Circolazione e credito

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VIII

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 08/08/1925

Circolazione e credito

«Corriere della Sera», 8 agosto 1925

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VIII, Einaudi, Torino, 1965, pp. 410-412

 

 

 

Chi poteva prevedere che anche quest’altro frusto sofisma dovesse essere rimesso a nuovo e potesse perfino sembrare necessario confutarlo? Il sofisma dice: il credito è necessario ed è utile: con i biglietti nuovi si dà credito alle industrie; quindi i biglietti nuovi sono utili. Quindi, sviluppando, è utile aumentare la circolazione per dare impulso all’industria nazionale; quindi coloro i quali si oppongono all’aumento della circolazione sono nemici dell’espansione dell’industria nazionale, mortificatori delle energie incoercibili del paese.

 

 

Si resta in verità mortificati di dover rispondere a siffatte insulsaggini. Il credito è strumento necessario e vantaggiosissimo di progresso economico, di iniziative industriali, agricole, commerciali. Senza credito nessun paese moderno potrebbe vivere.

 

 

Sanno tuttavia i paracarri che cosa sia il «credito» di cui giustamente si dicono meraviglie. Credito è intermediazione tra chi produce risparmio e chi usa il risparmio prodotto. Tizio, professionista, risparmia in un anno 10.000 lire. Egli non è in grado di impiegare direttamente le 10.000 lire che ha disponibili. Ha da fare il mestier suo di medico, di avvocato, di ragioniere e non può metter su fondaco, impiantar laboratorio, piantar vigneti, ecc. Se presumesse di farlo, farebbe male, perché gli mancano competenza ed esperienza. Ed allora egli fa credito, per lo più indirettamente, attraverso banche o casse di risparmio od acquisto di obbligazioni od azioni, agli industriali od agricoltori che hanno competenza ed esperienza e difettano di capitali sufficienti a sviluppare, quanto si potrebbe, le imprese di cui essi sono a capo.

 

 

Questo e non altro è il credito sano, fecondo, incitatore di progressi economici, creatore di potenza e di ricchezza. Il credito trasferisce il risparmio da chi lo ha prodotto e non è in grado di utilizzarlo direttamente a chi sa impiegarlo, possedendo le idee e la pratica che all’uopo sono necessarie.

 

 

La stampa dei biglietti è la contraffazione del credito. Alla sorgente di essa non sta alcun risparmio; sta un torchio. Ad una realtà si sostituisce una illusione; al grande dramma economico la farsa arlecchinesca. Il credito non è un bene, che si ottenga senza fatica. All’origine di esso sta sempre, deve stare, un sacrificio, una rinuncia. Occorre ci sia qualcuno, il quale volontariamente abbia rinunciato a consumare subito le 100, le 1.000, le 10.000 lire del suo salario, onorario, reddito; e si disponga ad imprestarle altrui. Se le cose stanno così e finché stanno così, il credito è utile; perché è uno strumento il quale facilita l’astensione dal consumo immediato e la consacrazione di parte delle forze esistenti a produrre macchine o vigneti o ferrovie invece che oggetti di pronto godimento.

 

 

Cosa fa il torchio da stampa dei biglietti? Forseché esso ha la virtù di mutar la testa alla gente, inducendola a risparmiare invece che a godersi la bella vita? Il torchio, forse, produce una galvanizzazione momentanea dell’industria; una specie di puntura di morfina o di cocaina. L’industriale, a cui sono mutuati i biglietti da mille, riesce, come nel caso del credito vero, a far fare macchine, a impiantare laboratori ecc. Ma nel caso del vero credito, quello ottenuto col risparmio, i biglietti da mille da lui ricevuti a prestito non li ha più il risparmiatore originario. La potenza di acquisto esistente resta solo di 10.000 lire. Cambiano le merci richieste; ma se ne richiedono sempre e soltanto per l’ammontare di 10.000 lire. I prezzi restano fermi. Nel caso del pseudo credito con biglietti nuovi, alle vecchie 10.000 lire che aveva in mano il risparmiatore, si aggiungono 10.000 nuove lire in biglietti fiammanti. Crescono di numero i biglietti che fanno domanda di merci. I prezzi salgono. La puntura di morfina ha esaurito il suo effetto. L’industria non acquista nulla di più a prezzi 110 di quanto acquistasse prima a prezzi 100.

 

 

Anzi, a breve andare, acquista meno. Quel tizio risparmiatore, il quale accantonava 10.000 lire all’anno perché era sicuro che alla fine dell’anno avrebbe ricevuto il rimborso delle stesse 10.000 mutuate, più 500 lire d’interessi; ora che teme di ricevere il rimborso di 10.000 lire ridotte di valore, per la concorrenza della nuova carta stampata, sente diminuire il suo stimolo a risparmiare. Perché mettere da parte 10.000 per riavere 9.000 od 8.000 o 5.000? Presto, non basta più offrirgli il 6, il 7, il 10, il 20 e persino il 100% d’interesse. Ad un certo punto, in Germania non bastò più alcun saggio di interesse a provocare la formazione del risparmio. La tragedia dell’industria tedesca nel momento attuale è la insufficienza del nuovo risparmio in confronto ai suoi bisogni. Rotta la molla del risparmio, è impresa lunga e difficilissima restaurarla e tornare a far funzionare il delicato meccanismo psicologico che è al fondo dell’economia moderna.

 

 

Perciò bisogna, al posto del sofisma enunciato in principio del presente articolo, porre il seguente sillogisma: qualunque provvedimento il quale tolga stimolo al risparmio è dannoso al credito; la stampa di biglietti nuovi a corso forzoso danneggia ed uccide il risparmio; quindi la stampa di biglietti nuovi è dannosa al credito. Quindi, ancora, sviluppando, l’aumento di circolazione, essendo dannoso al credito, è contrario all’industria nazionale ed all’espansione economica italiana. Quindi gli inflazionisti sono i veri avversari dell’incremento, anzi della semplice conservazione, della potenza economica d’Italia.

 

 

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