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Di una bibliografia dell’economica in rapporto alla letteratura italiana
Saggi bibliografici e storici intorno alle dottrine economiche, Ediz. di storia e letteratura, Roma 1953, pp. 51-60



1. - La British Academy di Londra ha preso l'iniziativa di pubblicare una bibliografia economica disposta per ordine cronologico, di cui è uscito qualche tempo addietro il volume relativo ai venticinque anni dal 1751 al 1775. Il signor Henry Higgs, che lo curò, ricevette particolare aiuto dal professore H. S. Foxwell, dal suo assistente Mr. C. C. Scott e dal professore W. R. Scott, presidente del comitato istituito all'uopo dall'accademia; ma a lui, che già curò la seconda edizione del Dictionary of Political Economy del Palgrave e diede prova delle sue qualità di accurato investigatore nel saggio sui fisiocrati, è dovuto il merito dell'opera monumentale odierna. Monumentale già fin dal primo volume, a cui seguiranno altri, sia per il tempo anteriore al 1751 come per quello posteriore al 1775. Forse solo a Londra poteva essere concepita e intrapresa una opera di tanta lena, poiché solo a Londra è possibile consultare il catalago ed i fondi del British Museum, la prima delle raccolte di libri ed opuscoli rarissimi messe insieme ed arricchite di annotazioni bibliografiche del professor Foxwell, acquistata dalla Goldsmith Company e da questa donata all'Università di Londra, il catalogo della biblioteca economica (1.500 numeri dal 1557 al 1763) raccolta con grande dispendio da quel Joseph Massie, il quale disputa al Morellet il vanto di essere stato il primo economista bibliografo, oltreché bibliofilo (catalogo manoscritto alfabetico del Massie: 29 novembre 1764; catalogo stampato sistematico del Morellet: 1769). Facilmente accessibile da Londra è la spettacolosa collezione di 38.000 opuscoli e fogli donati da Charles Haliday (1789-1866) alla Royal Irish Academy, di cui gran parte interessa gli economisti; e prontamente accessibili sono pure i cataloghi delle biblioteche dell'Università di Londra e di Cambridge. Le altre fonti bibliografiche utilizzate dall'Higgs sono più (Barbier, Bonar, Brunet, Colmeiro, Custodi, Dictionary of National Biography, Dictionnaire de l'Economie Politique di Coquelin e Guillaumin, Halkett e Laing, Handwörterbuch di von Elster, Laspeyres, Mac Culloch, Macleod, Dictionary del Palgrave, Rich, Sabin, Sampere y Guarinos, Sinclair, Soetbeer, Wagner, Blow, Scott) o meno (Journal Oeconomique, Catalogue del Morellet, Watt, Cossa nel Giornale degli economisti) note ed accessibili dappertutto, laddove quelle ricordate prima fa d'uopo consultarle in Londra od in Dublino.


2. - Il metodo scelto nell'ordinare la materia è quello annalistico. I libri sono catalogati anno per anno; ed entro ogni anno divisi nei seguenti gruppi: scienza economica in generale, agricoltura ed industrie estrattive, navigazione e marina mercantile, manifatture, commercio, colonie, finanza pubblica, moneta, banche e contabilità, trasporti, condizioni sociali, topografia di interesse economico, miscellanea. Di ogni libro stampato prima del 1751 si nota la precedente prima edizione; e sotto le prime edizioni si richiamano le seguenti. Nei casi caratteristici sono riprodotte le annotazioni del Foxwell o si fanno richiami alla Literature del Mac Culloch o ad altri bibliografi. Ogni volta che si poté, il libro od opuscolo è descritto, dopo esame diretto, con l'indicazione del luogo, della data, della paginatura, del formato. Richiami interni, un indice del nome degli autori e un altro dei titoli delle opere anonime consentono agevolmente le ricerche.


