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Sull'ordinamento costituzionale dello stato (I)
Atti parlamentari - Assemblea costituente - Commissione per la Costituzione - Seconda sottocommissione, resoconto sommario, Roma, Tip. della Camera dei Deputati, s. d. (1946-1947), sedute del 7 settembre 1946 (pp. 145-151), del 10 settembre 1946 (159-168) e del 1° ottobre 1946 (pp. 314-320)



I

[…]

PRESIDENTE: comunica che gli onorevoli Bozzi e Einaudi gli hanno presentato il seguente ordine del giorno:

«La Seconda sottocommissione riconosce l'utilità del sistema bicamerale, che esprime la rappresentanza di tutte le forze vive della società nazionale».

[…]

[Interventi di Porzio, Lussu, La Rocca, Lami Starnuti, Nobile, Ambrosini, Ravagnan, Targetti, Mortati, Uberti, Fabbri, Piccioni]


EINAUDI: nella odierna discussione ha creduto di sentire l'eco delle più grandi discussioni che in materia sono state fatte in altri tempi.

Consapevolmente od inconsapevolmente, alcuni oratori si trasformano in seguaci e paladini delle idee illuministiche del secolo diciottesimo: quando si parla di due Camere, le quali devono derivare da una unica fonte - e, come e stato implicitamente accennato da qualcuno, devono derivare unicamente dal popolo - in fondo, si riproduce la teoria della formazione degli stati del Rousseau, il quale aveva detto che tutta la fonte dei poteri sta unicamente nel popolo. Questa dottrina conduce alla conseguenza che vi debba essere una sola Camera; che se, per circostanze particolari, ci si decide ad ammettere anche una seconda Camera, questa deve uscire dalla medesima matrice della prima. Ma la conseguenza logica del sistema di Rousseau è che la sovranità popolare si concentra nella Camera, che è onnipotente. Essa ha una maggioranza e questa fa le leggi: contro queste leggi non c’è nessuna possibilità di giusta resistenza. Queste leggi devono essere obbligatorie per tutti; deve essere obbligatorio per tutti il governo che esce da questa maggioranza eletta, che ha la sola sua sorgente nel popolo.

E ne vengono altre conseguenze, che del resto alcuni di quegli scrittori accettavano perfettamente. V'è un brano di Saint-Simon, nel quale si dice: «è la maggioranza che deve imporre le leggi; se avremo la maggioranza, dovremo impedire che chiunque altro manifesti le proprie opinioni; perché la verità è quella che esce dalla maggioranza, dall'unica Camera (o dalle due Camere, se provengono dalla medesima sorgente)». Queste altre conseguenze sono, dunque, i regimi totalitari, con quel che ne deriva. Questi regimi hanno come principio la teoria del contratto sociale di Rousseau.

Contro questa teoria abbiamo tutto il romanticismo, e coloro che vogliono due Camere, che siano diverse l'una dall'altra, sono consapevolmente od inconsapevolmente dei romantici, i quali riconoscono che nella società esistono molte forze che hanno il diritto di essere rappresentate. Alcune di queste sono persino forze morte, sono forza delle generazioni passate e non perché tali non hanno il diritto di far sentire la propria voce - diceva la scuola romantica - nella legislazione presente. È necessario che ci sia una struttura politica che non dimentichi nessuna delle forze esistenti nel paese; per conseguenza ci deve essere una seconda Camera, diversa dalla prima, che non esca soltanto da una votazione numerica dei singoli, ma che rappresenti tutto l'insieme delle forze vive, sia una rappresentanza di quelli che sono vissuti e di quelli che vivranno.

Coloro che seguono questa seconda opinione rappresentano le forze moderne, cioè quelle che sono le esigenze della società moderna, perché le esigenze della società moderna sono tutte contrarie alla teoria che lo stato, come emanazione della maggioranza del popolo, possa fare tutto. Lo stato non deve fare tutto: lo stato ha dei limiti ai suoi poteri e questi limiti vengono da molteplici fonti e cominciano a venire dall'intreccio che nasce tra uno stato e l'altro. È una teoria sorpassata quella secondo cui lo stato può fare tutto quello che crede: non esiste uno stato che possa fare tutto quello che vuole. La teoria dello stato a sovranità piena ci ha condotto alle due guerre moderne e continuerà a condurci ad altre guerre. Se vogliamo sottrarci a questa conseguenza fatale, dobbiamo ammettere che non esiste uno stato che sia completamente sovrano; che ogni stato deve avere dei limiti al proprio potere; che non sia possibile neppure immaginare che in uno stato il legislatore possa fare tutte le leggi che crede. Questo sarebbe contrario alle esigenze della vita moderna e l'umanità morrebbe, se accettasse l'idolo dello stato assolutamente sovrano.

Per questa ragione ha aderito all'ordine del giorno Bozzi, in cui è l'eco della teoria della rappresentanza di tutte le forze politiche e sociali che esistono nel paese. La traduzione del principio nelle forme politiche la si vedrà poi.

[interventi di Castiglia e Targetti. Sospensione della seduta e sua ripresa]


PRESIDENTE: comunica che gli onorevoli Mortati, Bozzi, Castiglia ed Einaudi hanno concordato il seguente ordine del giorno:

«La Seconda sottocommissione, riconosciuta la necessità dell'istituzione di una seconda Camera, al fine di dare completezza di espressione politica a tutte le forze vive della società nazionale, passa all'esame del sistema del rapporto tra le due Camere ed al modo di composizione di ciascuna di esse».

