Cassa e debiti nel conto del tesoro

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VIII

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 28/02/1925

Cassa e debiti nel conto del tesoro

«Corriere della Sera», 28 febbraio 1925

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VIII, Einaudi, Torino, 1965, pp. 112-115

 

 

 

Il nuovo direttore generale del tesoro, comm. Pace, ha voluto inaugurare la presa di possesso del suo ufficio dando al conto del tesoro un aspetto esterno più decoroso ed introducendo nella prima pagina una innovazione formale, di cui gli saranno gratissimi quanti maneggiano quel documento, perché atta a renderlo più significativo al pubblico. Fino a ieri, la prima pagina, che è quella che più richiama l’attenzione ed a cui molti si fermano, conteneva una situazione riassuntiva di tesoreria. Buona per chi andava a vedere le pagine successive, le confrontava e per conto suo faceva addizioni e sottrazioni, quella pagina è probabile non volesse dir nulla ai non iniziati. Suppongo che la nuova prima pagina di Pace sarà capita da tutti. La riassumo così, per i sette mesi dall’1 giugno 1924 al 31 gennaio 1925 ed in milioni di lire:

 

 

Incassi

12.634,7

Pagamenti

9.601,8

Miglioramento della tesoreria

3.032,9

 

 

Se dovessi dare un consiglio al valoroso uomo, gli suggerirei di rinviare a qualche altro posto una nota esplicativa che sta lì in prima pagina ad usurpare, senza assoluta necessità, un posto prezioso, e ad introdurre una nota esplicativa in cui le cifre suesposte fossero modificate così:

 

 

Incassi per entrate effettive

10.049,2

Incassi per spese effettive

9.036,3

Totale

1.012,9

Incassi per accensioni di debiti ed altre entrate non effettive

2.585,5

Pagamenti per rimborsi di debiti, ecc.

565,5

Totale

2.020,0

2.020,0

Miglioramento della tesoreria  

3.032,9

 

 

Pace nel suo riassunto dice le stesse cose che dico io nella suggerita nota esplicativa; ma, sebbene il suo riassunto sia una innovazione preziosa e sia quanto di meglio possa farsi nei limiti della legge di contabilità che un direttore del tesoro non può permettersi di ignorare, esso obbliga ancora a fare qualche conteggio. Chi lo guarda, a primo tratto può essere indotto a credere che le imposte abbiano nei sette mesi gittato 12.634,7 milioni e le spese ne abbiano assorbito solo 9.601,8 lasciando un supero di 3.032,9 milioni, che andò a migliorare la tesoreria. Sarebbe un’impressione erronea; e chi sa che cosa vogliono significare le parole «movimento di capitali» – «costruzioni di ferrovie» – «partita di giro» fa i suoi conti e riesce alla conclusione della mia nota esplicativa. Ossia, che nei sette mesi, le imposte ed altre entrate effettive gittarono 10.049,2 milioni, che le spese, parimenti effettive, ne assorbirono 9.036,3 e che ci fu un supero effettivo di 1.012,9 milioni. Se a questo supero effettivo, noi aggiungiamo la differenza fra i nuovi debiti ed altre entrate in conto capitale ed i rimborsi di debiti, ecc. ecc. in 2.020 milioni, noi constatiamo che la tesoreria è migliorata appunto per 3.032,9 milioni. Ossia la situazione di tesoreria è migliorata, il che vuol dire che ha meno debiti fluttuanti, per 3.022,9 milioni. Un po’ (1.012,9 milioni) perché ci fu un supero di imposte sulle spese, ed un po’ (220 milioni) perché fece debiti meno fluttuanti, meno pericolosi per essa. Amendue i fatti – supero delle entrate sulle spese effettive e trasformazione di un debito fluttuante di tesoreria in un debito più stabile – sono fatti incoraggianti. Sono perciò persuaso che il Pace troverà modo di metterli subito in evidenza, fin dalla prima pagina, per evitare il pericolo al lettore di cadere in equivoci spiacevoli.

