Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VII

Corriere della Sera

Conto del tesoro e debiti pubblici

«Corriere della Sera», 27 novembre 1923

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol.VII, Einaudi, Torino, 1963, pp. 467-471

 

 

 

Il conto del tesoro al 31 ottobre offre al ricercatore qualche altra nuova materia di studio. Alla prima parte, che era il conto del tesoro propriamente detto, degli incassi e dei pagamenti considerati in blocco, senza riguardo al loro riferimento all’anno in corso ovvero agli anni precedenti, si era già aggiunta una situazione di bilancio, la quale ha per iscopo di chiarire quanta parte delle entrate assegnate all’esercizio corrente sia stata già accertata o riscossa e quanta parte delle spese previste a farsi sia stata già impegnata. Notizia assai utile, poiché fa vedere come procedono le riscossioni in confronto all’aspettativa e quanto sia ancora disponibile sulle somme a spendersi.

 

 

Ora si aggiunge una terza parte, detta situazione riassuntiva dei debiti pubblici, la quale vuole a colpo d’occhio far vedere come, in conseguenza dei fatti descritti nelle due prime parti, cresca (in avvenire speriamo di poter anche scrivere: e diminuisca) il debito pubblico.

 

 

Quest’ultima è forse la tabella più interessante di tutte. Certamente è la più persuasiva per il gran pubblico. Intorno alle altre cifre si può discutere, essere in dubbio, non capire bene il significato, non di rado misterioso, di singole scritturazioni. Ma sul crescere e diminuire dei debiti non v’è contestazione possibile. Almeno non vi dovrebbe essere. Fino a ieri, le notizie sul debito si dovevano ricercare attraverso a parecchi documenti. C’era la situazione detta «dei debiti pubblici dello stato» la quale veniva periodicamente pubblicata a parte sulla «Gazzetta Ufficiale». Ma, innanzi tutto, la situazione era trimestrale e non attaccava bene con il conto del tesoro che era mensile; e, poi, chi la guardava vedeva, con stupefazione non piccola, che il totale dei debiti pubblici dello stato ammontava, secondo quel documento, solo ad 81,2 miliardi di lire; mentre per lo più si sentiva parlare di cifre assai più vistose. La spiegazione stava in ciò che quel documento non comprendeva i debiti detti «fluttuanti» registrati nel conto del tesoro. Bisognava fare le somme; ma non sempre il non iniziato sapeva bene cosa sommare e cosa no; e il perché del sì e del no. Ora, finalmente, il ministro fa lui la somma, ufficialmente, e quindi sappiamo a che attenerci. Riproduco tale e quale la tabella, perché immagino possa riuscire interessante per i lettori:

 

 

 

Al 30 giugno 1923

Al 31 ottobre 1923

Differenze in + o in –

Debiti patrimoniali all’interno

 

Debiti prebellici

 

13.291

13.286

– 5

Prestiti nazionali

 

36.021

36.021

Buoni del tesoro poliennali

 

10.718

11.162

+ 444

Obbligazioni delle «Venezie»

 

91

+ 91

 

Totale interni

60.030

60.560

+ 530

 

 

All’estero

22.187

22.157

– 30

 

 

Debito Fluttuante

 

Buoni del tesoro ordinari

 

24.713

24.996

+ 283

Biglietti di stato

 

2.428

2.428

Circolazione bancaria per conto dello stato

 

7.764

7.758

– 6

Conto corrente fruttifero con la Cassa depositi e prestiti

 

351

548

+ 197

 

Totale fluttuante

35.156

35.730

+ 474

 

 

Totale generale

117.473

118.447

+ 974

 

 

Tutto ciò che si può ancora desiderare è qualche spiegazione la quale valga a fare interpretare le cifre della tabella. Questo è un desiderio legittimo anche per le altre due parti del documento: conto del tesoro e situazione di bilancio. Già da qualche mese il documento è assai più ricco di note e di allegati istruttivi. Ne aggiunga altri l’on. De Stefani, senza timore di spiegarsi troppo. Purtroppo ci sono due sole persone in Italia in grado di capire perfettamente le due prime parti del documento; e sono il comm. Pace per il conto del tesoro e il comm. De Bellis per la situazione di bilancio. Sono essi i soli a capire tutto, perché sono, ciascuno per la propria parte, i compilatori delle tabelle. È probabile che essi ritengano certe nozioni ovvie, perché essi hanno sulla punta delle dita leggi, regolamenti, metodi di scritturazione. Io vorrei pregare i due valorosi uomini ed il ministro di mettersi nei panni di chi non sa nulla: né leggi, né regolamenti, né metodi di scritturazione. Non basta citare numeri e date di leggi, perché non uno su mille ha tempo di andare a far confronti. Bisogna, a poco a poco, aggiungere note a note in guisa che alla fine il documento, vanto d’Italia, sia accessibile a tutti.

 

 

Faccio subito un po’ alla rinfusa, alcune domande:

 

 

  • perché, nei debiti non sono inclusi i 1.440 milioni di vaglia del tesoro ed i 281 milioni di buoni di cassa che alla data del 31 ottobre erano in circolazione, secondo quanto è detto poche pagine innanzi nel conto del tesoro?