3. - Forse a causa di una mia perversione intellettuale, confesso di aver letto, e non soltanto sfogliato, questo grosso volume con crescente interesse, più che non si trattasse di un romanzo. Si va di pagina in pagina alla scoperta di regioni inesplorate, alle quali lo studioso, a cui le vicende della vita hanno vietato di prendere dimora nelle sale del British Museum e della Goldsmith Library, non avrebbe mai sperato di affacciarsi, neppure sul limitare del frontespizio. Si pensi che il volume elenca 6.741 titoli di opere, dalle grandi alle piccole, dai dizionari in folio ai fogli volanti, tutti pubblicati nel venticinquennio che Higgs chiama dell'aurora della scienza economica, ed io direi della nascita dell'economica come scienza: l'Essai di Cantillon, scritto prima del 1734, ma pubblicato nel 1755, il Tableau Oeconomique di Quesnay del 1758, i primi giornali economici, le Ephémérides du Citoyen (1765-66, 1767-72, 1774-76, 1788), il Journal Oeconomique (1751-72), il Journal du Commerce (1759-62), poi Journal de l'Agriculture, du Commerce et des Finances (1762-74); le cattedre di Genovesi (1755) e di Beccaria (1768), i Mardis économiques della setta fisiocratica, la Select Society di Edimburgo (nella seduta del 19 giugno 1754, Adamo Smith, presidente, propone per la seguente seduta come temi di discussione: la convenienza di naturalizzare i protestanti stranieri e se i premi alla esportazione dei cereali siano vantaggiosi al commercio ed all'industria come all'agricoltura). Adamo Smith si prepara all'opera maggiore, pubblicando nel 1759 The Theory of Moral Sentiments, in cui a pagina 205-6 si legge il passo sull'espiazione (atonement), soppresso in tutte le seguenti edizioni, e facendo a Glasgow quelle lezioni che Cannan ritrovò e pubblicò nel 1896. In Francia i fisiocrati attirano l'attenzione pubblica e suscitano i sarcasmi e le critiche di Voltaire e di Galiani; Morellet prepara il gran dizionario mai compilato; Turgot, sperimentato nel governo limosino, entra nel ministero. In Italia acquistano fama i nomi di Galiani, Genovesi, Verri, Beccaria, mentre nell'ombra scrive Giammaria Ortes. In Germania Süssmilch riconosce nei fatti umani un ordine traducibile in regolarità statistiche e Grauman stampa a Berlino nel 1762 talune Gesammelte Briefe von dem Gelde ecc., che Soetbeer e Ferrara appena menzionano e Jevons non ricorda; ma Foxwell pacatamente annota: «Libro del più grande valore... Se fosse stato letto e giustamente apprezzato dalle autorità inglesi, l'intiera storia monetaria del mondo sarebbe stata diversa e noi non avremmo dovuto subire l'intollerabile confusione degli ultimi 150 anni».


4. - Direi che questa bibliografia sia per coloro, i quali già hanno una media informazione intorno alle vicende della scienza e dei problemi economici e si annoiano a sentirsi fare la lezione, la migliore storia della nostra scienza che io conosca. Quando l'avremo sotto gli occhi intera, noi vedremo di anno in anno per due secoli, come già oggi vediamo per i 25 anni germinativi, sorgere i problemi, interessarsi gli indagatori, suscitarsi l'interesse degli uomini di governo e dei pubblicisti, accendersi polemiche, e sprigionarsi finalmente l'idea che illumina. Dall'Inghilterra alla Francia, dall'Italia alla Germania ed alla Spagna, tutti i popoli concorrono alla formazione della scienza. I problemi discussi: debito pubblico, moneta, cittadinanza a stranieri e ad ebrei, aumento della popolazione, colonie, tratta dei negri, carestie e libertà di commercio dei grani, contrasto fra agricoltura ed industria, commercio e nobiltà, privilegi delle corporazioni di arti e mestieri e libertà del lavoro, poveri, ecc., si rimbalzano da luogo a luogo, originando traduzioni, rifacimenti e polemiche.