 

 

Le cifre sovra addotte si dicono del «conto del tesoro» e riguardano «competenza» e «residui», ossia entrate e spese dell’anno e residui di anni precedenti. Rispecchiano quel che accade, senza preoccuparsi troppo di quel che doveva accadere nell’anno. Esse sono ai miei occhi le più significanti; e più significante ancora è un’altra cifra, anch’essa di fatto, la quale ci dice che il debito pubblico interno è scemato da 93.163 milioni al 30 giugno 1924 a 91.770 milioni al 31 gennaio 1925, con un meno di 1.393 milioni. La cifra non coincide con quella indicata sovra, sia perché non comprende i debiti esteri, sia per altre minori ragioni contabili; ma la conforta, perché indica la medesima tendenza. Anche la composizione del debito è variata:

 

 

  30 giugno 1924 31 gennaio 1925 Differenza
Debiti lunghi      
Prebellici

12.531

12.511

– 20

Prestiti nazionali

35.998

35.998

Obbligazioni venete

471

724

+ 253

Obbligazioni 4,75%

1.325

+ 1.325

Buoni settennali

4.000

4.000

Buoni novennali

4.000

4.000

Totale

57.000

58.558

+ 1.558

Debiti brevi

Buoni triennali e quinquennali

3.468

3.112

– 356

Buoni del tesoro ordinari

22.236

19.374

– 2.362

Conto corrente fruttifero con la Cassa depositi e prestiti

555

680

+ 125

Totale

26.259

23.666

– 2.593

Debiti di circolazione

Biglietti di stato da L. 5, 10 e 25

2.428

2.400

– 28

Biglietti di banca per conto dello stato

7.476

7.146

– 330

Totale

9.904

9.546

– 358

Totale generale

93.163

91.770

– 1.393

 

 

Ho calcolato fra i debiti a breve scadenza anche i buoni triennali e quinquennali, perché, a causa della data della loro emissione, oramai devono essere per lo più prossimi alla scadenza. Si vede, tirando le somme, che diminuisce il totale, aumentano i debiti lunghi e diminuiscono i debiti brevi e quelli in biglietti. Non c’è che da augurarsi che si seguiti sulla medesima strada.

 

 

Due desideri rimangon tuttavia insoddisfatti in questa materia dei debiti. Il primo riguarda la cifra dei biglietti di banca per conto dello stato, la quale è data in 7.146 milioni di lire. Non v’è dubbio che la cifra è esatta. Ma una piccola annotazione consentirebbe di tener conto di quell’altra circolazione la quale non figura «per conto dello stato» ed in realtà è tale. Forseché i 4.000 milioni tondi di biglietti emessi per conto della sezione autonoma del consorzio valori non sono «in sostanza» un debito dello stato? Così pure se la Banca d’Italia ha scontato e possiede buoni ordinari del tesoro forseché i biglietti emessi come contropartita non sono un debito dello stato? Ambo i debiti di circolazione ora accennati hanno delle contropartite; né qui si vuol che si facciano dei doppi. Sarebbe però utilissimo conoscere la reale consistenza dei debiti e poter guardar dentro a quella distinzione fra circolazione per conto dello stato e circolazione per conto del commercio che spesso è una futilità.

 

 

La seconda domanda riguarda i residui attivi e passivi. Perché, da mesi, il quadro relativo non figura più nel conto del tesoro? Il conto si è perfezionato nella sua parte propria e si va continuamente arricchendo nella appendice di notizie economiche. Ma la scomparsa del quadro dei residui lascia perplessi. Sono persuaso che essa sarà stata motivata dal desiderio di perfezionare il modo di presentare i dati, specie per quanto riguarda la classificazione dei residui a seconda della data di nascita, di cui finora non si teneva conto, e di quella di maturazione, che dovrebbe essere ripartita, anno per anno, fino alla morte definitiva. Se il comm. De Bellis ripristinerà la tabella dei residui con questi perfezionamenti, avrà trovato il più bel modo di far tacere i brontoloni, i quali oggi, nel giorno in cui esce il conto del tesoro, si chiedono: perché non si parla più dei residui?

 

 

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