Basta coi buoni a breve scadenza!

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VI

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 04/04/1922

Basta coi buoni a breve scadenza!

«Corriere della Sera», 4 aprile 1922

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VI, Einaudi, Torino, 1963, pp. 641-643

 

 

 

La politica dei buoni del tesoro non è ancora soddisfacente. È lodevole il proposito di limitare ad un massimo mensile le emissioni di buoni ordinari freschi. La cifra di 350 milioni appare però eccessiva. Forseché il fabbisogno dello stato giunge a tal cifra? Il disavanzo deve essere calcolato in 4,2 miliardi all’anno o non piuttosto in 3 miliardi soltanto? Del resto la fissazione del margine è puramente illusoria sinché il tesoro può seguitare ad emettere per somma illimitata buoni a tre ed a cinque anni. Appunto ieri la «Gazzetta ufficiale» bandiva la tredicesima emissione di buoni a 3 e a 5 anni, non al solo scopo di conversione di analoghi buoni giunti a scadenza, ma anche per procurare all’erario nuove somme. Entrano oppure no questi buoni nella cifra dei 350 milioni; e se non entrano, a che pro averla fissata?

 

 

In questa materia dei buoni del tesoro occorre finalmente avere una direttiva ben chiara. Non si può assistere con indifferenza all’aumento continuo d’una massa di debiti a breve o brevissima scadenza, la quale oramai deve andare verso i 31 miliardi – anche non tenendo conto del miliardo di buoni settennali – ossia verso una cifra la quale potrebbe essere pericolosissima se insorgessero circostanze interne od esteriori capaci di produrre qualche commozione nell’animo dei detentori di titoli. Bisogna aver fiducia che ciò non accada; ma un ministro del tesoro deve agire come se l’evento potesse verificarsi sempre. Che cosa farebbe lo stato se, per una circostanza qualsiasi, il pubblico chiedesse il rimborso e non affluissero nuove sottoscrizioni? Dovrebbe stampare a furia carta-moneta, ossia ridursi al livello della Germania e dell’Austria, per non dir peggio. Il solo timore che ciò accada fa sì che i 31 miliardi di buoni od almeno la maggior parte di essi si debbano considerare come biglietti in potenza, i quali deprezzano perciò la nostra carta-moneta quasi come i biglietti veri e proprii. L’altezza del cambio dipende in parte dalla massa fluttuante del nostro debito pubblico.

 

 

Disgraziatamente, lo stato si è preclusa la via ad un consolidamento vero e proprio di questo debito con la minaccia della nominatività ed ora con la riduzione forzosa del 15% sugli interessi. Un prestito vero e proprio è impossibile osarlo oggi e sarà impossibile per un pezzo.

 

 

Rimane però aperta la valvola dei buoni settennali, che nulla vieta possano essere fiancheggiati da buoni decennali o ventennali. Ne abbiamo esempi nella storia finanziaria italiana. Perché il ministro del tesoro non si serve subito della facoltà da lui posseduta di emettere i tre miliardi di buoni settennali a premio per la ricostruzione delle province invase? È vero che questi tre miliardi hanno una destinazione speciale; ma la loro emissione gioverebbe provvisoriamente alla cassa e permetterebbe per parecchio tempo di sospendere forse completamente l’emissione di altri tipi di buoni, con giovamento del credito pubblico. Nel frattempo, perché non si è fatto discutere d’urgenza il disegno di legge il quale autorizza la conversione dei buoni ordinari ed a 3 e a 5 anni in buoni settennali? Che cosa è questa testardaggine del tesoro di non voler dare al pubblico un titolo che il pubblico desidera, l’unico il quale superi il prezzo di emissione, un titolo il quale potrebbe essere venduto ad un prezzo più alto di tutti gli altri e non premerebbe, come gli altri, sulla circolazione?

 

 

Da più parti e da tempo si chiede il motivo della misteriosa politica la quale, per inerzia, seguita a minacciare le stabilità della nostra moneta ed è dannosa al credito dello stato. Ma il ministero è muto come un pesce. Almeno si sapesse o si dicesse che l’officina carte valori non è in grado di fornire i buoni settennali! Sarebbe un pretesto poco plausibile, perché per la stessa ragione non dovrebbero essere disponibili buoni di altra specie. In mancanza di qualsiasi chiarimento, bisogna conchiudere che ogni novità dà fastidio; e che il governo non è in grado di trovare i pochi uomini i quali sappiano organizzare e lanciare il prestito di consolidamento dell’attuale minacciosa marea travolgitrice di cambiali tirate sullo stato a breve scadenza.

 

 

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