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Sul Referendum
Atti parlamentari - Assemblea costituente - Commissione per la Costituzione - Seconda sottocommissione, resoconto sommario, Roma, Tip. della Camera dei Deputati, s. d. (1947), seduta del 20 gennaio 1947 (pp. 835-843)



PRESIDENTE: comunica che la formula riassuntiva, proposta da Mortati, dei principii approvati, con riserva di ulteriore esame, in materia di referendum nella riunione precedente, è la seguente:

«Dovrà essere indetto il referendum su una legge approvata dal Parlamento, quando ne facciano richiesta 500.000 elettori o 9 assemblee regionali, nel termine di due mesi dalla sua pubblicazione provvisoria.

Analoga facoltà compete, alle stesse condizioni, nel caso di rigetto di una legge.

Il referendum non potrà essere indetto, se il disegno di legge sia stato approvato con la maggioranza dei tre quinti dei componenti delle due Camere».

[Interventi di Targetti, Nobile, Piccioni, Fabbri, Laconi, Perassi, Cappi, Mortati, Lussu, Tosato]


EINAUDI: crede che il modo più semplice per risolvere la questione relativa all'ammissibilità o alla non ammissibilità del referendum per i disegni di legge respinti dal Parlamento consista nello stabilire che per essi possa aversi soltanto l'iniziativa popolare.

Quanto ai disegni di legge approvati dal Parlamento, occorre dire francamente se per essi si voglia o no ammettere il referendum. Se si ha l'effettiva volontà di farvi ricorso, bisogna convincersi che esso presenta qualche difficoltà nella sua attuazione. D'altra parte, stabilendo molteplici e complesse condizioni perché un referendum possa essere indetto, se ne renderebbe praticamente impossibile l'attuazione.

Non è favorevole poi alla proposta dell'onorevole Cappi, perché con il referendum si vuole dare il modo alla volontà popolare di manifestarsi direttamente, il che non avverrebbe invece, ove la richiesta dovesse essere fatta dai consigli comunali.

Egualmente non crede che possa essere presa in considerazione la proposta del presidente, che favorirebbe il sorgere di gravi questioni giuridiche. Ammettendo, infatti, la promulgazione immediata delle leggi approvate dal Parlamento e la sospensione dell'efficacia giuridica soltanto per quelle da sottoporre a referendum, si avrebbero praticamente vari tipi di legge: leggi che esercitano subito la loro efficacia perché per esse non si richiede il referendum; leggi la cui efficacia viene sospesa perché si richiede siano sottoposte a referendum; queste ultime poi potrebbero essere respinte o approvate dalla volontà popolare. Si può comprendere facilmente come tutti questi casi possano dare luogo a un'infinità di questioni giuridiche assai ardue a risolversi.

Ciò considerato, ritiene che possa essere approvato il termine di due mesi fissato nella riunione precedente per poter indire il referendum. All'inconveniente, che in ultima analisi non è troppo grave, della sospensione per un periodo di due mesi dell'efficacia giuridica di una legge approvata dal Parlamento, potrà porsi riparo ammettendo la possibilità della dichiarazione di urgenza da parte del Parlamento stesso.

[Il dibattito prosegue. Si passa poi alla proposta dell'onorevole Fuschini, «secondo la quale si dovrebbe stabilire la possibilità di un preannunzio della richiesta di referendum da parte di un più ristretto numero di elettori entro il termine di 15 giorni dalla pubblicazione provvisoria della legge approvata dal Parlamento. Naturalmente il completamento del numero delle firme richieste per farsi luogo al referendum dovrebbe avvenire entro il termine di due mesi dalla data della pubblicazione anzidetta». Interventi al riguardo di Bulloni, Fuschini, Perassi]


EINAUDI: osserva che si potrebbe stabilire che, ove entro 15 giorni non sia stato presentato il preannuncio di richiesta di referendum, la prima pubblicazione della legge abbia anche il valore di promulgazione.

[Dopo ulteriori interventi, è approvata la seguente formula: «Sarà indetto il referendum su una legge approvata dal Parlamento, quando ne facciano richiesta 500000 elettori o sette assemblee regionali. Il termine della promulgazione è sospeso se, entro 15 giorni dalla pubblicazione provvisoria della legge approvata, 50000 elettori o tre assemblee regionali dichiarino di prendere l'iniziativa del referendum. Il completamento del numero delle firme richieste o delle adesioni delle assemblee regionali per farsi luogo al referendum, ai sensi del primo comma, deve avvenire entro due mesi dalla stessa data di pubblicazione. Non potrà essere sottoposto a referendum un disegno di legge per il quale le due Camere, a maggioranza assoluta, abbiano dichiarato il carattere di urgenza».

Si passa poi alla discussione del principio proposto dall'onorevole Mortati, secondo cui non dovrebbero formare oggetto di referendum le leggi finanziarie, di autorizzazione alla stipulazione dei trattati internazionali e le leggi di ratifica]


EINAUDI: propone che dalla formulazione suggerita dall'onorevole Mortati siano tolte le leggi finanziarie, perché, a suo avviso, tali leggi possono benissimo formare oggetto di referendum. Se d'altra parte sembrasse opportuno escludere per una data legge finanziaria la possibilità del referendum, il Parlamento potrebbe dichiararne il carattere di urgenza.


PERASSI: È d'accordo con l'onorevole Einaudi nel ritenere che le leggi finanziarie possano essere sottoposte a referendum. Chiede poi all'onorevole Mortati perché ha distinto le leggi di autorizzazione alla stipulazione dei trattati internazionali da quelle di ratifica.


MORTATI: Dichiara che con l'espressione «leggi di ratifica» ha inteso riferirsi a quelle che non hanno carattere sostanziale di legge.


FABBRI: Osserva che l'onorevole Mortati intendeva evidentemente riferirsi alle cosiddette leggi formali.


MORTATI: Conferma il chiarimento dell'onorevole Fabbri, ed aggiunge che anche una legge di bilancio è una legge formale.


PERASSI: rileva che nella formulazione proposta dall'onorevole Mortati sarebbe stato meglio parlare di leggi tributarie, anziché finanziarie, appunto per distinguerle dalle leggi di bilancio.


EINAUDI: propone che all'espressione «leggi finanziarie sia sostituita quella di leggi di bilancio». Così facendo, le leggi tributarie potrebbero essere sottoposte a referendum.

[Vari altri interventi, tra cui Mortati, che «insiste perché sia mantenuta l'esclusione dal referendum di ogni legge riguardante i tributi, contrariamente alla tesi esposta ora dall'on. Einaudi. Propone poi che all'espressione "leggi di ratifica " sia sostituita l'altra: " leggi di approvazione"»].


PERASSI: Propone la seguente formulazione: «Non possono essere oggetto di referendum le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, le leggi di bilancio e quelle di approvazione».

[…]


EINAUDI: domanda che cosa s'intenda con l'espressione «leggi di approvazione».


TOSATO: Chiarisce che una legge di approvazione è quella, ad esempio, con cui si stabilisce l'ammontare degli assegni per il presidente della Repubblica. In altri termini una legge di approvazione non ha contenuto giuridico, ma solo amministrativo.

[Interventi di Fabbri, Nobile e Perassi]


EINAUDI: propone che la formulazione suggerita dall'onorevole Perassi sia votata per divisione.

[Il presidente: mette ai voti per divisione la formula proposta dall'on. Perassi; la Sottocommissione approva l'articolo nella seguente stesura: «Non possono essere oggetto di referendum le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali e le leggi di bilancio». A questo punto termina la seduta].

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