Capitolo II – L’ambiente italo argentino

Tratto da:

Un principe mercante. Studio sull’espansione coloniale italiana

Data di pubblicazione: 01/01/1900

Capitolo II

L’ambiente italo argentino

Un principe mercante. Studio sull’espansione coloniale italiana, Ed. F.lli Bocca, Torino, 1900, pp. 29-34

 

 

 

L’ambiente argentino è saturo di italianità. Su una superficie di 2.885.620 chilometri quadrati vive una popolazione totale di 4.094.911 abitanti di cui censiti 3.954.911. Or bene, ecco quale è la proporzione degli italiani alla popolazione totale secondo l’ultimo censimento del 1895:

 

 

PROVINCIE

POPOLAZIONE

 

Totale

straniera

italiana

Orientali o Litorali

2.513.847

456.075

Centro

594.175

24.132

Occidentali o Andine

360.050

5.598

Nord

383.470

4.254

Territori

103.369

6.000

Totale generale

3.954.911

1.004.527

496.059

 

 

La realtà però è ben lungi dal corrispondere alle cifre del censimento.

 

 

Gli Italiani nati nella madre patria sono molto più numerosi di quanto non appaia nel censimento; molti sono stati classificati fra gli indigeni, perché hanno perduto la nazionalità italiana; i figli dei nostri connazionali sono tutti per disposizione di legge annoverati fra i nativi.

 

 

Si può, senza tema di errare, asserire che gli italiani residenti nell’Argentina superano il milione e nelle vene di un terzo dei rimanenti abitanti scorre sangue italiano, ereditato da almeno uno dei genitori. Del resto le statistiche ufficiali argentine provano quanto sia importante la immigrazione italiana in confronto a quella di altri paesi. (Vedi la Tabella alla pagina seguente).

 

 

 

ITALIANI

 

Altre Nazionalità Totale

Senza classificazione Totale

Totale generale

dell’immigrazione

 

Maschi

Femmine

Totale

 

 

 

 

Ragazzi

Uomini

Ragazze

Donne

 

 

 

 

1857

93

2.172

72

684

3.021

1.930

4.951

1858

107

2.102

89

678

2.976

1.682

4.658

1859

67

2.361

39

542

3.009

1.726

4.735

1860

84

2.495

51

719

3.349

2.307

5.656

1861

138

3.679

98

892

4.807

1.494

6.301

1862

161

3.821

74

846

4.902

1.814

6.716

1863

182

6.011

114

1.529

7.836

2.572

10.408

1864

178

6.224

126

1.894

8.422

3.260

11.682

1865

117

6.073

91

1.416

7.697

4.070

11.767

1866

171

6.770

142

2.129

9.612

4.084

13.696

1867

98

5.435

84

1.604

7.221

5.994

3.821

17.046

1868

307

14.522

229

3.879

18.937

6.902

3.315

29.234

1869

285

16.800

173

4.161

21.419

7.539

8.976

37.934

1870

2.139

14.483

1.632

4.847

23.101

7.797

9.069

39.967

1871

619

5.098

386

1.257

8.170

6.456

6.307

20.933

1872

1.222

10.785

724

2.038

14.769

11.439

10.829

37.037

1873

3.777

13.688

2.898

6.515

26.878

21.504

27.950

76.332

1874

3.045

13.801

2.324

4.734

23.904

16.770

27.603

68.277

1875

1.223

5.059

892

1.956

9.130

9.402

23.534

42.066

1876

887

3.973

669

1.421

6.950

7.582

16.433

30.965

1877

906

4.508

625

1.527

7.556

7.119

21.650

36.325

1878

1.745

7.893

1.244

2.632

13.514

10.110

19.334

42.958

1879

2.856

13.122

1.954

4.842

22.774

9.943

22.438

55.155

1880

2.274

10.446

1.661

4.035

18.416

7.223

15.008

41.651

1881

2.662

11.471

1.861

4.512

20.506

10.925

16.053

47.484

1882

2.486

18.137

1.952

7.012

29.587

11.454

10.462

51.503

1883

2.225

22.141

1.622

11.055

37.043

15.429

10.771

63.243

1884

2.040

20.348

1.688

7.907

31.983

17.640

28.182

77.805

1885

4.102

40.546

3.403

15.450

63.501

17.117

28.104

108.722

1886

4.293

22.132

3.304

13.599

43.328

22.327

27.461

93.116

1887

2.810

42.436

2.394

19.499

67.139

31.759

21.944

120.842

1888

6.630

45.632

4.666

18.101

75.029

55.242

25.361

155.632

1889

8.152

50.322

7.178

22.995

88.647

130.097

42.165

260.909

1890

2.979

22.466

2.658

11.019

39.122

37.693

32.779

110.594

1891

1.368

8.380

1.224

4.539

15.511

12.755

23.831

52.097

1892

2.816

15.344

2.303

7.387

27.850

12.123

33.321

73.294

1893

3.820

21.345

3.110

9.702

37.977

14.090

32.353

84.420

1894

3.628

20.867

3.218

9.986

37.699

17.021

25.951

80.671

1895

4.088

23.623

3.449

10.043

41.203

20.023

19.762

80.988

1896

3.860

50.329

3.479

17.536

75.204

27.469

32.532

135.205

1897

2.317

28.624

2.322

11.365

44.678

28.300

32.165

105.143

1898

3.577

24.615

2.708

8.325

39.135

28.003

28.050

95.188

86.584

670.889

68.920

266.719

1.093.112

672.680

687.514

2.453.306

7.9%

61.3%

6.3%

24.4%

 

