Antonio De Viti De Marco, La funzione della Banca. Introduzione allo studio dei problemi monetari e bancari contemporanei

Tratto da:

La Cultura

Data di pubblicazione: 01/11/1934

Antonio De Viti De Marco, La funzione della Banca. Introduzione allo studio dei problemi monetari e bancari contemporanei

«La Cultura», novembre 1934, p. 138

 

 

 

Con questo titolo (Torino, G. Einaudi, 1934, pp. 111, L. 12) il prof. Antonio De Viti De Marco ha scritto un libretto, il quale reca come sottotitolo Introduzione allo studio dei problemi monetari e bancari contemporanei. Può darsi che qualche frettoloso, sfogliando le nitide pagine dell’insigne economista dell’ateneo romano e vedendo ricordati il Banco di Rialto di Venezia, di S. Ambrogio di Milano, di S. Giorgio di Genova, e vecchi discorsi del veneziano Contarini e dei suoi contradditori, pensi: a che giova riesumare antiche istituzioni ed usanze e polemiche più recenti, ma pur vecchie di almeno un secolo, se si vogliono comprendere i nuovi grandiosi problemi monetari e bancari contemporanei? Ben altro occorre che antiquate riesumazioni contenute in una vecchia monografia seppellita da più di un terzo di secolo nei venerabili atti della accademia lincea! In confronto ai dotti, bene informati, aggiornati testi contemporanei, i vecchi libri non hanno sapore e non insegnano nulla.

 

 

Ecco. A me, quando voglio chiarirmi le idee intorno a qualche misterioso complicato problema monetario contemporaneo non passa neppure per l’anticamera del cervello di tirar giù dallo scaffale il libro modernissimo. Questo verrà poi, se occorrerà e se sono davvero sicuro che esso aggiunge qualcosa alla dottrina antica. Novantanove volte su cento, sono sicuro del contrario. In tutti i tempi, moneta e banche sono state il campo prediletto di esercitazioni dei visionari, dei progettisti, dei confusionari, delle teste complicate. Far la scelta tra i libri moderni importa fatica grandissima con risultato per lo più di disillusione. Bisogna lasciare agire il setaccio del tempo. A distanza di un paio d’anni il setaccio incomincia ad agire. Più si va indietro, più il setaccio è fino. C’è qualche buon motivo di ricordare La moneta di Galiani e dimenticare le centinaia di libri e di opuscoli che in quel turno di tempo si pubblicarono sullo stesso argomento. Ricordiamo i nomi di Ricardo, Tooke, Fullarton, Pennington; ristudiamo Ferrara; rileggiamo in Loria la storia delle dottrine monetarie; riprendiamo questa vecchia monografia che il De Viti ha dopo trent’anni riveduta ed accresciuta; e ci accorgiamo che i problemi d’oggi sono quelli di ieri; e che è impossibile capire quei problemi e giudicare le soluzioni che oggi se ne danno, senza essersi abbeverati alla viva sorgente della sapienza classica. Si lega quel che il De Viti scrive intorno alla teoria secondo la quale la banca crea depositi e quindi crea credito! Su questa teoria, se ben si rifletta, riposano quasi tutte le modernissime proposte le quali vorrebbero che la banca fosse la suprema regolatrice del credito e della attività industriale, la leva necessaria per risanare le crisi e far uscire il mondo dalla depressione.

 

 

Sarà. Ma il De Viti, memore degli accadimenti e degli insegnamenti del passato, ammonisce: la banca può far credito in quanto essa riceve credito. La banca non può aprire un credito di 1000 lire se non a chi le venda una cambiale od un altro titolo di ugual somma ed il titolo o cambiale non sia stato il mezzo con cui altri ha pagato al suo cliente una merce prodotta. Se la merce non fu prodotta o, se prodotta, non fu venduta o fu venduta alla leggera a chi non pagherà, la banca non può fare aperture di credito. Se le fà ciononostante, fallirà domani, come sono fallite in passato tutte le banche le quali hanno concesso credito quando esse non avevano ricevuto in cambio nulla di solido. Una banca, la quale crea un credito inesistente vien meno al suo dovere essenziale ed unico, che è, dice il De Viti lapidariamente, «difendere la proprietà sua o degli azionisti» e può spinger lo stato, il quale per ragioni extra economiche voglia salvarla, al corso forzoso ed al deprezzamento della moneta. Ossia provoca disastri. Quando noi si comincerà a capire che la regola aurea del banchiere, quella sola che importa veramente a lui di apprendere e quella la cui dimenticanza mette nel nulla qualunque altra più splendida qualità sua è: non pensare mai al come darai via i denari dei tuoi depositanti, ma solo al se, come e quando li riavrai! Classico è veramente il libretto del De Viti perché espone chiaramente e logicamente le verità fondamentali, le sole le quali meritano di illuminare e guidare banchieri, industriali e politici. L’uomo colto si può contentare di questa introduzione. Ai tecnici essa è guida attraverso quella che è veramente la selva selvaggia del mondo economico.

Torna su