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La Stampa

Aspettando la riapertura della Camera

«La Stampa», 20 gennaio 1901

 

 

 

Pochi giorni ci separano dalla riapertura della Camera, ma i circoli politici sono così anemici, che, a giudicare da essi, si direbbe che la ripresa dei lavori parlamentari non avrà luogo che molto più tardi. Malgrado questa anemia, la Camera si riaprirà senza grandi simpatie e senza grandi speranze nel Paese. Il quale oramai è così sfiduciato di tutti gli armeggi di Montecitorio, da qualunque parte vengano, a qualunque scopo si indirizzino, che mostra di non seguire che con scarso interesse la ripresa dei lavori parlamentari.

 

 

E questo povero Paese non ha tutti i torti; quando dal suo cuore parte uno slancio di sano e fervido entusiasmo, è certo di vederlo miseramente infranto contro l’impotenza dei Governi e lo sgoverno dei parlamentari. Così oggi, dopo un mese di vacanza, la Camera si riapre con auspicii non migliori di quelli coi quali si è chiusa, peggiori di quelli sotto cui si era aperta in novembre.

 

 

Abbiamo un Governo che vive, come già sono vissuti altri Governi in questi ultimi tempi, non per virtù propria, ma per la discordia dei suoi avversari. Di qui una debolezza ingenita, assoluta, che intisichisce la funzione del Governo ed obbliga il potere esecutivo a farsi più piccino possibile per non urtare contro gli interessi dei varii gruppi, e nello stesso tempo, per non eccitarli a passare sopra alle discordie intestine ed unirsi per abbattere il Ministero.

 

 

I buoni propositi dell’on. Saracco si infrangono ogni giorno innanzi alla triste realtà del sistema. E come si può volere, fermamente volere un programma quando alla Camera i capi ed i sotto-capi, i quali aspirano al Ministero, sono sempre lì a spiare l’occasione per rovesciare il Governo? Ogni programma forte, organico, reca necessariamente seco uno spostamento di interessi, un turbamento del presente; perciò è tanto più necessario che il Governo sia forte quanto più grandi sono i bisogni del Paese. A Montecitorio, invece, succede l’opposto. Il Ministero presenta un programma organico che turba tanti interessi?

 

 

Ebbene, non manca mai quel capo-gruppo che approfitta dei malumori degli interessati per impedire la via delle riforme; ed il povero Ministero si trova davanti al duro dilemma: o andarsene e lasciare il posto, oppure ritirare a poco a poco, come le lumache le corna, il suo programma, e cercare di vivacchiare giorno per giorno, facendo il meno possibile, certo che solo colle omissioni si può guadagnare qualche giorno di vita.

 

 

Ma intanto tutta la funzione governativa, senza di cui uno Stato moderno non può assolutamente esistere, degenera in un’etisia pericolosa; gli organi più vitali deperiscono e non funzionano più; a poco a poco l’edifizio si sgretola, e quando, in un momento di suprema necessità, si volesse fare un appello energico, la macchina governativa più non risponde perché tutto è irrugginito.

 

 

L’on. Saracco non ha potuto sottrarsi alle fatalità che sono nelle cose; e la colpa, più che sua, è del sistema, contro cui nessuna forza umana potrà cozzare mai.

 

 

In questo ambiente non è possibile fare previsioni fondate; a sentire i pochi deputati presenti a Roma ed i capi-gruppo, il Ministero, a camera aperta, non ha più un voto. I casi di Genova gli hanno allontanato il Sonnino; l’indirizzo finanziario ed economico ha reso tiepido l’appoggio del Giolitti; a dire il vero, gli unici amici sicuri del presente Gabinetto sono oramai i deputati dell’Estrema Sinistra, i quali hanno seguito con molta simpatia il contegno del Ministero Saracco nell’occasione degli scioperi di Genova.

 

 

Se tutte queste dicerie – che oggi sono quotate come la verità – non scomparissero, l’on. Saracco potrebbe presentarsi dimissionario alla Camera, perché, al più, potrebbe raccogliere ottanta o novanta voti. Ma credono forse i lettori che tutti questi umori non abbiano improvvisamente a cambiarsi? Quando la battaglia sarà impegnata, se l’ala destra si schiererà in ordine di combattimento prima dell’ala sinistra, questa si alleerà immediatamente al Ministero, e viceversa.

 

 

Di modo che il Ministero Saracco, più debole che mai, è più sicuro di prima. Anche a queste incoerenze conduce un sistema sbagliato, fatto appositamente per consumare buona volontà, energia, entusiasmo di tutti gli uomini politici, ammesso, s’intende, che i nostri uomini politici fossero forniti di tutte queste ottime qualità.

 

 

Per la cronaca, debbo segnalare un colloquio fra gli onorevoli Rudinì e Zanardelli: molti commenti e molte induzioni. Per quanto non si sia concretato un’azione comune, è certo che questi colloqui, coordinati allo scambio di vedute fra gli onorevoli Rudinì e Giolitti, possono avere qualche conseguenza. Ma ritenete che per ora il Ministero Saracco vivrà senza infamia e senza lode, fondando tutta la sua forza sulle discordie altrui.

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