5. - La storia della scienza e dei fatti è illuminata da quasi ognuno di quelle migliaia di titoli. Fra i tanti, qualcuno suscita desideri forse inappagabili. Furono raccolti gli scritti e le lettere di Hume; si stanno raccogliendo quelli di Ricardo. La lettura della bibliografia di Higgs d'un tratto fa dire: oh! come mai nessuno pensò a pubblicare il corpo intiero degli scritti di Adamo Smith? Già Bonar aveva nel Dizionario di Palgrave raggruppato in nove capitoli i titoli delle opere sue, dalle grandi alle minime, di cui sono facilmente accessibili solo la Teoria dei sentimenti morali, La ricchezza delle nazioni ed i Saggi; poi lo Scott altri ne aggiunse e uno nuovo ne promette (cfr. il numero del settembre 1935 dell'Economic Journal). Io stesso ho avuto occasione di richiamare l'attenzione degli studiosi su due lettere smithiane dimenticate (cfr. L. EINAUDI, Dei libri italiani posseduti da Adamo Smith e delle sue prime fortune in Italia, in «La riforma sociale», marzo-aprile 1933, pagg. 210-211, e in questo libro, pagg. 79-82). Nella seconda edizione (1932) del catalogo della biblioteca Smith, il Bonar aveva fatto nascere curiosità e desiderio intorno a due scritture inedite, rimaste fino allora ignote, dello Smith. Il primo desiderio è probabilmente appagabile; e ci presenterebbe lo Smith nella figura di bibliofilo e di bibliografo. Nella collezione posseduta dall'Università imperiale di Tokio di 300 volumi già appartenuti ad Adamo Smith un numero consisterebbe di un Catalogo dei libri appartenenti ad A. Smith nel 1761, catalogo compilato da o per conto di lui, prima che egli scrivesse di cose economiche (cfr. sotto p. 106, numeri 11 e 12). Ma un danno forse non riparabile e più grave, già annunciato dal Bonar in quel catalogo, è oggi meglio illustrato al n. 410 della presente bibliografia. Ecco la notizia, che è bene divulgare, affinché, ove cada per avventura sotto gli occhi di chi sappia sciogliere l'enigma, si compia il miracolo del ricupero dell'ignota opera smithiana per un momento ritornata alla luce e subito nuovamente perduta. Nel 1932 l'Higgs casualmente scopre in un frammento (pagg. 62-64 col n. 541) di un vecchio catalogo del libraio James Tregaskis, Caxton Head, 66 Great Russel Street, London, l'annuncio di un manoscritto originale autografo di Adamo Smith intitolato: Meditazioni sulle Epistole di Seneca scritte esclusivamente in base ai principii stoici e fatta astrazione da ogni moderno principio di teologia . Manoscritto tutto di mano dell'autore, di 120 pagine in ottavo piccolo, con differenti paragrafi datati dal sabato 13 giugno 1753 al lunedì 13 giugno 1757. Tratterebbesi, dice l'Higgs, di un manoscritto di eccezionale interesse, elaborato durante il tempo in cui l'A. occupava la cattedra di filosofia morale di Glasgow. Nel luglio 1770, egli, riordinando le sue carte, riscoperse il manoscritto, vi appose, con la firma, il titolo sovraindicato, insieme con la dichiarazione di intendere pubblicarlo: «farebbe parte acconciamente delle mie "speculazioni miscellanee"». In una introduzione contemporanea alle Meditazioni egli aveva detto: «Queste pagine non sono scritte sulla base dei principii della filosofia o teologia moderna da cui molto si allontana; ma su quelli dell'antico stoicismo e contengono molte riflessioni e parecchie illustrazioni... indirizzate non al pubblico, ma ad imprimere nella mia mente un vivo senso dei principii dello stoicismo, che in generale io ammiro assai. Perciò talvolta rileggo lo scritto con profitto e piacere». Il 10 luglio del 1770, cancellando qualche linea dell'introduzione, inserì una dichiarazione intesa a distinguere, sia per questo, come per tutti gli altri suoi lavori, fra quelli composti come cristiano e gli altri scritti «come puro filosofo». Gli attuali proprietari della libreria, signori Tregaskis, interrogati dall'Higgs, non seppero (1934) precisare la data del catalogo, né dare indicazioni sulla persona dell'acquisitore. Il prezioso manoscritto era posto in vendita al prezzo di L. 8.18 s. 6d. Dove mai si troverà esso e quando ritornerà alle luce?


6. - Dopo le giuste lodi all'opera benemerita dei compilatori britannici, corre obbligo di adempiere all'ufficio di critico. Non oso entrare nel campo della bibliografia forestiera, sebbene qualche rilievo non sarebbe impossibile fare. Mi ristringo a cose italiane.

