Biglietti gratuiti e scompartimenti riservati

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 09/01/1906

Biglietti gratuiti e scompartimenti riservati

«Corriere della sera», 9 gennaio 1906

 

 

 

La Direzione generale delle ferrovie o meglio per essere più esatti, il Ministero dei lavori pubblici, è stato preso da una strana mania di regolare e codificare le consuetudini vecchie. Nel principio non vi è nulla di sconveniente perché il Ministero dei lavori obbedirebbe, così operando, ad una delle tendenze più sicure della moderna legislazione, la quale desidera sovratutto ordine, chiarezza, uniformità, cessazione di consuetudini variabili ed arbitrarie e certezza d’eguaglianza per tutti. Ma purtroppo la nuovissima tendenza codificatrice ferroviaria sembra si sia ristretta ad un punto solo: i biglietti di favore per la circolazione sulle ferrovie. Durante le ultime discussioni parlamentari fu espresso chiaramente il concetto che dovessero essere soppresse tutte le concessioni di biglietti gratuiti o semigratuiti di circolazione sulle ferrovie, i quali non fossero espressamente consentiti dalle leggi e dai regolamenti. Si era ritenuto con questa affermazione energica di rispetto alla legge di aver impedito i danni gravi che si erano già manifestati durante l’esercizio privato ed i guai più grossi che si paventavano coll’esercizio di Stato.

 

 

Eran tutte illusioni. Il Parlamento ha dichiarato pubblicamente – se ben forse quasi tutti i deputati contassero di ottenere una eccezione piccina piccina per la propria famiglia ed i propri accoliti – che non si debbano più concedere biglietti di favore! Benissimo; e noi faremo un decreto in cui sarà stabilito che saran concessi di diritto, senz’ombra di favore, a tutte quelle categoria di persone, di cui alcune avevano sinora ottenuto abusivamente di viaggiare gratis od a metà prezzo. C’eran dei deputati, più influenti o più audaci di altri, i quali riuscivano ad ottenere dei biglietti gratuiti per la moglie, i figli e le serve. Ebbene concederemo un certo numero di biglietti gratuiti alle famiglie e alla servitù di tutti i deputati, anche di quelli, che per un resto di pudore o perché erano milionari, non si sarebbero mai sognati di chiedere nessun favore alle ferrovie di Stato. C’erano dei giornalisti che ottenevano di sottomano dei biglietti gratuiti? Ebbene codificheremo la concessione estendendola alle famiglie, limitando invece più rigorosamente il numero di biglietti pei quali essi, in base a consuetudine più onesta e non d’eccezione, pagavano metà prezzo.

 

 

La gente si lamentava di dover viaggiare stipata come acciughe in compartimenti due volte completi, mentre nel compartimento vicino era comodamente sdraiato un signore di cui non si sapeva se fosse ministro o sottoministro oggi o magari lo fosse stato dieci anni fa? Ebbene, a togliere ogni dubbio si faranno tante categorie di uomini politici e non politici ed a tutti i fortunati, i quali notoriamente si sono ascritti, si manderà un biglietto che dà diritto al compartimento riservato! E così oramai viaggeranno con grande lusso persone che si sarebbero rassegnate ad occupare, riuscendovi, un semplice posticino d’angolo. S’intende che poiché un regolamento o un ordine generale deve contemplare tutti i casi possibili e le categorie sono larghe, non è possibile mandare al principio dell’anno il biglietto a tutti gli aventi diritto; e perciò un piccolo stock sarà conservato presso il gabinetto del ministro dei lavori pubblici per riparare alle possibili e facili dimenticanze. Ma si badi bene: non si tratta più di biglietti da concedere individualmente per favore, i quali furono solennemente e per sempre banditi dalle ferrovie di Stato con l’articolo 26 della legge 22 aprile 1905. No; son biglietti che certe categorie di persone hanno diritto di ricevere in base a ben noti e pubblici ordini generali, o circolari, o regolamenti, o chi ne ha più ne metta!

 

 

Che importa che in tal maniera i malanni antichi si continuino, ed anzi peggiorino le cento volte! La lettera della legge è salva; e con essa la faccia dei politicanti italiani.

 

 

Orbene, noi crediamo che urge porre un limite a questo andazzo funesto. Che i ministri dei lavori pubblici facciano quanti ordini generali credono ed interpretino pure la legge in maniera farisaica. Ma che alla fine di questo primo esercizio finanziario delle ferrovie di Stato, il relatore dei consuntivi dei lavori pubblici e ferrovie abbia il diritto – e si scelga un uomo che della sua facoltà sappia giovarsi – di aver visione di tutti i biglietti gratuiti o semigratuiti concessi sulle ferrovie di Stato e ne pubblichi l’elenco insieme con quelle giustificazioni regolamentari che l’amministrazione avrà creduto di fornire. E tutti gli anni si ripeta la pubblicazione edificante. Vedremo chi si stancherà prima: se la sana opinione pubblica o il Governo incaponito nel disorganizzare i servizi moltiplicando il numero di coloro i quali viaggiano senza pagare. Forse la pubblicità data ai favori cosidetti legali basterà a consigliar prudenza ai governanti; ma se non bastasse, il Parlamento non dovrebbe a suo tempo indugiare a codificare più ampiamente il principio sancito dall’articolo 26 della legge ferroviaria provvisoria, in guisa da impedire gli abusi che quell’articolo pare abbia giovato solo a moltiplicare.

 

 

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