del seguente articolo:

«Il presidente della Repubblica, effettuate le normali consultazioni, nomina il primo ministro. Su proposta di questo, procede alla nomina dei ministri.

Il governo, costituito a norma del comma precedente, deve presentarsi entro otto giorni all'Assemblea nazionale per ottenere la fiducia. La pronuncia dell'Assemblea deve avvenire su una mozione motivata, con voto nominativo della maggioranza assoluta dei suoi componenti».

Passando alle mozioni di sfiducia, invita i colleghi a pronunciarsi sulle tre formule, presso a poco corrispondenti, dell'onorevole Nobile («Un voto contrario dell'una o dell'altra Camera su una proposta del governo non importa come conseguenza le dimissioni di questo»), dell'onorevole Fuschini («Un voto contrario dell'una o dell'altra Camera su un determinato disegno di legge non importa come conseguenza le dimissioni del governo o del ministro interessato») e del progetto («Un voto contrario dell'una o dell'altra Camera sull'operato del governo non importa come conseguenza le dimissioni del governo o del ministro interessato»).

[Interventi di Perassi e Lussu]


CODACCI PISANELLI: trova preferibile la formula dell’onorevole Fuschini (… su un determinato disegno di legge) in quanto rende i membri delle Assemblee legislative consapevoli del fatto che possono votare contro un disegno di legge, senza provocare le dimissioni del Governo.

[Interventi di Fuschini e Perassi]


EINAUDI: confuta il punto di vista dell'onorevole Codacci Pisanelli, che uno dei pregi del nuovo sistema consista nel distinguere la materia legislativa da quella politica, rilevando che tutti i disegni di legge di una certa importanza rivestono un carattere squisitamente politico e non si possono considerare che nel quadro della politica generale del governo. Non vede come il voto contrario di una Camera su un disegno di legge di interesse nazionale potrebbe non intaccare la politica generale del governo: al contrario, la votazione su un qualunque disegno di legge importante implica un giudizio su tale politica e porta materialmente ad una espressione di fiducia o di sfiducia, la quale, col sistema attuale, determinerebbe la discussione del problema davanti all'Assemblea nazionale. Ciò autorizza a concludere che anche l'attività legislativa viene trasferita a questo nuovo corpo politico che si è creato. Può quindi affermarsi, senza tema di smentita, che un tale sistema sia contrario alla tradizione politica e parlamentare italiana.

[Il dibattito prosegue e alla fine è approvata la formula proposta dall'on. Nobile, unitamente alla seguente: «Le dimissioni sono obbligatorie solo in seguito ad una espressa e motivata mozione di sfiducia approvata da parte dell'Assemblea nazionale con la maggioranza assoluta dei suoi membri». La discussione sull'argomento viene sospesa e aggiornata alla seduta successiva].

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