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Di talune “opera omnia” di economisti
«Rivista di Storia Economica», I, 1936, n. 4, pp. 327-331



Friedrich List - Schriften, Reden, Briefe, pubblicati dalla «Friedrich List Geselleschaft E. V.», Vol. IX edito da Artur Sommer e Wilhem v. Sonntag, 8º, pagg. XVIII-426; Vol. X, compilato da Wilhem v. Sonntag, 8º, pagg. VIII-319 (Verdag von Reimar Hobbing, Berlino, 1935, S.i.p.).

Si chiude con i due volumi la monumentale edizione degli scritti di List, che fu largamente recensita nel fascicolo di luglio-agosto 1934 (pagg. 424-27) di La riforma sociale da Edgar Salin, e rimarrà raccolta principe e definitiva del grande classico del nazionalismo economico. Il volume nono contiene le briciole: lettere, atti pubblici, discorsi, appunti di List, giudizi di contemporanei su di lui, note dei curatori ai documenti riprodotti. Se le briciole sono preziosissime per l'intendimento del pensiero listiano, il restante contenuto di questo volume e tutto quello del decimo sono strumenti di lavoro di prim'ordine.

Vol. IX:
cronologia della vita del List per anni e giorni (pag. 3-39);

bibliografia di List, pure ordinata per anni, mesi e giorni, con indicazioni delle riviste, dei giornali, dei fondi d'archivio dove gli scritti dapprima comparvero e con riferimenti all'edizione principe ed alle altre sillogi note.

Vol. X: indici:
a) delle cose;
b) dei luoghi visitati o ricordati da List;
c) dei nomi, distinti questi in nomi ricordati da List e nomi ricordati dai curatori o altrimenti menzionati nella edizione presente;
d) degli scritti in questa contenuti, alfabeticamente ordinati.

Cronologia della vita, bibliografia ed indici sono una meraviglia. Chi vorrà in avvenire studiare List non avrà alcuna scusa per le eventuali sue omissioni od i suoi errori di fatto. In questi due volumi List è voltato e rivoltato in tutti i sensi, sicché nulla di lui o su di lui rimane nell'ombra. Poteva parere che dopo la cronologia biografica e la bibliografia non rimanesse nulla da segnalare su List; ed ecco nell'indice delle cose la voce List. Superba: sei pagine, dove su List sono elencati tutti i luoghi delle opere nei quali si parla di lui sotto i seguenti punti di vista: nei confronti con gli oppositori - console degli Stati Uniti - professore nella università di Tubinga - membro del parlamento wurttemburghese - impiegato wurttemburghese - metodi di lavoro - esclusione dalla assemblea degli stati del Wurttemberg - autobiografica - progetti professionali, intraprese, negozi di denaro - formazione mentale - famiglia - pensieri di avanzamento - poesia - unioni commerciali e di mestiere - trattato di commercio fra gli Stati Uniti e la Francia - malattie - cultura - processo e prigionia - viaggi e dimora negli Stati Uniti, nel Belgio, in Germania, in Inghilterra, in Francia, in Austria, in Svizzera - caratteristiche personali - vedute sullo stato, sull'unità dello stato, sulla forza del tutto, nazione, autogoverno dei comuni - posizione rispetto ai problemi della cultura e dell'economia - a quelli dell'educazione e del tirocinio professionale - atteggiamento rispetto al libero scambio, alla religione ed alla chiesa, al popolo ed alla nazione - studi - giudizi sul Belgio, sulla Germania ed i tedeschi, sull'Inghilterra e gli inglesi, sulla Francia ed i francesi, sulla Russia, sul Wurttemberg ed i wurttemberghesi - relazioni colla storia e con la tradizione, con la filosofia, con gli editori ed i giornali - case da lui abitate.

Ecco, da questi indici, balzar fuori il libro: «Vita ed opere di Federico List»! Il volume non c'è e non è facile a scrivere. Tutto quel che era possibile fare per agevolarne la redazione, per risparmiar fatica allo studioso, per avvertirlo di non partire in quarta velocità, e, dopo aver letto dieci pagine di List o magari solo quattro chiacchiere su List, presentarlo come profeta di questo o di quell'altro credo modernissimo, tutto fu fatto dai benemeriti uomini che la «società Federico List» incaricò di compilare l'edizione. Caviamoci il cappello dinnanzi a gente che ha sacrificato qualche anno della sua vita a vantaggio altrui e ricordiamone i nomi: Erwin v. Beckerath, Karl Goeser, Friedrich Lenz, William Notz, Edgar Salin, Artur Sommer. La scienza storica tedesca, quella rigorosa e fastidiosa, quella che non ammette le chiacchiere e l'approssimativo, non è ancor morta se è capace di dar vita a capolavori di editoria simili a quello che qui si è annunciato.