 

Le ondulazioni cicliche della immigrazione sono simili alle ondate di una marea montante. Fra un’ondata e l’altra le acque si ritirano e lasciano una parte della spiaggia scoperta. I massimi ed i minimi nelle ondulazioni cicliche immigratorie sono contrassegnati da eventi famosi nella storia argentina. Dopo una lenta ed ininterrotta ascensione le correnti si arrestano dal 1870 al 1871 e la immigrazione precipita perché lo spettro della febbre gialla che miete vittime numerose (16 mila persone morte di cui 9 mila italiani a Buenos Ayres) la arresta. Dal 1874 al 1880 corse una epoca di torbidi e di rivoluzioni sanguinose: la capitale contro le provincie, gli unitari contro i federalisti. Cominciavano allora a porsi le fondamenta della agricoltura e della industria argentina; ed accorrevano gli immigranti abbastanza numerosi, ma non nelle proporzioni che si sarebbero raggiunte ove la pace e la sicurezza avessero regnato nelle città e nelle provincie. Nel 1880 cominciò sotto il governo del Rocha prima e di Juarez Celman poi un’epoca di inaudito sviluppo economico per l’Argentina: si progettano e si costruiscono ferrovie attraverso la grande pianura e si tenta di scalare le Ande, si compiono grandiose opere pubbliche come il porto di Buenos Ayres, si fonda la nuova città di La Plata per dare una apposita capitale alla provincia di Buenos Ayres; si concedono e si colonizzano aree immense di territorio. Il movimento, prima lento e graduale, a mano a mano si accelera e come in tutte le più celebri crisi economiche, diventa alla fine velocissimo ed irresistibile. Le teste si scaldano; i progettisti spuntano da tutti i lati; la Repubblica Argentina sembra destinata ad emulare in breve tempo i fasti della grande repubblica dell’America del Nord, su cui tutti gli Americani tengono fissi gli sguardi come a modello insuperabile.

 

 

La curva dell’immigrazione segue le ondate della prosperità; i lavoratori del vecchio mondo si precipitano con un crescendo continuo verso la nuova terra promessa. Gli sbalzi da un anno all’altro assumono delle parvenze fantastiche e quasi paradossali; da 65 mila nel 1886 si passa a 98 mila nel 1887 per balzare a 130 mila nel 1888 ed ascendere nel 1889 al culmine di 218 mila. In questa corsa sfrenata vengono primi gli Italiani, di cui ne sbarcano successivamente negli anni suddetti 43, 67, 75 ed 88 mila. Nel 1889 la prosperità tocca il suo apice. L’edificio grandioso ma fragile perché fondato in gran parte sul credito e sulle opere pubbliche, crolla al primo soffio di tempesta come un castello di carta. Il segnale della rovina è dato dal cambio; le banche d’emissione non possono cambiare in moneta metallica l’enorme quantità di carta che esse aveano emesso allo scoverto. In quell’anno molte grandi fortune e molti sudati risparmi sfumano per lo svilirsi del medio circolante. I capitalisti, quando possono, ritirano i capitali affidati alle Banche od alle imprese argentine: il campo del lavoro si restringe ed i lavoratori della vecchia Europa, terrorizzati dai racconti di rovina e di miseria sofferte sulle rive della Plata, dirigono altrove i loro passi. Il Brasile attraversava allora un fuggevole periodo di prosperità fittizia dopo la caduta dell’impero; e si avvantaggia della sfortuna della vicina repubblica attraendo a sé gli immigranti europei.

 

 

Ma la crisi che aveva dilaniata l’Argentina era una breve meteora; come dopo un temporale d’estate, l’atmosfera ridiventa pura e tranquilla, così dopo scomparso l’artificioso edificio della carta moneta, delle opere pubbliche, della finanza dilapidatrice e corrotta, dei valori fondiari gonfiati fino ad altezze inverosimili, rimase la costruzione solida eretta dagli immigranti colonizzatori, artigiani, industriali e commercianti. Era passato il regno del fasto ozioso e spendereccio degli Argentini, e rimaneva il lavoro assiduo e paziente dei capitalisti inglesi e francesi e dei lavoratori italiani. E questi cominciano di nuovo ad affluire verso un paese che non offriva loro più ricchezze subitanee, ma prometteva un compenso onesto ed abbondante al lavoro dei campi e delle officine. E la progressione è costante; da 28 mila nel 1891 la immigrazione totale passa a 109 mila nel 1896, mentre la immigrazione italiana nello stesso periodo sale da 15 a 75 mila, quintuplicando.