 

 

  • perché la «circolazione bancaria per conto dello stato» comprende, come avverte una nota, 342 milioni a debito della cassa depositi e prestiti, e comprende anche tutti i 548 milioni che la cassa depositi e prestiti versò in conto corrente allo stato, servendosi, in parte, del ricavo dei 341 milioni di biglietti anticipatile dalle banche di emissione all’uopo? Lo stato come può, contemporaneamente, essere debitore due volte, di 341 milioni di biglietti somministrati dalle banche alla cassa e poi degli stessi 341 milioni che la cassa versa in conto corrente al tesoro? Probabilmente c’è una ragion formale della cosa; ma in sostanza, non si calcola due volte lo stesso debito a carico dello stato? Nel conto del tesoro, invero, i 342 milioni figurano al credito del tesoro. Come, nell’ultima pagina, possono andare a debito?

 

 

  • perché nei diversi conti le stesse partite figurano alla stessa data con cifre diverse? Ad esempio i 548 milioni dovuti alla cassa depositi in conto corrente nel conto del tesoro sono soltanto 518. I biglietti di stato sono 2.428 nella tabellina riprodotta; ma, alcune pagine prima, nel conto del tesoro, la cifra era solo di 2.428 milioni. La spiegazione qui è nota. Trattasi di 400 milioni di biglietti antichi, i quali, per qualche ragione formale, non figurano nel conto del tesoro. Noi, che l’avevamo sentito dire, aggiungevamo sempre mentalmente 400 milioni alla cifra registrata. Anche il ministro oggi fa la stessa aggiunta; non sarebbe stato bene spiegare il perché di essa.

 

 

  • ancora. La circolazione bancaria per conto dello stato è dichiarata nella tabellina in 7.758 milioni. Faccio le somme delle partite contenute in altra pagina alla stessa data e trovo:

 

 

Anticipazioni statutarie

 

6.065

Anticipazioni per il ritiro buoni cassa veneta

 

40

Anticipazioni per il cambio delle valute austro – ungariche

 

764

Somministrazioni di biglietti bancari

 

700

Anticipazioni a debito della cassa depositi e prestiti

 

342

 

7.911

 

 

La differenza tra 7.911 e 7.758 è 153 milioni, che certamente devono essere registrati in qualche luogo; ma è perdonabile chi da sé non riesce a trovarli.

 

 

Dunque: note e chiarimenti, sempre in maggior numero ed ogni volta ripetuti. Questa mi pare la sola raccomandazione formale da fare ad un ministro, a cui non si può certo rimproverare di non avere soddisfatto già parecchi desideri del pubblico intorno al conto del tesoro.

 

 

Dal punto di vista sostanziale voglio oggi fare una sola osservazione intorno alla tabellina che ho riprodotto. Quel totale di 118 miliardi e mezzo di debito pubblico è un totale, ove sia completamente illustrato, correttissimo formalmente; ma è un totale che bisogna ben tenere in mente essere privo di qualsiasi significato. Per due ragioni; delle quali la prima, notoria, è la non paragonabilità dei 22.157 milioni di debito estero con gli altri miliardi del debito pubblico. Gli altri debiti sono espressi in lire carta; questi sono espressi parte in dollari e parte in sterline. Io non direi che nelle altre parti del conto non si debba seguire il metodo oggi usato, necessario per far le somme e parificare i conti. Ma qui, nell’ultima pagina illustrativa, ben si potrebbero scrivere le cifre come sono. Ossia togliere del tutto i 22.157 milioni di lire, e scrivere invece: tanti milioni di dollari al governo americano, tanti milioni di sterline al governo inglese, tanti milioni di dollari (se ce ne sono, come si dice) a privati americani, tanti milioni in contos brasiliani (che ora furono rimborsati) ecc. ecc. Non sarebbe una novità; ché molti governi tengono conti in diverse monete. Ed avrebbe il vantaggio di mettere in evidenza che si tratta di un debito non paragonabile agli altri, sia perché è espresso in monete diverse dalla nostra, con rischi variabili di apprezzamenti o deprezzamenti, sia perché esso è su un piano morale tutt’affatto differente, e molti pensano che esso finirà di formare oggetto di cancellazione totale o parziale.

 

 

La seconda ragione è la inclusione nel totale di 2.428 milioni di debiti per biglietti di stato e dei 7.758 milioni per biglietti di banca emessi per conto dello stato. Questi 10.186 milioni sono infruttiferi di interessi; e dalla loro conservazione o diminuzione dipende il peso degli altri debiti. Se quei biglietti sono conservati tali e quali, il resto del debito interno, ossia 86.104 milioni, pesa sui contribuenti per altrettante lire piccole e non più.

 

 

Se invece si rimborsassero in tutto od in parte i 10.186 milioni di biglietti, ecco rivalutarsi la lira; e gli 86.104 milioni di debito interno tendere a pesare davvero sui contribuenti fino al massimo di 86.104 milioni di lire antiche. Che significato ha dunque l’inclusione in un totale di una cifra, le cui variazioni producono conseguenze così profonde sul peso, sul valore effettivo degli altri addendi del totale?

 

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