Tratto da:

Un principe mercante. Studio sull’espansione coloniale italiana

Capitolo XV

Il protezionismo e l’impianto di industrie locali

Un principe mercante. Studio sull’espansione coloniale italiana, Ed. F.lli Bocca, Torino, 1900, pp. 123-126

 

 

 

Un uomo di ingegno a capo di una intrapresa, è come un capitano di una nave a vela. Quando infuria la tempesta o quando soffiano venti avversi il capitano non cede alle preghiere ed agli schiamazzi dei passeggeri e della ciurma che vorrebbe ritornare a terra o rifugiarsi nel porto più vicino; ma modifica la posizione delle vele in modo da potere usufruire del vento contrario e, malgrado la tempesta, giungere al porto di destinazione. Così il capitano di una intrapresa commerciale non deve abbandonare a mezzo l’iniziativa quando circostanze poco propizie attraversano il suo cammino; ma deve adattarsi alle nuove circostanze e vincere gli ostacoli.

 

 

Nella storia dei paesi nuovi vi è un momento in cui essi immaginano di dover ricorrere al protezionismo per costituire una forte industria interna.

 

 

Così scrive un Argentino: «Il paese dimostra su quali basi potenti si può stabilire l’industria nazionale. Noi spediamo annualmente all’estero parecchi milioni di cuoi e di pelli non conciate, mentre la Repubblica è ricca di molte materie conciate. Noi potremmo dunque, invece di cuoi greggi, esportare delle calzature ed anche degli articoli manufatti di selleria. La Repubblica Argentina è uno dei paesi che producono la più grande quantità di lane ed in questi ultimi tempi soltanto si è tentato di fabbricare dei tessuti. Noi potremmo esportare altresì delle masse considerevoli di sale, che i nostri saladeros comprano in Spagna. Noi possediamo un gran numero di fiori, frutta, erbe, legname che ci permetterebbero di fabbricare olii aromatici; regioni intiere sono coperte di piante le cui ceneri contengono una grande quantità di soda, la quale potrebbe essere con profitto impiegata alla fabbricazione del sapone; finalmente nel paese vi sono molte materie coloranti e le nostre foreste e le nostre pianure abbondano di piante medicinali … La protezione dello Stato accordata ad un’industria giovane può in alcuni casi favorire il suo sviluppo ed impedirle di soccombere sotto la pressione della concorrenza estera».

 

 

Questo il motivo teorico del protezionismo. L’occasione pratica si ebbe dopo le crisi del 1889 nell’Argentina e del 1890 nel Brasile. Il Governo posto in gravissimi imbarazzi finanziari prestò facile ascolto a quelli i quali sostenevano che l’unico modo di far rifiorire le industrie e le finanze nazionali, di fare affluire l’oro e le braccia era di respingere con forti dazi le importazioni di manufatti esteri. Non è nostro compito ora di dare un giudizio generale sul protezionismo dei paesi nuovi: dobbiamo soltanto occuparci della influenza che esso esercitò sulle sorti della casa Dell’Acqua.

 

 

Cominciò il Brasile ad imporre dei dazi del 100% ad valorem sui tessuti.

 

 

Nell’America una casa di importazione deve poter lavorare con tali elementi che le permettano di sostenere la concorrenza delle forti case tedesche ed inglesi colà da tempo stabilite. Per l’elevarsi dei dazi doganali occorreva nel Brasile un capitale superiore a quello stesso che si richiedeva nell’Argentina. Bisognava quindi o ritirarsi o cambiare indirizzo. Spiaceva al Capitano della intrapresa lasciare il Brasile, paese ricco di tante risorse e tanto promettente. Fece dunque come chi, vista la impossibilità di superare il vento prendendolo di fronte, vira di bordo.

 

 

Nel commercio si combatte per la vittoria e non per il programma. Visto che era impossibile di svolgere il programma di importazione di tessuti e che presto col favore della protezione sarebbero sorti industriali locali a muovergli una concorrenza invincibile, Enrico Dell’Acqua pensò di svolgere un programma misto di industria e di importazione. Impiantando egli stesso un’industria egli si sarebbe assicurato pel primo i guadagni largiti dalla protezione, a preferenza degli indigeni, ed avrebbe continuato a vendere alla sua fabbrica, invece di tessuti, i filati provenienti dall’Italia.

