Ammonimenti
Tipologia : Paragrafi/Articoli
Data pubblicazione : 30/10/1920

Ammonimenti

«Corriere della Sera», 30 ottobre 1920

 

 

 

La commissione interna della Fiat ha posto il sequestro su certi disegni ed appunti e dati che l’ing. Fornaca direttore generale dimissionario aveva dato ordine gli fossero inviati a casa. Essa afferma che col sequestro ha voluto salvaguardare una proprietà preziosa di studi spettante alla società ed alle maestranze di operai, di tecnici e di impiegati che da un ventennio hanno prestato la loro opera nello stabilimento. Noi non vogliamo, ché sarebbe superfluo, approfondire la questione se si tratti davvero di un fermo di materiali preziosi o di una sopraffazione contro il legittimo desiderio di chi ha diretto lavoro e concepito nuove macchine di serbare un ricordo dell’opera propria. Il punto importante è di mettere in luce la concezione infantile che i dirigenti delle organizzazioni si fanno di ciò che costituisce la vera forza, il vero segreto del successo di una impresa industriale. Ci fu un momento, in cui essi avevano immaginato che bastasse impadronirsi delle macchine e degli opifici per avere conquistata la impresa. E si accorsero di avere stretto in mano un pugno di mosche. Adesso si illudono che dei pezzi di carta, dei disegni, dei calcoli siano un segreto prezioso. In realtà, ha detto bene l’ing. Fornaca, essi si sono già lasciati sfuggire il vero spirito animatore, il vero segreto del successo: ed è l’organizzazione, è l’affiatamento, è la collaborazione fra capitale, lavoro direttivo, lavoro esecutivo, genio organizzatore, clientela. Questo segreto non è un qualche cosa di materiale; non si concreta in nulla ed è tutto. Se questo elemento imponderabile, che vuol dire sicurezza dell’avvenire, certezza di godere i frutti del risparmio, fiducia tra dirigenti e diretti, viene a mancare, manca tutto. Gli operai possono impadronirsi delle fabbriche e sequestrare quanti disegni vogliono. Ad essi mancherà l’afflusso del nuovo risparmio, mancherà la collaborazione degli imprenditori. Godranno tutto il cosidetto frutto del loro lavoro; ma il tutto sarà assai più scarso e saltuario della parte che essi ricevevano quando non disconoscevano la funzione ed il merito dell’odiato capitalista.

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