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La Stampa

Cattedre ambulanti

«La Stampa», 8 ottobre 1898

 

 

 

Sebastiano Lissone, ben noto ai lettori della Stampa per le sue cronache agricole, ha avuto una felice idea: di scrivere e diffondere largamente una relazione sull’attività dell’Ufficio agrario provinciale di Cuneo durante il periodo 1897-98, del cui Comitato direttivo il Lissone è presidente. L’Ufficio agrario provinciale di Cuneo è il primo esempio di Cattedra ambulante di agricoltura istituita nel Piemonte; e l’esempio è stato davvero incoraggiante e fruttuoso.

 

 

Oramai la nozione di ciò che sia una Cattedra ambulante è diffusa nel pubblico, il quale sa che il professore ambulante è una specie di missionario del vangelo agronomico moderno. Il suo è un vero apostolato esercitato in mezzo ai contadini rozzi ed attaccati alle massime consuetudinarie del buon tempo antico, allo scopo di indurli a seguire i dettami della scienza moderna nella lavorazione del terreno, nella preparazione delle sementi, nell’impiego dei concimi chimici e delle macchine perfezionate.

 

 

Tutte queste cose insegna il professore ambulante nelle sue conferenze peripatetiche nei Comuni della Provincia; e dà inoltre consigli orali e scritti agli agricoltori che a lui si rivolgono per avere un indirizzo nelle proprie faccende di campagna. Con questi intendimenti il professore Cesare Forti, direttore dell’Ufficio agrario provinciale di Cuneo, cominciò ad esercitare le sue funzioni il 22 febbraio del 1897.

 

 

Vediamo ora sulla scorta del Lissone quale sia stata la sua opera. Ben novanta furono le conferenze tenute per cura dell’Ufficio provinciale dal Forti e da altri valenti suoi collaboratori nei varii Comuni della provincia di Cuneo; ed il concorso fu dappertutto soddisfacente, e larghissimo nei Comuni viticoli del circondario di Alba e Mondovì, dove i piccoli proprietari accorrono numerosi a sentire la predica dopo la Messa domenicale, a ciò ammaestrati da intelligenti ed operosi agricoltori del luogo.

 

 

Scarso invece è l’uditorio nelle città; triste prova che le classi dirigenti italiane aborrono dalle occupazioni delle campagne e preferiscono argomenti apparentemente più geniali lasciando la cura delle loro terre a persone poco istruite e digiune affatto di studi agricoli. Appena istituito l’Ufficio cominciarono ad affluire domande di agricoltori su questioni pratiche e divennero in breve volger di tempo così numerose che si dovette rinunciare a tenerne nota, non potendosi spesso conoscere il nome dei contadini che sui mercati o nell’Ufficio interrogano alla buona il professore sugli affari che li interessano.

 

 

Per soddisfare il desiderio degli accorsi alle conferenze o per rispondere, senza eccessivo dispendio di tempo, a moltissimi quesiti identici, si trovò conveniente di pubblicare, mediante la stampa, alcune succinte istruzioni, sia a mezzo dei giornali locali, politici o prettamente agricoli ai privati, ai Comuni e ad istituzioni rurali.

 

 

Furono così diffuse istruzioni su ben 27 argomenti diversi, finché la domanda crescente di questi stampati indusse l’Ufficio ad iniziare la pubblicazione di un periodico mensile che sotto il nome di Agricoltura subalpina divenne ben presto, anche pel suo mitissimo prezzo e pel suo carattere popolare, il consigliere schietto ed assiduo dei nostri agricoltori.

 

 

Non si mancò di istituire campi di prove o di dimostrazione, che sono il mezzo più efficace di insegnare e di convincere colla prova dei fatti. Grazie al concorso volenteroso di non pochi proprietari ed anche degli stessi massari e coloni, fu possibile istituire nel 1897-98 ben 38 campi sperimentali su varii Comuni della provincia e su terreni di natura differente, e dappertutto si ottennero risultati favorevoli e tali da incoraggiare gli agricoltori all’impiego dei concimi chimici.