* * *

Enrico Barone - Le Opere economiche: vol. I, Scritti varii, 8º, pagg. XIX-462; vol. II, Principii di economia politica, 8º, pagg. XVIII-721. Bologna, Zanichelli, 1936, Prezzo del vol. I, lire 30, del vol. II, lire 50.

Maffeo Pantaleoni - Studi storici di economia, 8º, pagg. X-535. Bologna, Zanichelli, 1936, Prezzo lire 25.


Poiché ho la penna in mano, annuncio altre due raccolte. L'Istituto di politica economica e finanziaria dell'università di Roma che, per merito del suo direttore Alberto de' Stefani, aveva già preso l'iniziativa di ripubblicare le lezioni di Ferrara, fa uscire ora d'un colpo tre volumi a cui seguiranno altri due di scritti di Barone e di Pantaleoni, desideratissimi tutti dagli studiosi.

Dei saggi di Pantaleoni esistevano già due raccolte: la prima che diremo Sandron-Castellani, di cui i due volumi editi dal Sandron di Palermo erano esauriti ed il terzo dal Castellani di Roma immagino sia in corso di esaurimento; la seconda iniziativa, col titolo di Erotemi, dal Laterza e poi interrotta. L'edizione presente conterrà due volumi, di cui l'uno col titolo Studi di finanza e statistica, è di prossima pubblicazione e l'altro, curato dalla dr. Anna del Buttero, è quello sopra indicato. Contiene, oltre a noti famosi scritti (L'origine del baratto a proposito di un nuovo studio del Cognetti - La caduta della Società generale di credito mobiliare italiano - Istituti di credito mobiliare italiano o esteri - La situazione economica e le condizioni per un risanamento - Le casse di risparmio e gli istituti bancari) un saggio «intorno ad una questione di diritto preistorico (1882), di cui l'esistenza era ignota, suppongo, alla maggior parte degli studiosi del pensiero pantaleoniano. La questione discussa è se i testi omerici suffraghino la tesi di Sumner Maine della precedenza delle sentenze dei giudici al formarsi del costume. Il curatore della raccolta ha chiamato «storici» i saggi contenuti nel primo volume; ed io gli dò ragione. Perché Pantaleoni raccontò la storia della caduta del Credito mobiliare in modo da creare un capolavoro? Non perché egli fosse uno storico. Lavorando sulle carte, - fatta l'ipotesi assurda che qualcuno in Italia raccolga le carte economiche veramente importanti per lo storico futuro e queste non siano rifiutate con disprezzo e raccapriccio dai sovraintendenti agli archivi angosciati dal succedersi di versamenti di scartoffie ministeriali - lo storico di buona scuola avrebbe dipinto un quadro tutto diverso, formalmente più compiuto, sostanzialmente privo di sapore. Non so che cosa avrebbe scritto l'economista da tavolino, preoccupato di costi di produzione, utilità finale, ofelimità, interdipendenze ed equilibrio. Pantaleoni scrisse quel che scrisse perché l'economia l'aveva nel sangue. Non doveva avere, sebbene, Dio glielo perdoni!, fosse persuaso di possederlo, il fiuto degli affari buoni per sé; ma aveva una attitudine eccezionale a capire la condotta degli uomini di affari, la condotta vera e i motivi di essa. Purtroppo o per fortuna - non mi azzardo a risolvere il problema - gli economisti fanno spesso agli uomini economici ordinari, agricoltori commercianti industriali operai, figura di gente piombata in terra dalla luna, la quale dà alle parole un senso diverso da quello comune e ragiona di cose o di categorie che nessuno conosce. L'uomo ordinario, inclinandosi con rispetto, immagina sia obbligo dei "professori" di parlare di cose difficili, giustamente inaccessibili a lui povero diavolo. Se Pantaleoni in un attimo metteva a posto i teorici puri che gli capitavano tra i piedi con ragionamenti sballati, si metteva ugualmente subito nei panni dei banchieri degli industriali e degli operai quando aveva parte nella liquidazione del Credito mobiliare (non fu questa l'occasione a scrivere il saggio stupendo?) o dettava perizie per conto dei tribunali o litigava con organizzatori operai. Non solo era principe nell'economica pura; ma sentiva e viveva l'economia concreta. Che sono le qualità le quali fanno lo storico atto a narrare i fatti economici rilevanti in modo di rappresentarne il moto reale.