[…]

[Interventi di Finocchiaro Aprile, Lussu, Nobile, Porzio, Piccioni, Perassi, Mannironi. L’ordine del giorno viene approvato. La seduta termina]




II

[Discussione sui requisiti dell’elettorato e in particolare sui limiti d’età. Interventi di Mortati, Fabbri, Carpi, Lussu, Bozzi, Rossi, Bulloni, Perassi, Nobile, Tosato, Piccioni, Leone, Codacci Pisanelli, Conti, Mannironi, La Rocca, Di Giovanni, Patricolo, Ambrosini]


EINAUDI: voterà per i ventun anni, anche perché è bene che qualunque deliberazione il legislatore voglia prendere in avvenire circa la determinazione della maggiore età ai fini civili, sia presa senza preoccupazioni politiche, cioè all'infuori delle pressioni e delle decisioni di carattere politico.

[Seguono alcuni interventi. Le votazioni sul limite d’età non consentono di raggiungere alcuna decisione. La Sottocommissione pertanto decide di lasciare in sospeso il limite di età.

L'on. Tosato propone «il principio per cui chi vive senza esercitare un'attività lavorativa è escluso dal diritto di voto». Interventi di Di Giovanni, Fabbri, Mortati, Lami Starnuti, Nobile, Bozzi e Amendola]


EINAUDI: è contrario alla proposta di attribuire il diritto elettorale soltanto a coloro che lavorano, proposta che non è solamente ardita od audace, ma che risale a tempi ed a situazioni che non si verificheranno mai più. Se v'è una discussione che nella scienza economica non abbia mai portato ad alcun risultato, è proprio quella della ricerca di ciò che è il lavoro produttivo o improduttivo, lavoro sociale o antisociale. La iniziarono i fisiocrati, fu fatta da Adamo Smith, ma senza alcun costrutto perché è impossibile trovare una definizione. Questa impossibilità scientifica, poi non ha soltanto importanza teorica, perché dà luogo all'arbitrio. Le decisioni non sarebbero mai improntate ad un concetto oggettivo, ma soltanto a faziosità, con l'esclusione dei nemici di coloro che al momento dominano la formazione delle liste elettorali.

[Seguono interventi di Lussu, Piccioni, Amendola, Nobile, Tosato]


PRESIDENTE: legge il testo che sarebbe da votare:

«La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale, eguale, diretto e segreto, dai cittadini di ambo i sessi che godano dei diritti civili e politici e abbiano raggiunto l'età...».


ROSSI PAOLO: propone che si dica «da tutti i cittadini» per togliere ogni dubbio, dato che qui si è manifestato il proposito di escludere certe categorie di cittadini.


EINAUDI: crede inutile quest'aggiunta perché il testo dice «suffragio universale».


ROSSI PAOLO: rinunzia.

[Altri interventi di Piccioni, Lussu, Fabbri, Conti. Il testo è votato e approvato]




III

[Seguito della discussione sull'ordinamento costituzionale dello stato. Intervengono Bozzi, Grieco, Laconi, Fuschini, Mortati, Nobile, Patricolo, Uberti, Conti]


PRESIDENTE: invita i commissari a non allargare il campo della discussione, che per il momento dovrebbe mantenersi sul corpo elettorale differenziato o indifferenziato, nell'interno della regione. Si tratta cioè di stabilire se i rappresentanti di regione ripeteranno il loro mandato da tutta la regione o soltanto da determinati gruppi interni della regione.

Ricorda che l'onorevole Mortati, nel suo ordine del giorno, proponeva che una metà della seconda Camera fosse eletta in modo indifferenziato e l'altra metà per gruppi di interessi. Senonché lo stesso onorevole Mortati ha poc'anzi esposto le ragioni per cui ha creduto di modificare questa sua prima impostazione - rinunciando al corpo elettorale professionale - al fine di facilitare l'incontro con altre posizioni manifestatesi in seno alla Sottocommissione.

[…]


EINAUDI: dichiara di essere disposto a votare per il collegio indifferenziato, purché resti inteso che un tale voto non pregiudica la questione del suffragio diretto o indiretto. Fa tale atto di adesione anche perché in precedenza ha votato in favore dell'espressione «forze vive», intendendo con ciò di votare contro la rappresentanza di categorie economiche, le quali per conto suo vanno considerate non come forze vive, ma come forze morte.

Ricorda che la distinzione essenziale tra le corporazioni del periodo fascista e le vere corporazioni, era questa: che le corporazioni fasciste erano una brutta copia delle corporazioni del 1600 e del 1700, mentre invece le vere corporazioni erano quelle del 1200 e del 1300. Le vere corporazioni non erano legiferate e non era specificato chi apparteneva ad una categoria o ad un'altra; esse erano vive, appunto perché ciò non era detto e si aveva larga possibilità di passare dall'una all'altra. Quando poi nel 1600-1700 si è cominciato a disciplinarle, sono morte e con esse è morta anche l'economia del paese.

[Interventi di Ambrosini, La Rocca, Lussu, Perassi, Piccioni, Zuccarini, Tosato, Uberti e Castiglia; Piccioni «propone di sospendere ogni votazione sulla base elettorale ed affrontare immediatamente l'esame della costituzione dell'ente regione»]


EINAUDI: ritiene che, dopo la discussione sulle regioni, la Sottocommissione si ritroverebbe al punto di partenza, per quel che riguarda la composizione della seconda Camera.

[Ulteriori interventi; il presidente, tenuto conto delle divergenze di opinioni, si dichiara disposto a riaprire la discussione generale e l'on. Piccioni ritira la sua proposta di sospensione. Si chiude la seduta]


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