Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. IV

Corriere della Sera

Biglietti di banca ed assegni bancari

«Corriere della Sera», 3 agosto 1918

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. IV, Einaudi, Torino, 1959, pp. 709-713

 

 

Il deprezzamento della carta-moneta ha ridato attualità alla propaganda che già prima della guerra erasi iniziata nei paesi del continente per popolarizzare l’uso degli assegni bancari, ad imitazione di quanto si fa in Inghilterra e negli Stati uniti. Si sa che cosa è un assegno bancario o chèque: un ordine dato da chi ha somme depositate in conto corrente alla banca depositaria di pagare tutto o parte delle dette somme ad una terza persona. Tizio che ha presso la banca 4.000 lire in conto corrente deve pagare 500 lire di fitto al padron di casa? Invece di recarsi alla banca a far coda, prima allo sportello del controllo e poi alla cassa, ritirare il biglietto da 500 lire, portarlo a casa, metterlo in una busta ed inviarlo o consegnarlo, contro ricevuta, al padron di casa, il quale a sua volta dovrà recarsi a far coda alla sua banca a due sportelli per versare le stesse 500 lire nel suo conto corrente; basta staccare un foglio dal libretto degli assegni, scrivervi su l’ordine alla propria banca di pagare le 500 lire al padron di casa, metterlo in una busta e consegnarglielo, senza nemmeno disturbarsi a farsi rilasciare una ricevuta. Il padron di casa a sua volta consegna l’assegno alla sua banca, la quale provvederà ad accreditare di 500 lire il suo conto corrente e lo presenterà nella stanza di compensazione alla banca di Tizio, affinché questa la accrediti di 500 lire, addebitando Tizio di ugual somma. In tal modo il pagamento si effettua senza tirar fuori un centesimo in moneta, senza perdite di tempo, mercé semplici scritturazioni sui libri delle banche.

 

 

In Inghilterra e negli Stati uniti il sistema è diffuso per modo che, salvo i salari giornalieri ed i minimi acquisti di pochi soldi, nulla si paga in moneta e tutto per mezzo di assegni: anche il fornaio, il macellaio, il droghiere, il farmacista è lieto di essere pagato in assegni. Nessuno si preoccupa del pericolo di ricevere assegni da chi non possiede nulla alla banca; l’applicazione di pene severissime avendo fatto andar via siffattamente la voglia ai lestofanti di truffare il prossimo, che il rischio di ricevere un assegno a vuoto è assai minore di quello di ricevere un biglietto falso.

 

 

Con questa differenza a favore dell’assegno, che è difficile dimostrare di aver ricevuto un biglietto falso precisamente da Tizio mentre l’assegno tirato a vuoto porta la traccia indelebile del mittente, il quale non è liberato dal suo debito, se l’assegno non ha avuto buon fine.

 

 

I vantaggi dell’assegno sono del resto svariatissimi a spiegare largamente la progressiva scomparsa dell’uso della moneta presso i popoli più progrediti:

 

 

  • Eliminazione di rischi. L’uso degli assegni per i pagamenti rende superfluo il trasportare, portar seco o tenere in casa o in ufficio somme rilevanti, esposte al pericolo di rapine, sottrazioni, smarrimenti, incendi; sopprime altresì il rischio di ricevere biglietti di banca falsificati.

 

 

Anche l’assegno può, in verità, essere smarrito o rubato; ed il ladro potrebbe incassarlo alla banca, prima che il possessore abbia potuto dare avviso del furto o della perdita. Già la cosa è più difficile che se si trattasse di biglietti al portatore, occorrendo presentarsi, firmare l’assegno, ecc. Ma gli inglesi hanno inventato una variante dell’assegno, che dicesi crossed bill od assegno barrato, dal fatto che porta una sbarra trasversale, semplice tratto di linea a penna con l’indicazione di una banca. L’assegno barrato non è pagabile in contanti al creditore, ma unicamente accreditabile presso una banca, nel conto corrente del medesimo. In tal modo il ladro non saprebbe cosa farsi dell’assegno rubato, potendo unicamente essere questo accreditato nel conto corrente non suo ma del legittimo creditore. E’ il massimo di sicurezza immaginabile.

 

 

  • Rapidità delle operazioni. Evita di dover contare e ricontare biglietti e spezzati nei diversi esborsi ed incassi, redigere distinte, ecc. Le aziende possono ridurre ai minimi termini (quasi eliminare) i propri servizi di cassa ed i relativi controlli. In certi giorni le banche sono affollate al mattino di commessi e di clienti i quali vanno a ritirar biglietti per fare i pagamenti della giornata. Nel pomeriggio dalle due alla chiusura, i medesimi commessi e clienti ritornano a versare agli stessi sportelli i biglietti prelevati al mattino e passati soltanto da una ditta all’altra. Non è questa una perdita inutile di tempo e di lavoro?
  • Semplicità dei pagamenti. Chiunque possegga un conto presso una banca può incaricare questa di effettuare, senza alcuna spesa, i propri pagamenti, anche quelli connessi a notevole perdita di tempo; per esempio i pagamenti delle imposte e simili. Può altresì domiciliare le proprie accettazioni cambiare presso la banca, la quale provvederà a suo tempo ad estinguerle, addebitandone l’importo al conto del cliente; e questi avrà così eliminato la presentazione delle cambiali al suo domicilio, come pure il disturbo e la spesa di provvedere al ritiro dagli sportelli delle diverse banche.

