Tratto da:

Gli ideali di un economista

Avvertenza

Gli ideali di un economista, Ed. La Voce, Firenze, 1921, p. 7

 

Questa è una raccolta di articoli d’indole non strettamente economica, di quegli scritti al margine della scienza in particolar modo coltivata, che ognuno di noi di tanto in tanto sente il bisogno di mandare per il mondo, quasi a testimoniare che non ci sentiamo soltanto economisti o geologi o chimici, ma viviamo anche la vita di tutti, e specialmente quella della nostra nazione.

 

 

La raccolta non è compiuta, per non crescere inutilmente la mole del volume; ma è forse bastevole ad indicare quali siano i miei ideali – il titolo del volume non è di mia fattura, ma fu trovato dall’amico Prezzolini – quali siano, io direi più semplicemente, le mie fissazioni: la scuola educativa, l’Inghilterra, la formazione dell’Italia attraverso alla storia piemontese, la necessità di governi supernazionali limitati per ora a quelle che si dicono «cose». Si discorre anche della guerra e vorrei sperare con atteggiamento logico rispetto alle predilezioni di prima, con rispetto verso i nemici e con sguardo intento alle tradizioni della storia paesana.

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