 

 

Un intelligente e munifico cittadino di Cuneo, l’architetto Antonio Bono, aveva lasciato alla città di Cuneo la somma di lire cinquantamila per l’istituzione di una scuola pratica di agricoltura. Non se ne era mai fatto nulla perché il reddito annuo di lire 2500 era assolutamente insufficiente al mantenimento di una scuola regolare. Sorto l’Ufficio provinciale, il legato Bono fu annesso alla Cattedra ambulante e col nome di Istituzione Agraria Bono si poté in via di esperimento impiantare una Cattedra ambulante riservata al solo Comune di Cuneo collo scopo di impiantare in diversi punti del territorio comunale campi sperimentali per istruire gli agricoltori, di costituire un deposito di macchine moderne da concedersi in prestito od a nolo dietro mite compenso, di iniziare corsi speciali per la potatura e per l’innesto di piante da frutta, di impartire lezioni pubbliche di agricoltura.

 

 

Il programma, grazie all’intervento della Cattedra ambulante, è in via di esecuzione; e col tenue reddito di 2500 lire annue si fecero prova di macchine, di potature di piante fruttifere, si misero a disposizione degli agricoltori estesi campi sperimentali, si impartì un corso di lezioni pubbliche settimanali a 68 iscritti, numero ignoto nelle scuole mantenute con grave dispendio dal Governo, e con una minuscola esposizione di sementi di erbe di ortaggi si interessano gli agricoltori a sperimentare ed introdurre nei loro poderi nuove qualità di piante. Né qui si ferma l’opera benefica della Cattedra ambulante; ché, senza parlare dell’ aiuto dato alla campagna antifillosserica, essa ha istituito una Camera Agraria, la quale promette di diventare una delle cooperative più caratteristiche e più floride del Piemonte.

 

 

Era così universalmente sentito dagli agricoltori il bisogno di essere garantiti contro la frode e contro l’usura nel commercio dei concimi e delle sementi che quasi quotidianamente giungevano all’Ufficio richieste numerose ed insistenti di provvedere quelle materie.

 

 

Ciò che non si poteva fare direttamente da un istituto eminentemente didattico, e che purtroppo non poteva essere compiuto da una vera e propria cooperativa, di difficilissima attuazione fra persone poco adatte per esagerata diffidenza allo sforzo combinato, fu assunto dalla Camera Agraria, ente autonomo alla dipendenza della Cattedra ambulante e sussidiata dalla Camera di commercio e dalla Cassa di risparmio di Cuneo, la quale dimostra così di essersi saputo mettere a capo, specie per merito dell’avv. Berrini, delle Casse piemontesi, se non per grandiosità di capitali, per la spinta data sotto molteplici forme (creazione di casse rurali, sconti, sussidi a scuole, ecc.) all’agricoltura ed ai commerci. Dopo pochi mesi di azione la Camera Agraria aveva ricevuto ben 280 richieste e distribuito per lire 28,390 di merci.

 

 

Del favorevole risultato ottenuto merita lode l’Ufficio agrario della provincia di Cuneo, che si incammina ad emulare valorosamente le prime e più famose Cattedre ambulanti d’Italia, anche pel coordinamento della funzione didattica colla cooperazione di credito e di acquisto. La espansione gloriosa del movimento a favore delle Cattedre ambulanti ci rende molto scettici su una iniziativa che nei trascorsi mesi estivi è stata lodata a lungo: i campicelli scolastici ideati dal ministro Baccelli. Noi temiamo che la agricoltura infantile del ministro della pubblica istruzione sia destinata a fomentare soltanto funeste illusioni ed a creare nuovi titoli ad inutili onorificenze.

 

 

Non è in un meschino orto suddiviso in minuscoli appezzamenti che il maestro, digiuno spesso di ogni rudimento dell’arte agraria ed alieno per spirito di classe dai lavori della campagna, potrà insegnare a dei ragazzi irrequieti le vie del risorgimento agricolo; senza macchine perfezionate, senza esperienze in grande e costose non si insegnano i metodi perfezionati di agricoltura. L’avvenire dell’insegnamento agricolo è altrove: nei campi sperimentali, nelle conferenze all’aria libera, nei benefici apportati dalle casse rurali e dalle istituzioni cooperative si deve trovare la leva nascosta che trionferà del misoneismo campagnuolo.

 

 

E quando gli adulti avranno compresa l’utilità economica delle migliorate pratiche agricole, si può star sicuri che i figli ne seguiranno l’esempio, senza che si debbano sprecare inutilmente energie e quattrini nell’insegnare ai ragazzi delle scuole elementari il modo migliore di mettere sossopra il terreno in minuscoli appezzamenti della larghezza di poche spanne.

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