 

 

Le piantagioni di caffè degli antichi stati schiavisti del Brasile hanno già dimostrato agli italiani quanto dura cosa sia il lavorare per dei fazendeiros, dispotici signori in mezzo al deserto; e gli italiani ripigliano il cammino della Plata, dove nelle pianure immense essi sperano di divenire proprietari assoluti e liberi di un lotto di terreno.

 

 

Il quadro della immigrazione italiana nell’Argentina dal 1857 al 1899 è un’epopea. Su 2.453.306 passeggeri di seconda e terza classe qualificati dalla legge come immigranti, si conosce il paese di provenienza per 1.765.792; e di questi ben 1.093.112 sono italiani. I due terzi (esattamente il 62.05% e se si aggiungono gli Svizzeri e gli Austriaci, in gran parte Ticinesi e Trentini, il 65.12%[1]  degli immigranti sono nostri connazionali. Se si applica la stessa proporzione anche a quelli entrati per via di Montevideo e non classificati per nazionalità, la immigrazione italiana nei 42 anni decorsi dal 1858 al 1898 supera il milione e mezzo. Non tutti rimasero, ed altri morirono; ma se si tien conto del fatto che i 4/5 degli immigranti nell’Argentina vi vennero nell’ultimo ventennio in giovane età, che le statistiche sono imperfette e non conteggiano le persone provenienti dall’interno, che una buona parte dei passeggeri di prima classe (474 mila) non considerati come immigranti si ferma in paese, rimarrà giustificata la asserzione fatta più su che gli Italiani nell’Argentina non debbono essere in numero di molto inferiore al milione. E la popolazione italiana o ascendente da italiani è destinata ancora ad accrescersi. Gli Argentini oziosi e politicanti, amanti del benessere e poco propensi al lavoro, sono relativamente meno prolifici dei coloni. Gli immigranti di altre nazionalità ci seguono a lunga distanza; gli Spagnuoli col 17.79% della immigrazione totale, i francesi col 9.10%, gli Inglesi coll’1.91, gli Austriaci coll’1.66 gli Svizzeri coll’ 1.41 (questi due ultimi composti in gran parte di italiani), i tedeschi coll’1.50, i Belgi coll’1.10 e i diversi col 3.48%[2]. La nostra è come un’immensa fiumana che straripa ed inonda da ogni lato il paese. Molti fra gli Italiani immigranti nell’Argentina, non trovando a sufficienza donne italiane (la proporzione degli uomini alle donne è di 69.20 a 30.80) si ammogliano con donne argentine ; e se in parte i figli perdono la nazionalità del padre, vanno ad aumentare la quota degli abitanti che non è più italiana, ma non è nemmeno argentina. Noi possiamo prevedere con sicurezza il giorno in cui l’Argentina sarà abitata da una popolazione di sangue misto, con grande preponderanza del sangue italiano. Spetta alla vecchia Italia di far sì che i nostri nipoti conservino insieme con la conoscenza della lingua italiana, l’affetto alla madre patria.

 

 

Dinanzi agli immigranti ed ai loro discendenti immenso si presenta ancora il campo da sfruttare e da colonizzare. L’Argentina è un paese quasi deserto; nelle provincie orientali e litorali le più dense di industrie e di traffici, gli abitanti per chilometro quadrato erano nel 1895 appena 4.22; nelle provincie del centro si scendeva ad 1.76, nel Nord ad 1.64, nelle provincie occidentali od Andine a 0.81 e nei territori a 0.08. L’Argentina è ora per la esuberante popolazione italiana ciò che nella prima metà del secolo nostro furono gli Stati Uniti per la razza anglosassone. Esso è un paese nuovo dalle risorse svariate e dai climi differenti, che vanno dalla zona torrida dove crescono lo zucchero e il caffè alle solitudini ghiacciate della Terra del Fuoco. Come numerose e ricche sono la flora e la fauna di quel paese, del pari riccamente si è svolta la efflorescenza della «pianta uomo».

 

 

Cerchiamo di scorgere in mezzo al milione e mezzo di nostri connazionali immigrati nell’Argentina quali sono i tipi principali, ed in ognuno di questi gruppi tipici quali sono le individualità eminenti che seppero emergere dalla folla grigia ed anonima per altezza di ingegno, per intraprendenza audace od anche per fortunata combinazione di circostanze favorevoli.

 

 



[1] Le percentuali delle nazionalità non si riferiscono come tutte le cifre assolute precedenti al periodo 1857/98 ma al periodo 1857/97, perché pel 1898 non mi fu dato avere i dati necessari per il calcolo. Nel 1898 la immigrazione nell’Argentina diminuì alquanto per i pericoli di guerra fra l’Argentina ed il Chile, ma scomparsi i timori e migliorate le condizioni economiche dell’Argentina, l’ultimo trimestre segnava un nuovo incremento.

[2]  Id. Id.

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