Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. I

La Stampa

Contro l’aumento della circolazione

«La Stampa», 6 febbraio 1900

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), Vol. I, Einaudi, Torino, 1959, pp. 173-176

 

 

Ritornano in campo gli argomenti i quali fanno ritenere a molti indispensabile un aumento della circolazione cartacea. Brevemente riassunti, quegli argomenti si riducono ai seguenti:

 

 

La circolazione in Italia è ora soltanto in apparenza esuberante. Nella realtà, sui 1.191 milioni di biglietti circolanti, ben 701 sono immobilizzati; essi sono inutili agli effetti delle industrie e dei commerci, perché sono impiegati in titoli di stato, in cambiali estere, in immobilizzazione a breve scadenza. Soltanto la parte residua, 489 milioni, viene impiegata dalle banche emittenti in sconti ed in anticipazioni. Ora questa somma è affatto insufficiente a soddisfare a tutti i bisogni della nostra vita economica, la quale va svolgendosi e progredendo ogni giorno più. La circolazione libera è ora inferiore a quella che era anni fa, quando i bisogni del paese erano ben lungi dall’avere raggiunto quel punto al quale si sono spinti adesso. Attualmente siamo in tali distrette che le banche le quali tengono nelle proprie casse, ossia sottraggono alla circolazione 517 milioni di riserva metallica, ne riversano sul mercato, sotto forma di biglietti, una quantità minore, appena 489 milioni.

 

 

Se noi non vogliamo che l’Italia rimanga anemica per mancanza di medio circolante, aumentiamo la circolazione di 200 milioni; sarà questo un impulso grande all’attività promettente del nostro paese, apportatore di vantaggi non minori dell’aumento del numero dei vagoni sul porto di Genova.

 

 

Queste le ragioni degli inflazionisti; ed una recente informazione ci avvertiva che lo stesso ministro del tesoro sta preoccupandosi dei numerosi reclami che gli sono pervenuti riguardo alla scarsità dei biglietti.

 

 

Si tratta di ragioni che gli inflazionisti di tutti i tempi e di tutti i paesi arrecano quando vogliono dimostrare che è bene aumentare il numero dei biglietti circolanti per diffondere la ricchezza e la felicità fra gli uomini. Questa volta però gli inflazionisti italiani hanno ricorso ad un singolare sofisma, che merita di essere accuratamente rilevato.

 

 

Se essi fossero venuti a dire al pubblico che 1.191 milioni di biglietti in Italia sono troppo pochi ed occorre aumentarne il numero, nessuno ci avrebbe creduto e la domanda sarebbe parsa strana. Gli autori di un memorandum divulgato all’uopo riconoscono che, ove la circolazione si componesse veramente di 1.191 milioni, essa dovrebbe essere considerati come esuberante.

 

 

Perciò gli inflazionisti hanno dovuto ricorrere ad un giuoco: far scomparire dal novero dei biglietti parecchie centinaia di milioni, riducendo la circolazione effettiva a 489 milioni. Ci si riuscì dividendo la circolazione totale di 1.191 milioni in due parti: l’una effettiva di 489 milioni, destinata agli sconti ed alle anticipazioni, e l’altra fittizia di 701 milioni, immobilizzata e considerata come non esistente agli effetti della vita economica del paese. E si ebbe allora buon giuoco per gridare che la circolazione effettiva non era sufficiente, ed occorreva aumentarla di 200 milioni.

 

Senonché noi vorremmo chiedere ai signori inflazionisti quali sono le ragioni per le quali essi ritengono che i 701 milioni di circolazione cosidetta fittizia non si devono considerare come esistenti per la vita economica del paese. Queste ragioni noi non riusciamo davvero a scoprirle.

 

 

È vero che i 701 milioni sono stati immobilizzati dalle banche di emissione in titoli di stato, in immobili ed in altre diavolerie. Questo è un affare o, meglio, una serie di cattivi affari che le banche hanno fatto ed a cui soltanto le banche hanno a trovare un rimedio. È sperabile che, in un tempo più o meno lungo, le banche riescano a smobilizzare tutti questi milioni, ed anzi deve essere compito di una politica bancaria oculata lo stimolare le banche a smobilizzare rapidamente. Da ciò non si può trarre proprio nessun argomento a favore della tesi che i 701 milioni non esistano per la vita del paese, quasi fossero scomparsi in qualche abisso. Sarebbe stato all’uopo necessario che i privati che hanno venduto alle banche i titoli di rendita, che hanno ipotecato immobili e ne hanno ricevuto in cambio i 701 milioni di biglietti, li avessero poi bruciati o nascosti in un forziere, lungi dagli sguardi dei profani.

 

 

Ora ciò non è. I privati che hanno ricevuto i 701 milioni non se li sono tenuti per sé, come tanti avari tesaurizzatori, ma li hanno immessi nella circolazione, dove adempiono alle medesime funzioni a cui soccorrono gli altri 489 milioni di circolazione cosidetta effettiva, impiegata in sconti ed in anticipazioni.

 

 

L’unica differenza fra le due categorie di biglietti è questa: che i 489 milioni di circolazione cosidetta effettiva ritornano periodicamente alle banche quando le cambiali scadono o le anticipazioni si rimborsano, e possono dalle banche essere impiegati in altri sconti ed in altre anticipazioni; mentre i 701 milioni di circolazione cosidetta fittizia non ritornano alle banche, od almeno non ritorneranno finché non si sia smobilizzato.

 

 

Il che non significa che i 701 milioni fittizi non possano venire impiegati anch’essi in sconti ed in anticipazioni. Quando ne sorga la convenienza essi potranno benissimo essere in tal guisa impiegati, non sicuramente dalle banche, ma da quei privati in cui possesso essi si trovino.

 

 

Che vi sia una differenza sostanziale nell’essere il biglietto impiegato in uno sconto dalle banche oppure dai privati noi non vediamo davvero.

 

 

Il ragionamento che abbiamo fatto è molto semplice ed elementare, e molti lettori si meraviglieranno che sia stato necessario scrivere un articolo per esporre una faccenda tanto chiara.

 

 

Eppure coloro che ripetono il grossolano sofisma ora criticato sono legione e son riusciti a far credere a molti che la circolazione è di 489 milioni, quando essa è invece di 1 miliardo 191 milioni.

 

 

Aumentare ora questa già eccessiva circolazione sarebbe pernicioso. Non è in un momento in cui l’aggio supera il 7% che l’Italia può a cuor leggero emettere altri 200 milioni di biglietti, crescendo così l’elenco delle cagioni che sviliscono la nostra circolazione cartacea. Sappiamo bene che molti ritengono l’aggio una benedizione del cielo e lo vorrebbero vedere accresciuto al disopra del limite attuale, sopratutto perché reca loro qualche beneficio; ma noi crediamo difendere gli interessi generali del paese augurandone la scomparsa ed opponendoci ad ogni provvedimento che possa farlo aumentare.

 

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