 

 

In una lettera assennata ai giornali di Roma (vedi «Corriere economico» del 28 giugno) il signor James Aguet propone che il governo italiano dia, ad imitazione di quanto fece assai opportunamente il governo francese durante la guerra, il buon esempio pagando con assegni i prezzi delle forniture, gli interessi dei titoli di debito pubblico, gli stipendi agli impiegati. Così faceva da tempo il governo inglese; così fa la Banca d’Italia per il dividendo dovuto agli azionisti. Le perdite di tempo, le code interminabili, le formalità di riconoscimento sono in Italia snervanti e costose. Coll’invio in busta raccomandata di assegni barrati per i più grossi pagamenti e di assegni della Banca d’Italia per i minuti tutto ciò sarebbe eliminato. Forse bisognerebbe modificare qualche feticcio della legge di contabilità dello stato. Ma non si dica che ciò non si può fare perché vi osta la legge o perché i contabili dello stato debbono avere la dimostrazione documentata dei pagamenti fatti; ché queste sono bazzecole, a cui, volendo, si può provvedere facilmente.

 

 

  • Dimostrazione dei pagamenti. I pagamenti e gli incassi eseguiti per mezzo di assegni restano perennemente documentati presso la banca, ciò che ha un grande valore per qualsiasi contestazione che potesse sorgere. Un direttore di banca, fra i più eminenti d’Italia, ha persino fatto stampare sulle lettere con cui egli accompagna gli assegni: non occorre inviarmi la ricevuta del pagamento eseguito mediante l’unito assegno. Ed in verità quella ricevuta è superflua, poiché serve come ricevuta la firma del creditore apposta sull’assegno incassato ed esistente presso la banca.
  • Guadagno d’interessi. L’adozione dei pagamenti mediante assegni riduce al minimo le perdite d’interesse; non occorrendo ritirare in anticipo dalle banche i fondi, che continuano invece a fruttare l’interesse fino al giorno di emissione degli assegni. D’altro canto chi riceve l’assegno in pagamento lo rende immediatamente fruttifero mandandolo alla propria banca per l’accreditamento in conto.

 

 

Agli sforzi fatti sul continente per diffondere l’uso degli assegni ha contribuito il desiderio di limitare l’aumento della circolazione di carta-moneta a corso forzoso, e la speranza di frenare così il deprezzamento della carta-moneta e l’ascesa dei cambi. Aveva cominciato l’Havenstein, presidente della Reichsbank germanica a raccomandare a tale scopo vivamente, fin da prima del 1914, l’uso degli assegni; e la Banca di Francia nella sua propaganda insiste assai su tale punto.

 

 

La semplice sostituzione dell’assegno al biglietto di banca ha in verità la virtù di impedire il deprezzamento della moneta e quindi l’ascesa del cambio? La lira è deprezzata perché la quantità di essa offerta in cambio di altre merci è cresciuta. Ora, che un impiegato offra ogni mese sul mercato le sue 500 lire di stipendio sotto forma di biglietti di banca ovvero sotto forma di assegni tratti sulla banca, non monta. Egli offre sempre 500 lire in cambio di merci. Per ridurre i prezzi delle merci, ossia per apprezzare le lire, farebbe d’uopo che egli potesse offrire solo 300 invece di 500 lire. Il quale effetto non si ottiene con la semplice sostituzione degli assegni ai biglietti; ma sibbene con il risparmio fino all’osso da parte delle persone che possono risparmiare. Questo è il solo mezzo efficace, perché sostanziale, per diminuire i prezzi, diminuendo la offerta di lire e la richiesta di merci, per fornire allo stato denari a prestito e permettergli di porre tregua alle incessanti emissioni di biglietti che deprezzano ognor più la lira.

 

 

Se la diffusione dell’uso degli assegni bancari non scema la necessità del risparmio – che rimane sempre il più urgente dovere del cittadino nel momento presente – essa è però un progresso indiscutibile e grandissimo nei metodi di pagamenti. L’oro e l’argento sono come i carri su vie ordinarie; i biglietti corrispondono ai treni omnibus su vie secondarie; gli assegni o chèques ai diretti sulle grandi arterie ferroviarie del paese. Senza dubbio tutto ciò che fa viaggiare più rapidamente giova; e così giova tutto ciò che con minor spesa più rapidamente fa compiere le transazioni ed i passaggi di denaro. Specialmente in tempo di guerra è necessario economizzare tempo, lavoro, evitare rischi e perdite. Perché l’amministrazione pubblica, la quale ogni giorno si sovraccarica di tante cure inutili e cresce sempre più il numero dei suoi impiegati occupatissimi a disturbare il pubblico, non provvede a scemare, con la riforma dei suoi antidiluviani metodi di pagamento, il numero dei suoi contabili cassieri e tesorieri?

 

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