Ammonimenti
Tipologia : Paragrafi/Articoli
Data pubblicazione : 22/10/1920

Ammonimenti

«Corriere della Sera», 22 ottobre 1920

 

 

 

Il commissario agli approvvigionamenti  si lamenta che il consumo delle carni, dei latticini, degli olii e dei grassi sia troppo alto, e nel tempo stesso vuole prendere provvedimenti allo scopo di impedire che gli speculatori ne facciano rialzare troppo il prezzo.

 

 

La condotta del Governo non è forse incoerente al massimo grado? In primo luogo col tenere il prezzo del pane e di altre cose necessarie, come ad esempio la casa, molto al disotto del prezzo naturale, il Governo fa sì che molte persone si trovino in mano dei denari esuberanti. Purtroppo non tutti possono dire la stessa cosa; e ci sono molti i quali soffrono atrocemente. Ma vi sono moltissimi i quali prima guadagnavano 5 lire e dovevano spendere 2 per il pane e il fitto. Adesso guadagnano 20 e devono ancora spendere 2 o al più 3 lire per il pane e il fitto. Laddove prima avanzavano 3 lire, adesso ne avanzano 17 per tutti gli altri consumi. Siccome a costoro dai loro capi si predica di non risparmiare, essi spendono tutte le 17 lire e fanno salire i prezzi.

 

 

Quando i prezzi sono saliti, ecco che il Governo vien fuori e si mette a piangere, invocando la parsimonia nei consumi e gridando contro gli speculatori. Tutto ciò sarebbe ridicolo se non fosse tragico. Lasciate che ogni merce prenda il suo livello naturale. Non vi saranno merci troppo care ed altre troppo a buon mercato. Si pagherà un po’ più il pane e un po’ meno la carne e il vino. Ma tener bassa una merce e non voler che le altre aumentino in proporzione di più del naturale, è un assurdo. Che cosa ne fanno i consumatori del reddito, che risparmiano comprando il pane a sotto-costo, fuorché comprare altre merci in quantità eccessive?

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