Le notazioni relative ai libri nostri non sono invero sempre perfette. Perché ad esempio, al numero 5.143 sieno inseriti I quattro libri dell'architettura del Palladio è un mistero. Confesso di non averli mai letti; ma sarei molto sorpreso di vedervi inserite notizie o discussioni economiche[1]. Non si capisce perché, al n. 5.550, La Zecca in Consulta di Stato sia attribuita, sulla fede del Soetbeer, senza nome di autore, a due volumi in folio ed al 1772, laddove si sa essere stata scritta nel 1683-87 da Geminiano Montanari, sconciamente stampata in quarto per la prima volta nel vol. VI (pagg. 1-70) del De Monetis Italiae da Argelati e Casanova nel 1759, ristampata dal Custodi nel volume III della sua raccolta (pagg. 9-285) e di nuovo e correttamente negli "Scrittori d'Italia" dal Laterza (vol. 47, pagg. 237-379) a cura di Augusto Graziani. Il Cossa non ell'Introduzione ma nei Saggi bibliografici, malauguratamente stampati a pezzi e bocconi in appendice al Giornale degli economisti (annate 1891-1900, un vol. di pagg. 380) dava le indicazioni esatte rispetto all'edizione principe. Forse sarebbe stato bene dire al n. 4.558 che le Lezioni di economia pubblica tenute a Milano dal Beccaria nel 1759 rimasero inedite sino al 1804, quando il Custodi le pubblicò nei volumi 11-12 della sua collezione. Della quale collezione esistono 50 volumi e non 43 come indica l'Higgs; ma l'equivoco avrebbe potuto essere chiarito consultando la Literature del Mac Culloch dove è chiarito che i primi 7 volumi costituiscono la parte antica e i restanti 43 la parte moderna della raccolta.

Il libro Della Moneta del Galiani porta nel frontispizio la data del 1750 e sotto questo rispetto non poteva essere compreso nel presente volume consacrato al periodo 1751-1775; ma la data del privilegio allo stampatore allegato in fondo lo dimostra pubblicato non prima del 28 agosto 1751. La scheda 144 lascia supporre che le Osservazioni sopra il prezzo legale delle monete e la difficoltà di prefinirlo e di sostenerlo, Milano 1751, siano uscite col nome dell'autore, Pompeo Neri, laddove furono pubblicate anonime; e che le pagine del volume in folio fossero 314, ed invece sono 2 ff. s. n. -122 pagg.-88 ff. s. n. La data di pubblicazione del testo risulta non anteriore al 17 gennaio 1752.

Le Lettere di Antonio Zanon, Dell'agricoltura, delle arti e del Commercio in quanto unite contribuiscano alla felicità degli stati, compaiono nella Bibliography due volte: al n. 2.882 sotto la data di Venezia, 1763, 6 vols, 8; ma sotto si trae da Morellet l'indicazione di 8 vols con la data 1763-72; ed al n. 3.367 col titolo in francese tratto dal Journal oeconomique, come pubblicate in un volume solo, attribuito al 1765. Trattasi di una curiosa contaminazione da varie fonti. Il Morellet nel Prospectus indica solo 6 volumi, come al 2.882; il Journal Oeconomique annunciò probabilmente nel 1765 la pubblicazione del V volume. I volumi effettivi furono sette: Tomo I, 1763, front., pagg. 52-287; II, id., pagg. 24-370; III, 1764, pagg. 32-456; IV, id., pagg. 32-382; V, 1765, pagg. 32-360; VI, 1766, pagg. 24-333; VII, 1767, pagg. 28-395. A questi si aggiunse, postumo, un ottavo volume: Della utilità morale, economica e politica delle accademie di agricoltura, arti e commercio, opera postuma, preceduta dall'Elogio della Società di agricoltura pratica di Udine al signor Antonio Zanon , Udine, 1771, pagg. 16-334. Alcune lettere, il trattato sulle accademie e un'Apologia sulla mercatura sono riprodotte in Custodi, P. M., vol. XVIII e XIX. L'avvocato Domenico Vassallo Capriata di Sandigliano autore di una Teoria della moneta (Torino, 1769) e di unPensiere per resistere ai funesti effetti dell'abbondanza e della carestia (Cagliari, 1774, pagg. 52) con la Continuazione del pensiere ecc. (ivi, 1775, pagg. 24) compare una prima volta al n. 4.749 come: [Capinata di Sandigliano, V. D.], una seconda al n. 5.927 come: Capriata, V. D., ed una terza al n. 6.226 come: Capriata D. L'errore del farli comparire tre persone diverse e sono una sola, è corretto dall'unico riferimento dell'indice, il quale però non dice quale sia il vero nome.

