Confronti suggestivi

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 25/03/1901

Confronti suggestivi

«La Stampa», 25 marzo 1901

 

 

 

Ciò che accade in questi giorni a Marsiglia è molto grave. Gli scioperi nei grandi porti marittimi del Mediterraneo e negli stabilimenti metallurgici che ne dipendono paiono essere divenuti contagiosi. L’anno scorso era Marsiglia, in dicembre Genova, ieri Palermo e Napoli, oggi di nuovo Marsiglia.

 

 

I motivi economici di codesti scioperi sono diversi gli uni dagli altri, come pure son varie ed importantissime le conseguenze che essi possono esercitare sulle correnti di traffico e sullo spostamento degli approdi da un porto all’atro e fors’anco dal bacino del Mediterraneo a porti situati su altri mari e pur capaci di provvedere a quei mercati dell’Europa centrale intorno ai quali così viva ferve la lotta della concorrenza.

 

 

Ma non è di queste caratteristiche economiche dello sciopero marsigliese che noi vogliamo oggi parlare; bensì di alcuni singolari confronti politici che ci suggerisce l’esame dei due scioperi di Genova e di Marsiglia. In dicembre scorso, a leggere i giornali socialisti, nessuna condanna sembrava sufficiente per bollare l’opera del Governo italiano, il quale aveva disciolto la Camera del lavoro di Genova.

 

 

Ed anche quando il Governo, riconoscendo l’errore commesso, permise la ricostituzione della Camera del lavoro, consentì che migliaia e migliaia di operai si radunassero in pubblico Comizio e quasi parve capitolare dinanzi ad una dimostrazione di piazza, i partiti estremi non vollero dare venia al Ministero Saracco e provocarono quella discussione la quale preluse alla caduta del Gabinetto. Il reato ed anzi il tentato reato parve tanto grave agli estremi che, pur essendo animati dalle migliori disposizioni verso il Saracco, credettero doveroso di sbalzarlo dal potere,per aver voluto compiere cosa che a nessun socialista ed a nessun repubblicano mai sarebbe venuto in mente di compiere. Oggi noi vediamo a Marsiglia che cosa siano capaci di fare i Governi repubblicani e precisamente i Governi repubblicani in cui un socialista sta a capo del dicastero del commercio.

 

 

Lasciando da parte ciò che costituisce semplice misura di polizia od è repressione di disordini effettivamente scoppiati, è certo che il Governo di Francia non dubitò di fare spazzare le strade da cariche di cavalleria in tutti quei luoghi dove cominciava a formarsi qualche assembramento, anche se questo non costituiva una reale minaccia dell’ordine pubblico. Se il mite Saracco avesse fatto altrettanto quando sulle terrazze di via Milano a Genova si radunava una moltitudine immensa e la circolazione delle persone, dei carri e delle tranvie rimaneva per ore ed ore interrotta che cosa non avrebbero detto i socialisti?

 

 

Neppure dubitò un solo istante il Governo francese nel far espellere gli istigatori dello sciopero e nell’incarcerare i compagni più accesi nella propaganda. Ed anche qui quanto non si sarebbe gridato se il Governo italiano avesse ordinato l’espulsione da Genova dei deputati socialisti e repubblicani e degli altri capi del movimento operaio che incoravano le masse alla resistenza?

 

 

È noto infine che il presidente del Consiglio Saracco, antico liberale monarchico, certo non sospetto di socialismo, volle cortesemente e prontamente ricevere i delegati operai della Camera del lavoro; non solo, ma dopo essersi trattenuto con essi in amichevole colloquio, fece ragione alle lagnanze ad alle domande degli operai, condiscendendo forse più di quanto il prestigio del Governo richiedesse. In Francia il repubblicano Waldeck-Rousseau, presidente del Consiglio dei ministri, non solo non riceve gli operai, ma apertamente fa intendere che non avrebbe nemmeno ricevuto il primo magistrato di Marsiglia, il sindaco Flaissières, sol perché sospetto, come socialista, di simpatizzare cogli scioperanti.

 

 

Né basta. Il sindacato Flaissières si rivolge al compagno suo di fede socialista, Millerand, che l’ironia della sorte ha voluto fosse appunto adesso capo del Ministero del commercio, pregandolo di intercedere presso Waldeck-Rousseau perché gli venisse concesso un colloquio. Ed il socialista ministro Millerand trasmette al presidente del Consiglio il telegramma del sindaco compagno di fede senza pure aggiungervi un rigo di raccomandazione od anche di benevolo commento.

 

 

Noi non vogliamo dire che Waldeck-Rouseau abbia fatto male a tutelare colla massima energia l’ordine pubblico, e che male abbia operato il Millerand nel rifiutare di interessarsi a pro degli scioperanti. Anzi, diciamo che bene hanno fatto, se ciò era necessario per ristabilire l’ordine pubblico turbato ed affrettare il momento della pacificazione.

 

 

Ma non è forse interessante e profetico il fatto dei repubblicani e dei socialisti che in Italia gridano contro un Governo il quale molto più benignamente si è comportato di fronte agli operai di quanto non si siano comportati i loro colleghi giunti al potere in Francia?

 

 

E non è forse questo un altro indizio dell’universale tendenza dei repubblicani e dei socialisti a mutar natura quando il favor degli eventi li abbia portati al potere?

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