Alla vigilia della riapertura della Camera Il contegno dell’opposizione – L’estrema sinistra – Sue speranze – L’organo dei socialisti – Discussioni fra ministri – Si cominciano a vedere le conseguenze di qualche errore

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 06/03/1901

Alla vigilia della riapertura della Camera

Il contegno dell’opposizione – L’estrema sinistra – Sue speranze – L’organo dei socialisti – Discussioni fra ministri – Si cominciano a vedere le conseguenze di qualche errore

«La Stampa», 6 marzo 1901

 

 

 

Appena due giorni ci separano dall’apertura della Camera; i deputati arrivati a Roma sono assai numerosi, circa duecento. Altri molti sono attesi nella giornata di domani e nella mattinata di giovedì; il che prova come la ripresa dei lavori parlamentari si effettui fra una aspettativa più viva dell’ordinario.

 

 

Interessa sopratutto i nostri parlamentari sapere quale atteggiamento prenderà l’Opposizione costituzionale, che fa capo all’on. Sonnino, di fronte al Ministero.

 

 

Si è affermato, nei primi giorni dopo la costituzione del Ministero, che l’Opposizione non aspettava che la riapertura della Camera per dare battaglia al Governo; e siccome gli umori di una notevolissima parte dei deputati non erano troppo benigni verso il nuovo Ministero, se ne deduceva che la battaglia avrebbe avuto luogo con probabilità di vittoria.

 

 

E così forse sarebbe accaduto se il Ministero si fosse presentato alla Camera quarantott’ore dopo la sua formazione; sono bastati pochi giorni, senza che siano mutati né gli uomini né il programma, a rendere più miti gli animi e più inclini ad aspettazione. Anche questa è una caratteristica del regime a base puramente parlamentare: il tempo può essere, in date circostanze, l’alleato più formidabile di un Ministero o dei suoi oppositori.

 

 

È giustizia riconoscere però che l’on. Sonnino non ha mai condiviso gli ardori bellicosi di qualche suo amico, che lo spingeva a non concedere tregua al Ministero. Per quanto parecchie considerazioni si possano fare sulla composizione del Ministero, l’onorevole Sonnino è troppo galantuomo per non riconoscere che nello sfacelo completo dei partiti parlamentari non è possibile nessun Ministero di colore; conviene perciò attendere gli uomini alla stregua dei fatti, e sul loro programma più che sulle loro persone combattere. Il programma dell’Opposizione è molto semplice: rispetto assoluto alla solidità del bilancio. Se -salvo questo principio – il Ministero potrà e saprà fare qualche sgravio, sia il benvenuto: l’Opposizione disarma e lo appoggia; ma se il Ministero non trova i mezzi matematici per salvare la solidità del bilancio, allora l’Opposizione darà battaglia.

 

 

Come vi ho più volte telegrafato, pare che la maggioranza dei ministri sia decisa a mantenere intatto il pareggio del bilancio, ma fra tutte le notizie pubblicate in questi giorni sul programma finanziario del Ministero non si è ancora visto ben chiaro sui mezzi escogitati per far fronte agli sgravi già decisi.

 

 

Onde sarà bene che tutti quanti amano una finanza assolutamente severa, la quale poi è l’unica che possa garantire a prossima scadenza la redenzione economica dell’Italia, esaminino con oggettività e con serenità i disegni di legge che il Ministero presenterà nella stessa seduta di giovedì.

 

 

È da augurarsi che siano passati per sempre i tempi in cui si faceva l’opposizione per l’opposizione; anche la politica ha dovuto subire il metodo sperimentale che si è imposto trionfalmente nel secolo scorso nelle scienze e nelle stesse lettere. Il governo di un popolo è un’arte sommamente difficile, e non bisogna renderlo impossibile adottando in politica metodi che l’esperienza ha dichiarato assurdi in tutti gli altri rami dello scibile umano.

 

 

Questi concetti prevalgono oggi a Montecitorio; e l’on. Sonnino non nasconde a chi lo avvicina che nelle questioni finanziarie egli ed i suoi amici attendono con serenità gli uomini del Governo alla prova, senza prevenzioni e senza premure.