Al n. 5.921 (Essai sur l'amelioration de l'agricolture dans les pays montueux et en particulier dans la Savoye del marchese Costa) manca il numero delle pagine che è di 288 e le planches sono quattro e non due. I numeri 4.910 e 5.201 sono la stessa cosa, sebbene l'uno sia anonimo e tradotto in francese (1770) e l'altro sia attribuito giustamente a Giambattista Vasco (1771). Ma né l'uno né l'altro sono la prima edizione, la quale uscì anonima nel 1769: La felicità pubblica considerata nei coltivatori di terre proprie, Brescia, 1769, in sedicesimo, pagg. 120. Poteva ricordarsi anche che lo scritto fu ripubblicato nel 1804 nel vol. XXXIV P. M. del Custodi. Morellet aveva fornito un utile spunto alle indicazioni contenute nei nn. 2.920 e 2.921. Ma le notazioni (Considerazioni sul commercio dello stato di Milano, 1763, ms. quarto e Bilancio generale del commercio dello stato di Milano [? 1763] quarto) avrebbero dovuto essere queste:

[VERRI PIETRO], Considerazioni sul commercio dello stato di Milano, 1763, Ms. quarto. Pubblicato con aggiunte, in Custodi, P. M., tomo diciassettesimo, col titolo Memorie storiche sull'economia pubblicata dello stato di Milano, pagg. 5-189.

VERRI PIETRO, Bilancio del commercio dello stato di Milano per il 1752 [Milano, 2 marzo 1764], in quarto, pagg. 25 s. n. Ripubblicato nel vol. I della Collezione di scritti inediti e rari di economisti diretta da Luigi Einaudi, pagg. 37-64.

BARETTI GIUSEPPE, Bilancio del commercio dello stato di Milano. In La frusta letteraria, n. XXI, Roveredo, primo agosto 1764 (ed in tutte le edizioni di questa, ed ancora nel vol. I predetto, pagg. 20-22).

[CARPANI, marchese], Bilancio dello stato di Milano. Col quale a priori si fa la dimostrazione del suo attivo commercio con tre prospetti dell'annuo raccolto dei suoi generi . [Milano, 1764], front.; 8 ff, s. n., pagg. 66.

[MUTONI, senatore], senza titolo, Cosmopoli [Milano?], 19 marzo 1764, in quarto, pagg. 16.

VERRI PIETRO e MERAVIGLIA MANTEGAZZA ANGELO MA., Bilancio generale del commercio dello stato di Milano per il 1762, Milano, 1765. Ms. in Biblioteca braidense di Milano, pagg. 115 e 7 tavole. Pubblicato in piccola parte col titolo Estratto di alcuni capitoli preliminari al bilancio generale del commercio dello stato di Milano per l'anno 1762 nel Custodi, P. M., tomo XVIII, pagg. 349-68, e per intiero nel vol. I della Collezione predetta, diretta da L. E., pagg. 65-116 e 7 tavole.

Perché il n. 3.258 attribuisce un'Histoire de la dime et du negoce des anciens Florentins ecc. al 1764 ed al Pagnini semplicemente, la stessa che è poi descritta più esattamente al 3.535 sotto la data del 1765-66? Qui sarebbe stato desiderabile notare che G. F. Pagnini del Ventura è l'A. dei due primi volumi e il curatore (editore) degli altri due; che l'A. del terzo è Francesco Balducci Pegolotti (Filippo di Nicolajo Frescobaldi appare essere l'amanuense e non lo scrittore) e che Giovanni di Antonio da Uzzano è l'autore del IV (non del II) volume. Dei quattro volumi il Custodi riprodusse (P. M., tomo secondo) solo una minima parte e cioè i primi tre capitoli della sezione quinta della parte seconda. Gli errori di trascrizione dei nomi e dei titoli in lingua italiana sono parecchi. Ad es., l'autore della Risposta al progetto del sig. Berti sulla fabbrica delle nuove monete (Milano) 1764, in quarto, è ANNONI e non ARMORRI, Giuseppe, come apparrebbe al n. 2.375.

