Come si delinque in Italia

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 06/04/1901

Come si delinque in Italia

«La Stampa», 6 aprile 1901

 

 

 

È stata pubblicata di questi giorni la statistica giudiziaria e penale per il 1898. Crediamo interessante estrarne qualche dato sul movimento della delinquenza in Italia.

 

 

E prima gli imputati. Mentre nel 1890-92 gli imputati per cui vi fu denuncia erano 709,000, vi fu un aumento progressivo negli anni susseguenti che li portò nel 1898 alla ragguardevole cifra di 898,000. Dei quali 462,000 imputati presso i pretori e 436,000 presso gli Uffici dei Pubblici Ministeri.

 

 

Non tutti gli imputati per cui vi fu denuncia furono tratti in giudizio. Nel 1898 i giudicati furono 693,000. Nel 1880-86 erano stati in media soltanto 442,000. Sui 693,000 tratti in giudizio nel 1898, ben 562 furono giudicati dai pretori per lievi reati e contravvenzioni, 126,000 dai Tribunali Penali e 4932 dalle Corti d’Assise.

 

 

E passiamo ai condannati. Anche qui il crescendo è notevole. Nel 1881-86 furono 314,000 (109 per ogni 10,000 abitanti). Nel 1898 erano saliti a 424,000 (134 ogni 10,000 abitanti). L’aumento è del 35 per cento. L’aumento è grave per i condannati dai pretori (da 251,000 a 335,000), notevolissimo per i condannati dai Tribunali (da 57,000 ad 86,000), mentre invece il numero dei condannati dalle Corti d’Assise scema da 5718 a 3254. È un vero esercito che viene condannato ogni anno; del 20 per cento superiore alla intera popolazione di Torino.

 

 

Per quali motivi tanta gente fu tratta in giudizio e condannata? Qui la risposta si riferisce non più al numero dei condannati, ma a quello dei reati, i quali possono essere stati commessi da una o da più persone. Orbene nel 1898 i reati giudicati in primo grado dalle varie magistrature furono 576,000.

 

 

Di questi, 259 furono contravvenzioni, 83,000 delitti diversi, 68,000 lesioni personali volontarie, 65,000 furti, 62,000 diffamazioni ed ingiurie, 14,000 violenze, resistenze ed oltraggi all’Autorità, 12,000 truffe ed altre frodi, 3923 delitti contro il buon costume e l’ordine delle famiglie, 2818 falsità in monete ed in atti, 2084 omicidii, 1430 rapine, estorsioni e ricatti.

 

 

Il grosso dei reati è dato dalle contravvenzioni: quasi la metà. Può quindi riuscire interessante vedere a quali cause siano dovute le contravvenzioni. La quota più rilevante è data dalle 81,000 contravvenzioni a regolamenti locali; vengono poi 41,000 contravvenzioni a leggi diverse, 32,000 contro la legge di pubblica sicurezza, 16,000 per porto abusivo d’armi, 16,000 per mendicità abusiva, 12,877 per ubriachezza,12,852 per perturbazione dell’ordine pubblico, 12,848 per contravvenzioni alle leggi forestali, 10,699 per contravvenzioni alle leggi finanziarie, ecc.

 

 

Quanto alla distribuzione regionale della delinquenza, si osserva che, per il totale generale dei reati, la media del Regno (2569 reati denunziati ogni 100,000 abitanti) è superata in larga misura dal Lazio (10,415), dalla Sardegna (4514), dalle Calabrie (3655) e dalla Campania col Molise (3519), mentre ne restano al disotto tutti i compartimenti dell’Italia Settentrionale e della Centrale, all’infuori del Lazio e della Toscana. Prendendo a considerare alcune particolari categorie di reati, risulta che la Sicilia presenta il maggior numero di omicidii (28.38 ogni 100,000 abitanti). Seguono ad essa la Sardegna (27.51), la Campania (24.23), le Calabrie (19.87). Nell’Italia Settentrionale ed in una parte dell’Italia Centrale gli omicidii sono di gran lunga meno frequenti, e scendono a 2.74 nel Veneto, a 2.93 nella Lombardia, a 4.96 nell’Emilia, a 5.35 nel Piemonte ed a 5.71 nella Toscana.

 

 

Le elezioni personali raggiungono il massimo nelle Calabrie (598 per 100,000 abitanti), negli Abruzzi (515) e nella Campania e Molise (497), mentre le proporzioni più basse si hanno nel Veneto (115), nell’Emilia (115), nel Piemonte (126) e nella Lombardia (135).

 

 

Anche i reati contro il buon costume e l’ordine delle famiglie sono generalmente più numerosi nei compartimenti dell’Italia Meridionale; nella Sicilia se ne noverano 45 su 100,000 abitanti, nelle Calabrie e nelle Puglie 43, nella Campania 36. Il minimo è dato dal Veneto con 9.36, dell’Emilia con 9.48 e dal Piemonte con 9.70.

 

 

Passando ai delitti contro la proprietà, per le rapine, le estorsioni ed i ricatti stanno al sommo della scala la Sicilia con 29.77, la Sardegna con 25.92, il Lazio con 16.16; si trovano invece all’estremo opposto il Veneto con 3.26, la Lombardia con 5.19, le Marche e l’Umbria con 5.31 e gli Abruzzi con 5.47.

 

 

I furti d’ogni specie sommano a 1067 per 100,000 abitanti nella Sardegna, a 776 nel Lazio, a 662 negli Abruzzi e a 563 nelle Calabrie, mentre non se ne contano che 253 nel Piemonte e 273 nel Veneto. Le falsità in monete e in atti sono frequenti nel Lazio (72 per 100,000 abitanti); nella Sardegna (70) e nella Toscana (51); sono relativamente scarse negli Abruzzi (30) e nell’Emilia (34).

 

 

Alle violenze e resistenze all’Autorità si mostra particolarmente proclive la popolazione del Lazio (122), alla quale tien dietro quella della Sardegna (81) e della Campania (77); ne appariscono maggiormente alieni gli abitanti del Piemonte (24) e della Lombardia (27), sempre per 100,000 abitanti. Sono cifre quelle riassunte sopra che fanno pensare.

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