 

 

Nella questione politica l’Opposizione è più diffidente e meno benevola, non perché non affidino gli uomini che sono al Governo, ma perché non affida la situazione parlamentare che la composizione del Ministero ha creato.

 

 

L’Estrema Sinistra ostenta le sue simpatie per il Gabinetto, e non solo nella questione finanziaria; i suoi giornali stampano troppo chiaramente dichiarazioni che non sono fatte per rendere tranquilli gli animi dei costituzionali.

 

 

La Critica Sociale in termini elevati, e l’Avanti! in termini popolari, gridano anche a chi non li vuole sentire che se l’Estrema Sinistra appoggia il Ministero si è perché ha tutte le convenienze a farlo. L’attuale Governo ha per compito, secondo l’Estrema Sinistra, di darle mezzo di organizzare il suo partito, di portarlo alla vittoria.

 

 

L’Avanti! poi usa di quando in quando un linguaggio da ufficioso. Nessuno naturalmente crede che il Governo autorizzi questo linguaggio, e tanto meno approvi e condivida le aspirazioni dell’Estrema Sinistra. Anche gli avversari di buona fede ammettono che il Ministero fa lo gnorri solo per guadagnar tempo, e col tempo i voti dell’Estrema Sinistra, che gli possono tornare molto utili.

 

 

Ma – malgrado ciò – non da tutti si seguono con occhio benevolo questi stretti rapporti fra Estrema e Ministero, e si teme che la condizione delle cose, più che la cattiva volontà degli uomini, possa portare a tristi conseguenze, come già sotto il Ministero Rudinì- Zanardelli nel 1898. Onde fra i veri costituzionali ha prodotto ottima impressione lo scambio di visite fra gli onorevoli Zanardelli e Sonnino; non che da queste visite se ne vogliano dedurre conseguenze politiche, ma perché si spera che in una pura cortesia possa nascondersi il germe di avvenimenti futuri.

 

 

Un Ministero costituzionale alla Camera non sarà forte che il giorno in cui saranno uniti gli onorevoli Giolitti e Sonnino, i due soli parlamentari che abbiano volontà, energia e temperamento politico. Finché questi due uomini saranno disuniti avremo sempre Ministeri fatti a Destra e a Sinistra, con elementi scelti non sempre fra i migliori della Camera e fra i più competenti. Lo stesso on. Sonnino se dovesse fare un Ministero dovrebbe ricorrere agli eterni Lacava e Fortis, con quanta soddisfazione del Paese è facile immaginare.

 

 

Purtroppo ora la situazione non è tale da affidare in un prossimo connubio Giolitti-Sonnino; la forza delle cose sarà un giorno più forte delle volontà parlamentari, e qualche cosa in questo senso si farà certamente. Il Ministero si presenterà alla Camera con un programma finanziario accettato da tutti i ministri; ma questa unanimità non vuole dire che la fusione sia armonica.

 

 

Durante la discussione del programma finanziario ha fatto capolino la conseguenza di qualche errore commesso nella formazione del Ministero, e che io vi segnali fin d’allora. L’On. Giolitti ha esposto nel passato un programma finanziario che non è certamente quello dell’on. Di Broglio, e l’on. Wollemborg ha tendenze che non sono né quelle di Di Broglio né quelle dell’on. Giolitti. Basti dire che l’on. Di Broglio non accetta il concetto della progressività nel sistema tributario, e non ci volle poco per convincerlo ad applicarlo alla tassa di successione. Sarebbe esagerato parlare di dissensi là dove non vi furono che discussioni; ma non bisogna trascurare certi sintomi se non si vuole poi che gli avvenimenti colgano all’impensata Paese e lettori!

 

 

È opinione generale che il Ministero potrà vincere le prime prove ed altre non meno dure che avvenimenti non lontani gli creeranno; ma è pure opinione generale che per via il Ministero dovrà lasciare qualche collega. Con calma bisognerà correggere gli errori che si sono fatti nella fretta.

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