Una lettera intorno al giuoco del lotto, 1756, 6 fogli in ottavo, è attribuita, sulla traccia del Cossa, nel n. 1.314 ad un «Varesio Agiato, prof. F. S. V.». Ma il Cossa aveva scritto prof. Francesco Saverio Vais, somasco, che nell'accademia di Rovereto era detto «Varesio Agiato». Alla lettera dell'abate Denina sopra «il dovere... di predicare... l'osservanza delle leggi... riguardo agli imposti» non sarebbe stato bene far riferimento nell'indice sotto il nome del Denina piuttostoché sotto quello dello pseudonimo Caro N. Daniele?

Il Morellet fornisce (al n. 3.021) l'indicazione di un Discorso di Senofonte [non: Serrofonte] sulla rendita d'Athene con note del Savini (Firenze, 1763, in ottavo). Ma il Morellet dice: Salvini. A sua volta il Journal oeconomique aveva dato l'indicazione (al n. 3.261) di un'altra traduzione delle Economiche di Senofonte dell'abate Giuseppe Fabiani, «avec des notes par l'auteur et les notes de l'abbé de St. Réal», 1764. Il Journal avrebbe fatto bene a mettere il «les» al posto del «des»; ché le note del St. Réal sono appena 8; e queste incastrate in parte nelle altre, che in tutte sono 30.

Il Ragionamento intorno alla navigazione ed al commercio di Vincenzo Ricci (Padova, 1755, in quarto) ha 172 pagine; ed i tre opuscoli sui mezzi di diminuire i mendichi dell'Amidei (5.315), dell'Andreucci (5.316) e del Dei (5.317), tutti tre premiati dall'Accademia dei georgofili al concorso del 1.771, sono rispettivamente di pagine quinto-35, sesto-66, e 40. Al n. 938 è ricordata la traduzione italiana dello Scottoni del libro di Gantillon. (Venezia, 1767, in 8°). Ma il formato è in 12°, e le pagine sono 298. La grande raccolta monetaria dell'Argelati è riferita sommariamente al n. 6.635 sotto: «ARGELATUS PHILIPPUS, De Monetis Italiae Variorum Illustrium Virorum Dissertationes, Mediolano, 1750-59, 4 vols, in quarto». In verità i volumi sono 6: primo, 1750-8 cc. s. n. - dodicesimo-3O4 pagg. - 45 carte contenenti 90 tavole; secondo, 1750, 2 cc. s. n. - 417 pagg. - 4 carte con 6 tavole; terzo, 1750, 3 cc. s. n. - 147 pagg. - 8 carte con 16 tavole - Appendix con 2 cc. s. n. - 137 pagg. - 46 pagg.; quarto, 1752, 4 cc. s. n. - 344 pagg. - 8 tavole. Col quinto volume all'Argelati si sostituisce il can. Carlo Casanova: antiporta, 8 cc. s. n. - 37 carte numerate - 37 a 180 pagine - 62 cc. s. n., con 15 fogli grandi inclusi; sesto, 1759,3 cc. s. n. .274 pag. - 9 cc. s. n. Una descrizione compiuta del contenuto della raccolta dell'Argelati non si può qui inserire, per il troppo grande spazio che essa richiederebbe. Parecchie aggiunte se ne potrebbero cavare alla bibliografia londinese; come altre potrebbero trarsi dalle bibliografie del Bianchi e del Negri sul Verri e dai libri del Graziani, del Gobbi, del Fornari, del Supino, del Cusumano, dell'Errera, dell'Alberti cc. sulla storia del pensiero economico del venticinquennio che ci interessa. Ma resisto alla tentazione di aggiungere notazioni mie e d'altri e finisco invece esprimendo un augurio, che è nel tempo stesso critica ed auto-critica.


7. - I repertori bibliografici come questo dell'Higgs sono monumenti mai compiuti: ma a renderli possibili, importa la collaborazione degli studiosi d'ogni paese.