Enrico Barone era di altra tempra; e poiché in lui la fantasia scientifica prevaleva sull'occhio clinico, i suoi libri di storia - ma non sono di storia economica, sibbene militare - sono di tipo diverso. Le campagne di guerra di Napoleone sono narrate come se si trattasse di un teorema da risolversi: premesse di fatto, ragionamento, soluzione. Le premesse sono quelle essenziali dello stratega e del tattico, monde di ogni elemento accidentale. La soluzione essendo storicamente nota, faceva d'uopo tra i mille fattori concreti distinguere la o le premesse essenziali che condussero alla soluzione. Le qualità magnifiche di ricostruzione fantastica possedute dal Barone gli permettevano in un attimo di scoprire le premesse essenziali alla soluzione. Il ragionamento per passare dalle prime all'ultima era per lui un giuoco di ragazzi; e così egli narrava la storia. Lo storico militare-politico giustamente ne sarebbe insoddisfatto, perché al ricco cangiante moto di mille e mille fattori si sostituisce così l'astrazione raziocinante su poche premesse scelte ad arbitrio, allo scopo di narrare storia ad uso dello stratega e del tattico; e parimente lo storico economico non è persuaso dai rapidi sguardi storici che si incontrano negli scritti di Barone: fatti singoli richiamati a riprova di una dimostrazione già compiuta. Se perciò il volume di Pantaleoni è capitale per la storia e la interpretazione dei fatti realmente accaduti, i due del Barone sono invece capitali per la storia delle dottrine economiche in Italia. Non vi è nulla di meglio dei Principî di economia politica (vol. secondo) e dei saggi contenuti nel primo volume, - ricordo solo gli «studi sulla distribuzione», «il ministro della produzione nello stato collettivista», «i costi connessi e l'economia dei trasporti», - per dirci a qual grado di altezza era giunta in Italia la scienza economica tra il 1894 ed il 1924. Le cure spese da Francesco Spinedi e dalla dr. Adriana Piperno attorno a questi due volumi ed al terzo che si annuncia prossimo ad uscire intorno all'«economia finanziaria» sono perciò altamente meritorie.

E poiché vorrei all'elogio grande che i curatori fin d'ora già meritano aggiungere in seguito altro addizionale elogio uguale a quello che ho dovuto tributare sopra ai curatori tedeschi di List, mi siano consentiti un augurio ed una critica.

L'augurio è che si trovi modo di aggiungere al terzo volume i due studi: di una riforma monetaria nel Benadir ed Hallesismo). A giustificarne l'omissione si dice che illustrano solo fatti contingenti; ed è giustificazione che in tanto vale in quanto lo scritto abbia in se stesso valore effimero, come altri parimenti omessi. Ma se lo scritto è significativo, che valore ha dire che esso riguarda fatti contingenti? A questa stregua, anche la Caduta di Pantaleoni non avrebbe dovuto essere tralasciata? L'omissione dei due scritti citati e in specie del saggio sull'Hallesismo creerebbe nella raccolta degli scritti di Barone una lacuna veramente spiacevole.

La critica riguarda la bibliografia e gli indici. Passi per Pantaleoni, di cui si presenta solo una scelta, sebbene anche qui nuoccia il difetto di indici alfabetici dei nomi e delle cose, che pure Pantaleoni curava per i suoi libri con scrupolo insolito ai tempi suoi. Ma di Barone si vogliono pubblicare le Opere omnia, con quelle eccezioni soltanto che sono giustificate dalla ripetizione, e dall'indole meramente scolastica o contingente. Ossia si vuole erigere alla sua memoria il vero solo monumento degno di lui. Un monumento di questo genere non si capisce senza una bibliografia vera e propria; non le due paginette incomplete, senza date precise, senza paginatura che si leggono a pag. 455-56 del primo volume. Fa d'uopo elencare tutti gli scritti, economici militari e politici, libri saggi ed articoli, di cui si riesca ad avere notizia. Venti o trenta pagine di stampa e qualche intenso mese di lavoro non saranno male spesi, sinché si è in tempo. Fra qualche anno, dispersi i parenti, dimenticati i giornali (Barone, oltreché frequente collaboratore militare ed economico di quotidiani, ad es. Stampa e Tribuna, non diresse forse un giornale militare suo?), nessuno sarà più in grado di compilare quella bibliografia e non vi sarà modo di conoscere nella sua interezza una delle più poliedriche figure tra gli economisti italiani: economista, soldato, giornalista, insegnante, scrittore di trame per rappresentazioni cinematografiche. Una cronologia della sua vita così varia ed animata aggiungerebbe pregio all'opera.

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