Cinque ministeri e tre sistemi monetari

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. V

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 15/04/1920

Cinque ministeri e tre sistemi monetari

«Corriere della Sera», 15 aprile 1920,

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. V, Einaudi, Torino, 1961, pp. 717-719

 

 

 

La notizia che il ministero del tesoro ha promesso di equiparare le paghe dei postali e dei doganali a quelle dei ferrovieri e che quindi l’ostruzionismo è cessato alla stazione di Modane avrà fatto tirare il fiato a migliaia di commercianti ed industriali italiani che attendevano dalla Francia merci spedite e pagate ed arenatesi da tempo al di là della frontiera.

 

 

Pochi, però, avranno compreso la ragione del singolare ostruzionismo. Il quale si riannoda ad una delle caratteristiche fondamentali della nostra amministrazione. In Italia i ministeri sono altrettante potenze sovrane, indipendenti e spesso prive di vicendevoli rapporti diplomatici.

 

 

A Modane vivono, gli uni allato agli altri, cinque specie di funzionari italiani dipendenti da cinque diversi ministeri. Ciò basta perché ivi, invece di uno solo, vigano tre (al minimo, per quanto si può riuscire a capire in tanta confusione) sistemi monetari diversi usati dallo stesso tesoro, quello italiano, nel pagare le sue cinque categorie di funzionari.

 

 

Primo metodo: pagamento in vaglia internazionali ossia in franchi francesi. Sono pagati così i militari dipendenti dal ministero della guerra (10 ufficiali a franchi 25, 6 sottufficiali a franchi 14, e 15 soldati a franchi 10) e i funzionari di polizia dipendenti dal ministero dell’interno (circa 10 a franchi 25).

 

 

Secondo metodo: ferrovieri, i quali sono pagati in lire italiane con l’aggiunta del cambio dell’oro. Era il sistema usato per tutti dal 1893 al 1915 e conservato poi per i soli ferrovieri.

 

 

Terzo metodo: i funzionari delle poste e delle dogane pagati in lire italiane, con l’aggiunta del cambio sulla Francia, diminuito del 15%.

 

 

Che i funzionari italiani di stanza a Modane debbano essere pagati in moneta francese si capisce. Vivono in territorio francese e debbono far le spese in moneta francese. Ma che si debbano adoperare tre sistemi monetari diversi solo perché le amministrazioni sono cinque è incredibile. Innanzi tutto è senza senso che, in piena pace, debbano ancor vivere a Modane 30 militari e 10 funzionari di polizia col solo scopo di consumar diarie in franchi e disturbare i viaggiatori. O non basterebbe un paio di funzionari di polizia? A parte ciò, ecco il conto che si può fare per un funzionario provveduto di uno stipendio, che in Italia sarebbe di 500 lire-carta al mese, il quale sta invece di stanza a Modane, supponendo il cambio sui franchi francesi a 160 ed il corso dell’oro a 400:

 

 

Se egli è militare o delegato di P. S. percepisce 500 lire più il 60%, ossia 300 lire. Totale 800.

 

 

Se egli è ferroviere riscuote 500 lire moltiplicate per quattro, ossia 2000 lire al mese.

 

 

Se egli è postelegrafonico o doganale riscuote 500 lire più il 60% diminuito del 15%, ossia 725 lire al mese.

 

 

I confronti sono inevitabili, quotidiani, odiosi. Ci sono semplici manovali ferroviari che riscuotono più di un capitano e tre volte tanto del vice – ispettore di dogana. E quante migliaia di lire al mese gode quel fortunato macchinista il quale abbia la ventura di essere di stanza al di là del Frejus? Il direttore generale delle ferrovie dello stato non ha ancora chiesto di essere promosso capostazione a Modane?

 

 

I postali ed i doganali denunciano anche le spese folli che i ferrovieri, provvisti di stipendi così larghi, fanno e il conseguente rincaro dei generi alimentari e di ogni derrata nella località. E stanchi di non essere ascoltati, per ottenere la perequazione avevano fatto ricorso all’arma consueta oramai degli impiegati italiani: l’ostruzionismo. Naturalmente, essi sono riusciti a farsi sentire. Ma quale sarà la soluzione adottata: tutti pagati in franchi francesi, o tutti pagati in oro? E se si adotta quest’ultima soluzione, come si potrà giustificare il trattamento di favore eccezionale fatto ai pochi impiegati italiani viventi a Modane, non solo in confronto ai loro colleghi italiani, ma a quelli francesi, anzi di tutto il mondo?

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