Fu richiesto e, richiesto, fu fornito l'aiuto degli studiosi italiani? A percorrere le pagine dell'Higgs ci si avvede che sinché venne in suo soccorso il Cossa, l'opera riuscì bastantemente compiuta e corretta. Ma i Saggi del Cossa relativi all'Italia elencano solo i trattati e compendi, le opere sulla moneta e sul credito, sulla storia della teoria economica, sulla beneficenza, sulla scienza delle finanze, sulle teorie annonarie. Dove il Cossa tace, perché dovrebbe recar notizie l'Higgs? Purtroppo, il Cossa non visse abbastanza a lungo, né ebbe continuatori i quali emulassero per le scienze economiche quel che per le scienze matematiche fino all'inizio dell'800 fece il Riccardi, o per la computisteria e la ragioneria la Ragioneria generale dello Stato, ossia, credo, il Cerboni. Sinché le cose stanno così, dobbiamo prevedere che nei repertori forestieri non sarà dato alla bibliografia economica italiana posto abbastanza degno. Né ci si immagini che il mestiere del bibliografo sia facile. La maggior parte delle cosidette bibliografie appiccicate a questo o quel libro di economica sono prive di qualsiasi valore perché mancanti di indicazione di data o di luogo di stampa, o di formato, o di editore o tipografo, o di numero di pagine o, se questo è dato, è incompiuto per difetto di distinzione fra le varie paginature in che un libro spesso si divide. Quando manca qualcuna delle notazioni ora indicate, salvo quelle dell'editore e tipografo, che si possono convenzionalmente, sebbene senza vantaggio, omettere, si deve concludere che il bibliografo non ha visto il volume da lui descritto. La sua opera, in tal caso, pur pregevole, è di minor valore: titoli non esatti, date sbagliate. Gli autori medesimi, se citano se stessi a memoria, quasi sempre sbagliano. Un bibliografo che si rispetti, fa capire in qualche modo convenzionale quali tra i libri elencati siano stati da lui visti e quali invece ricavati da altra fonte. Ottimo è il sistema dell'Higgs di far seguire al titolo di certi libri l'indicazione di (Mor.), (J. Oe.), (So) ecc. per indicare che quei numeri non sono di prima mano, ma derivano dal Morellet, dal Journal Oeconomique, dal Soetbeer ecc. Ma un controllo diretto di tutti i numeri ottenuti di seconda mano non avrebbe guastato.

Perché la predica innestata sul mea culpa? Ecco. La storia delle dottrine economiche è insegnamento di recente istituzione in Italia, e dai suoi inizi dipende sapere se andrà a finire bene o male. Sinora, tutto o pressoché tutto quel che di buono si è fatto in questo campo, fu fatto dal Cossa e dai suoi allievi. A lui ed agli allievi si possono muovere critiche: un po' troppo espositori, un po' troppo poco ricostruttori critici. Ma né a lui né ai suoi allievi si può rimproverare di non aver capito che il porro unum et necessarium di un buon storico è prendere il proprio mestiere sul serio. Quando costoro studiavano un argomento, prima leggevano i libri che ne avevano trattato; e ricorrevano alle fonti prime, originali, non ai rifacimenti, alle riduzioni, alle traduzioni, ai riassunti altrui. Si può scrivere storia insipida o sbagliata, anche quando si ricorre alle fonti. Ma quando, per discutere di Smith e di Ricardo, non si legge né l'uno né l'altro, e, se per caso se ne sfiora qualche pagina, non ci si cura di rimetterla nel quadro del pensiero dell'autore, o, per discorrere di dottrina economica liberale, se ne definisce il contenuto sulla base di ricostruzioni altrui moderne, si fa sicuramente storia falsa. Tra le due specie di storia, tra quella insipida e quella falsa, preferisco la prima. Possiamo cavarne lo spunto per indagini interessanti, laddove dalla storia falsa non si traggono se non spropositi.



[1] Ed in verità nel libro del Palladio, ricco di disegni e progetti di fabbriche stupende, pubbliche e private, non si leggono osservazioni economiche. Ma forse l'inclusione di quel numero nella bibliografia dell'Higgs fu dovuta alla circostanza che il Palladio dà, per ogni genere di fabbrica, gran peso alla ottima scelta della località e dei materiali da costruzione, alla buona distribuzione dei locali a seconda dei fini a cui essi debbono servire; sempre però in ubbidienza agli insegnamenti della tecnica edilizia (nota del 1952).

 

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