Tratto da:

Ricerca scientifica e ricostruzione

Assemblea plenaria dei Comitati nazionali del Consiglio nazionale delle ricerche (15 dicembre 1947). Discorso dell’on. prof. Luigi Einaudi

«Ricerca scientifica e ricostruzione», dicembre 1947, pp. 1932-1933

In estratto: Spoleto, S. a. Arti grafiche Panetto & Petrelli, 1947, pp. 19-20

 

 

Vice Presidente del Consiglio dei Ministri – Ministro del Bilancio Io sono qui per invito del Presidente del Consiglio, il quale vivamente si scusa per essersi trovato nella impossibilità di presenziare questa adunanza. Io non so che cosa avrebbe risposto il Presidente del Consiglio alle accorate e rudi parole che ha detto l’amico Colonnetti.

 

 

Io personalmente debbo dire a lui che le parole che gli sono state ispirate dal dovere sono in contrasto con altre parole che noi, dal canto nostro, abbiamo pure il dovere di pronunciare.

 

 

Il dovere massimo nostro è quello di impedire che aumenti quell’enorme vuoto che già si verifica nel bilancio dello stato, e sopratutto di fare tutto il possibile affinché per colmare il vuoto spaventoso non si debba ricorrere al peggiore dei mezzi, quello cioè di mettere in funzione il torchio dell’Istituto di emissione.

 

 

L’amico Colonnetti ha dichiarato che egli si limiterà, in questo esercizio, a chiedere soltanto l’aumento dello stanziamento da 250 a 500 milioni di lire. Se tutti coloro i quali nell’esercizio presente partecipano agli stanziamenti ordinari per le spese pubbliche, dovessero avanzare le loro richieste raddoppiando la somma del precedente esercizio, tale stanziamento dovrebbe raggiungere la somma di 1.664 miliardi di lire e quindi quel disavanzo che durante l’esercizio in corso è stato di 300 miliardi verrebbe a raddoppiarsi raggiungendo i 600 miliardi di lire. Il Ministro delle Finanze, qui presente, ha avuto il merito di far passare le entrate tributarie da 500 a 900 miliardi di lire. Ma per l’aumento continuo delle spese il buco nel bilancio dello Stato è rimasto sempre del medesimo ordine di 300 miliardi di lire.

 

 

Data la impossibilità di ottenere dal risparmio nazionale ed estero i fondi necessari per provvedere a tutte le spese che in sé stesse possono essere considerate necessarie, se ad esse si voglia provvedere, altra via non c’è fuori del ricorrere al torchio, via che segnerebbe la fine della nostra economia e la dissoluzione dello Stato.

 

 

La domanda del Presidente del Consiglio delle Ricerche viene dunque ad inserirsi in quella lotta che ogni anno si stabilisce fra coloro che chiedono e coloro che sono preposti alla ripartizione dei fondi disponibili. Tra questi vi è il Ragioniere generale dello Stato il quale ha spesso l’ingrato compito di rispondere negativamente alle pressioni rivoltegli. Io lo conosco e lo apprezzo come un cultore degli studi economici, e so che egli fa tutto il possibile per cercare di mantenere un giusto equilibrio tra le spese e le entrate, in modo da evitare che lo squilibrio del bilancio diventi troppo forte e non possa essere coperto dal concorso volontario del risparmio privato, sì da condurre il Paese alla rovina. All’opera sua noi dobbiamo dare tutto il conforto che ci sia consentito dalle esigenze della tranquillità sociale e politica del Paese.

 

 

Tuttavia io non posso né voglio dimenticarmi di essere anche un professore universitario, e in questa veste voglio dirvi che il Presidente del Consiglio delle Ricerche ha ragione quando rivolge i suoi strali agli universitari e li invita a mettere in chiaro la necessità della ricerca scientifica e a renderne edotta la pubblica opinione, perché solo la pubblica opinione può esercitare sul governo quella pressione che gli dia forza a deliberare gli stanziamenti in pro dell’avanzamento scientifico a preferenza di altri che siano richiesti da esigenze momentanee e transitorie.

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