Ammonimenti

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 31/10/1920

Ammonimenti

«Corriere della Sera», 31 ottobre 1920

 

 

 

Il nome di borghesi  appiccicato ad una classe della popolazione poteva essere giustificato prima della rivoluzione francese, quando vi erano diverse classi, legalmente definite e separate; ed i cittadini avevano ritenuto necessario di distinguersi dalle altre classi per acquistare anch’essi diritti e privilegi. Oggi, invece, la borghesia è una classe oscillante, sempre mutevole, la quale si arricchisce continuamente per nuovi acquisti dal basso e diminuisce per perdite dall’alto. In gran parte, quelli che oggi sono detti borghesi, nel 1914 erano operai o contadini; e molti che nel 1914 erano benestanti, ora hanno redditi minori degli operai. Ognuno che abbia ingegno, perseveranza, voglia di lavorare e di risparmiare, sovra tutto quest’ultima, può entrare ed entra di fatto nella cosidetta borghesia; mentre ne escono i fannulloni, gli scialacquatori, gli incapaci.

 

 

La borghesia non è una classe; è l’elite della società in un dato momento. Il benessere sociale non può crescere se questa elite non aumenta di numero, non si affina, non diventa più ampia e più istruita. I tecnici degli stabilimenti industriali, i capi-reparto, gli operai scelti, gli organizzatori non sono altro che una nuova borghesia la quale si va formando. Sotto certi rispetti, quando si sia ingentilita un po’, essa può diventare migliore di certi vecchi strati della borghesia, di certi bottegai o burocratici. I socialisti dicono di essere proletari che combattono i borghesi. Invece sono i nuovi borghesi a reddito crescente i quali prendono il posto dei vecchi borghesi a reddito calante.

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