Ammonimenti

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 20/07/1919

Ammonimenti

«Corriere della Sera», 20 luglio 1919

 

 

 

Bisogna si dice  – che il Governo venda a sotto – costo per ridurre il costo della vita. Finché si parla di vendere al costo, si dice una cosa ragionevole, perché si dice di vendere ad un prezzo che rimuneri le fatiche di chi ha prodotto, di chi ha trasportato, immagazzinato, trasformato, conservato, ecc. ecc. Ma cosa vuol dire vendere sotto – costo? Il Governo non ha mica un pozzo di San Patrizio, da cui cavare miracolosamente i mezzi onde colmare le perdite subite nel vendere a sotto – costo. Sappiamo che il Governo italiano perde 200 milioni di lire al mese, 2.400 all’anno per far vendere il pane e le paste alimentari al disotto del costo. Di dove li piglia? Facendo debiti o mettendo imposte. Ed anche i debiti d’oggi vogliono dire maggiori imposte di domani. In un paese a mediocrissime fortune come l’Italia dove la ricchezza posseduta dai ricchi, da coloro che hanno più di un milione, non basterebbe forse, anche se tutta confiscata, alle spese che lo Stato sopporta oggi in un solo anno – e, dopo confiscata, non si potrebbe di nuovo colpirla – le imposte per forza cadono su tutti. Quindi tutti paghiamo la perdita subita dallo Stato nel vendere il pane a sotto – costo. Ed è perciò una illusione credere che si possa avere qualcosa al di sotto del costo. Tutto ciò che si può ottenere è di pagare la differenza in un’altra maniera. Il che è infantile, e può essere dannoso, se, come è certo, le imposte sono più fastidiose a pagarsi della parte di costo che si è creduta di risparmiare.

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