Adamo Smith ed il mercantilismo

Tratto da:

Rivista di storia economica

Data di pubblicazione: 01/09/1940

Adamo Smith ed il mercantilismo

«Rivista di storia economica», V, n. 3, settembre 1940, pp. 145-46.

 

 

 

Nell’inverno del 1937-38, quando appena aveva compiuto vent’anni, Aldo Mautino leggeva, ad occasione delle esercitazioni da me tenute nel Laboratorio di economia politica della università di Torino, le pagine che seguono. È parso agli amici, quando le ritrovarono nelle sue carte, che il pensiero in esse raccolto, se pure poteva esigere, come l’autore pensava, una più approfondita elaborazione critica, meritasse di essere comunicato al pubblico studioso.

 

 

Contro le accuse di indifferenza alle esigenze di potenza e di grandezza dello stato mosse dai rivendicatori del mercantilismo ad Adamo Smith, Mautino, con linguaggio nel tempo stesso sobrio e caldo, oppone: no, Adamo Smith non ignora lo stato, anzi lo vuole potente e forte. Ma il suo non è lo stato dei mercantilisti, oramai volto alla decadenza; sibbene un altro stato, il quale derivi a sua grandezza dalla forza, dalla coscienza, dalla vigorosa educata viva personalità degli uomini che lo compongono. È, in fondo, la tesi svolta da Nicholson in “A Project of Empire. A critical Study of the Economics of Imperialism, with special reference to the Ideas of Adam Smith”, che però Mautino allora non conosceva. Ma laddove Nicholson mette sovratutto in luce l’importanza del pensiero smithiano nella formazione delle correnti ideali creatrici della nuova comunità britannica delle nazioni e si compiace, giustamente, di correggere le contraffazioni degli storicisti intenti ad attribuire allo Smith una immaginata grottesca identificazione fra l’astratto homo oeconomicus ed il concreto uomo reale, proprio a quello Smith al quale si deve la sentenza lapidaria “Defence is of much more importance than opulence”. (La difesa è molto più importante dell’opulenza, in “Wealth of Nations”, IV-11), Mautino va alla radice del contrasto. Due ideali di vita si contrapponevano allora. I mercantilisti e lo Smith miravano amendue allo stesso fine: la grandezza dello stato. Ma i primi reputavano di toccare la meta movendo dall’alto, con la coazione delle leggi, con l’autorità dei governanti; lo Smith replicava: lo stato non è una creazione avulsa dagli uomini che lo compongono. Esso è gli uomini stessi; e solo uomini consapevoli, istruiti, laboriosi, orgogliosi della propria autonomia spirituale ed economica, compongono lo stato grande. Nelle brevi pagine del suo saggio giovanile, Mautino aveva posto nitidamente il vero problema storico dei rapporti fra pensiero mercantilistico e pensiero smithiano.

 

 

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