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La Stampa

36 milioni di italiani

208 mila italiani di più all’anno nel regno – Da 26 a 38 milioni, ossia 10 milioni di più in 40 anni – Fra un decennio supereremo in numero i francesi – L’aumento relativo nelle varie regioni italiane

«La Stampa», 21 maggio 1901

 

 

 

Le notizie sommarie ora pubblicate intorno ai risultati del censimento in Italia sono degne di attento esame, perché si danno un indice prezioso per valutare i progressi compiuti dal nostro Paese dal giorno in cui si ridusse ad unità.

 

 

Se aumentò la superficie del regno, crebbe con progressione ancora più veloce la popolazione che su di essa vive. Il territorio che, alla proclamazione del regno d’Italia (17 marzo 1861) misurava 248,751 chilometri quadrati, s’accrebbe infatti, per le annessioni del Veneto e dei Distretti mantovani, di 25,816, e per l’annessione della provincia di Roma, di altri 12,081; cosicché il territorio attuale misura 286,648 chilometri quadrati. Ma la popolazione crebbe ancor più rapidamente. Essa che, secondo il primo censimento fatto al 31 dicembre 1861, non compresi né il Veneto né la provincia di Roma, era di 21,777,334 abitanti, ed era di 25 milioni in tutto comprese Venezia e Roma, fu trovata col censimento del 31 dicembre 1871 di 26,801,154 (compresi il Veneto ed il Lazio), e col censimento del 31 dicembre 1881 di 28,459,628.

 

 

Oggi siamo cresciuti, secondo il censimento del 9 febbraio 1901, a 32,449,754, con un aumento assoluto di 3,990,126 e relativo del 7,3 per cento rispetto al 1881. L’aumento rispetto al 1871 fu di 5,648,000 in cifre assolute e del 12 per cento in cifre relative; e rispetto al 1851 di 7 milioni e mezzo in cifra assoluta e del 13 per cento in cifra relativa. Se si fa il conto dell’aumento della popolazione per chilometro quadrato, si vede che, mentre nel 1861 in tutta l’Italia eravamo 87,21 per chilometro quadrato, nel 1871 eravamo 93,50, nel 1881 la densità era giunta a 99,28 e nel 1901 a 113,42. È una delle densità medie più elevate che si abbiano in Europa.

 

 

È notevole che l’aumento avvenuto dal 1881 al 1901 fu superiore a quello che si verificò dal 1861 al 1881. Mentre infatti nel primo periodo (1861- 81) la popolazione si accresceva di ogni anno di 173 mila individui, nel secondo periodo (1881-1901) l’accrescimento fu di 208 mila persone all’anno. Né la differenza si può spiegare soltanto col fatto che nel 1881 la popolazione era già maggiore che nel 1861 e doveva perciò essere più elevata la sua potenza d’incremento. Infatti tale sovrappiù fu assorbito – e di gran lunga assorbito – dalla emigrazione sviluppatasi sovratutto nell’ultimo ventennio, mentre prima si teneva entro limiti molto più ristretti.

 

 

Se noi aggiungiamo alla popolazione interna dell’Italia nel 1861 in 25 milioni (compresi il Veneto ed il Lazio) la popolazione italiana residente all’estero, con larghezza di calcoli estimata al più ad un milione, noi giungiamo ad un totale di 26 milioni di italiani viventi nel mondo nel 1861. Oggi siamo 32 milioni e mezzo nell’interno; e tre milioni e mezzo almeno all’estero, stabiliti in grosse masse nell’Argentina, nel Brasile, negli Stati Uniti, in Francia, Svizzera, Germania, ecc.; in tutto 36 milioni di italiani.

 

 

In quaranta anni il numero degli italiani si è accresciuto di ben dieci milioni. Risultato glorioso, che nessuno dei popoli latini ha ottenuto e che può gareggiare con gli incrementi delle razze slave, germaniche ed anglo- sassoni.

 

 

Se continueremo così, fra un altro decennio saremo superiori in numero ai francesi, che da lungo tempo non sanno oltrepassare le colonne d’Ercole dei 38 milioni.

 

 

Le varie regioni d’Italia hanno partecipato molto disegualmente all’incremento di 4 milioni verificatosi nell’interno dal 1881 al 1901. Classificando le regioni secondo l’importanza relativa del loro aumento e ponendo come 100 la popolazione nel 1881 si ha che nelle varie regioni la popolazione era cresciuta il 9 febbraio 1901 a:

 

 

Una sola regione ha positivamente diminuito: la Basilicata; ma nelle altre l’aumento è stato disegualissimo; e non si spiega col solo fattore della ricchezza.

 

 

La posizione di capo di linea tenuta dal Lazio si spiega coll’accentramento derivante dalla capitale; è singolare vedere la Lombardia e la Liguria superate rispettivamente dalla Sicilia e dal Lazio; ed è ancor più singolare vedere il Piemonte quasi in coda. Sono fattori complessi che qui entrano in giuoco, e sarà possibile rendersene conto solo quando saranno conosciuti i risultati più approssimativi del censimento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lazio

da 100

a 133

Puglie

da 100

a 122

Liguria

da 100

a 121

Sicilia

da 100

a 120

Lombardia

da 100

a 116

Toscana

da 100

a 115

Sardegna

da 100

a 115

Marche

da 100

a 113

Umbria

da 100

a 112

Emilia

da 100

a 112

Veneto

da 100

a 111

Abruzzi e Molise

da 100

a 109

Calabria

da 100

a 109

Piemonte

da 100

a 108

Campania

da 100

a 108

Basilicata

da 100

a 93

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