 

 

Importare filati dall’Italia e trasformarli sul luogo in tessuti, questo fu il nuovo programma che spontaneamente si presentò alla mente del Dell’Acqua e che egli a poco a poco riuscì ad attuare. In seguito saranno spiegati i vantaggi derivati dall’impianto delle industrie locali al commercio stesso di importazione dall’Italia. Qui importa osservare soltanto che il Dell’Acqua non si giovò del protezionismo e non lo invocò per giungere all’alta meta d’oggi; ma seppe ottenere la vittoria malgrado gli ostacoli frapposti al suo programma d’importazione dalle alte tariffe doganali.

 

 

Nel territorio di San Roque, amenissimo villaggio della provincia di San Paolo, posto in posizione saluberrima in una conca in mezzo ad alti monti, aveva notata una grossa cascata d’acqua. La forza idraulica è il solo mezzo che ha l’industria nei paesi privi di carbon fossile per lottare con quelli che ne sono ricchi. Il Dell’Acqua memore delle fiorenti industrie italiane, impiantate lungo i corsi d’acqua, non esitò a visitarla; e vistola utilizzabile industrialmente, bene impressionato dalla salubrità e dalla bellezza del paese e dalla cordialità degli abitanti, occupati nell’agricoltura e nell’allevamento del bestiame in piccolo, la comperò e pose subito mano all’impianto della fabbrica progettata. «Si era sui principii del 1891. Per interessare anche i brasiliani e più specialmente i San Rocchesi alla prosperità dell’industria, la quale direttamente ed indirettamente era chiamata ad aumentare il loro benessere, si pensò di costituire una Compagnia, nella quale essi dovessero entrare colla metà del capitale e la casa E. Dell’Acqua e C. coll’altra metà. La Compagnia fu costituita sotto il nome di “Companhia Industrial de Sao Roque”; l’amministrazione e la direzione tecnica era affidata ad un gerente scelto e nominato dalla casa E. Dell’Acqua e C. Il capitale fu fissato in reis 600.000.000 che al cambio d’allora (24 pence) rappresentavano lire it. 1.500.000. Fu votata una prima emissione di azioni di metà del capitale ossia reis 300.000.000 (L. it. 750.000). La casa Dell’Acqua era incaricata dell’acquisto del materiale e del suo montaggio, come pure dell’avviamento dell’industria e della vendita dei suoi prodotti. L’impianto ed il montaggio furono pieni di difficoltà. Era l’epoca memoranda delle forti febbri in Santos, dell’anarchia la più assoluta nel servizio di quella dogana e del disordine più completo nei trasporti. Nessuno voleva andare in Santos, e quei pochi che vi erano rimasti risparmiati dal terribile morbo, facevano assolutamente quello che volevano. Nessun mezzo di controllo per le spese e per la sicurezza della merce, ben felici ancora quando tutto non spariva senza lasciar traccie. Si ringraziava il cielo quando si poteva ricevere in San Roque qualche cassone di macchinario pur anche sfondato e mezzo inservibile. Fu in queste condizioni che si ricevettero i tubi per l’incanalamento dell’acqua, la turbina, le putrelle, le colonne di ghisa, ed infine i telai e le macchine di preparazione. Sia per le spese enormi dello sbarco del macchinario in Santos, sia per le molteplici rotture che obbligavano a replicare molti rinvii di macchine, non si erra calcolando a circa il doppio del normale il costo di impianto della fabbrica».

 

 

Attraverso questa Iliade di guai, il 12 ottobre 1892 si fece la solenne inaugurazione della fabbrica quando mancava ancora una parte del tetto, non era finito il pavimento e faceva difetto molto macchinario. Era la prima fabbrica moderna di tessuti che sorgeva nell’America del Sud, e nasceva per opera di un italiano, la cui costanza e la cui pertinacia in mezzo alle più intense bufere economiche ed alle avversità materiali e spirituali più svariate, sono veramente meravigliose.

 

 

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