Cosa vogliono?

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 13/07/1901

Cosa vogliono?

«La Stampa», 13 luglio 1901

 

 

 

A proposito dell’assoluzione del tenente Debenedetti, l’Avanti! adopera nel suo commento un linguaggio di una violenza insolita persino nelle colonne del giornale socialista. L’assoluzione sarebbe un fatto orribile voluto dalla casta militare.

 

 

Ma è d’uopo non meravigliarsene, perché il militarismo ci ha assuefatti a vedere di peggio, permodoché un atto di giustizia stupirebbe.

 

 

La sentenza della Camera di Consiglio del Tribunale militare di Bologna non è, del resto, secondo l’Avanti!, un atto indipendente. Già due ministri aveano in Parlamento assoluto il Debenedetti e gli avevano tributati elogi altissimi. Il Tribunale militare non ha fatto che registrare la volontà del Governo, onde l’assoluzione fu dolosa e premeditata. Dicemmo che il linguaggio del giornale socialista era violento. Ma la sostanza dell’articolo sovratutto è biasimevole.

 

 

Poiché in esso si accusa il Tribunale militare di avere obbedito agli ordini di assoluzione venuti dal Ministero. È un’accusa che non giunge sino ad intaccare i magistrati militari di Bologna, i quali hanno giudicato come la coscienza dettava.

 

 

Ma è un’accusa la quale prova che i socialisti avrebbero voluto che un altro ordine fosse dato dal Ministero democratico di Sinistra: l’ordine della condanna. Siccome il Ministero questo non fece, essi lo vituperano per avere resa mancipia la giustizia al militarismo e minacciano di buttarlo giù a novembre ove nel frattempo non si ravveda. Noi speriamo che il Ministero non vorrà ravvedersi nel senso indicato dall’Avanti! Un ravvedimento siffatto vorrebbe dire lo sconvolgimento di ogni criterio di giustizia e la seminagione di sentimenti di sfiducia e di malcontento nell’esercito.

 

 

Dopo il doloroso fatto di Berra, un’inchiesta fu ordinata, affidandola ad insospettabili magistrati e funzionari. L’inchiesta assodò che erano false le accuse mosse contro il tenente Debenedetti e che questi aveva fatto rispettare la consegna ricevuta. E la Camera di Consiglio assolve da ogni imputazione.

 

Che si voleva d’altro? Che il Debenedetti fosse imputato di un delitto escluso dall’inchiesta? Questo sì, sarebbe stato un rendere mancipia la giustizia dei clamori di piazza e delle pretese dei partiti avversi alle istituzioni!

 

 

Quanti guardano non a ragioni di parte, ma alla giustizia vera, debbono approvare invece l’operato della Camera di Consiglio. Altrimenti nessun ufficiale in futuro oserà attenersi alla consegna ricevuta per timore di essere tradotto dinanzi ai Tribunali e condannato per il delitto di non aver lasciato libero il passo alle folle tumultuanti.

 

 

Che i partiti estremi desiderino appunto di intimidire soldati ed ufficiali è evidente; ma è del pari manifesto che ciò condurrebbe alla disorganizzazione dell’esercito.

 

 

Quale garanzia vi sarebbe che in avvenire l’ordine sia tutelato, quando ogni ufficiale, in frangenti critici, non abbia dinanzi a sé soltanto la meta unica dell’adempimento del proprio dovere ad ogni costo, ma sia assillato dal pensiero delle critiche di parte che sulla sua condotta verranno fatte, e quando egli debba osservare appuntino, anche se le circostanze non lo permettono, tutte le norme procedurali stabilite dai regolamenti e dai codici, sotto pena di vedersi troncata la carriera e di andare a finire in carcere?

 

 

Coloro che vogliono organizzare la rivolta desiderano certo spezzare in mano all’Autorità l’arma della forza militare; non noi che vogliamo il mantenimento dell’ordine nella giustizia.

 

 

L’esistenza di giudici, i quali non ottemperino ai voleri tutti del proletariato, evidentemente è una spina nell’occhio dell’Avanti! il quale, in fine del suo articolo, incita i compagni a «conquistare la giustizia». Anche noi vogliamo la giustizia, e tanto più la vogliamo in quanto siamo profondamente persuasi che senza di essa ogni Stato sia condannato ad irrimediabili rovina.

 

 

Ma non vogliamo che la giustizia sia «conquistata» da nessuno, nemmeno dal proletariato organizzato sotto la bandiera socialista. Ben si sa che cosa significhino codeste conquiste della giustizia da parte di un partito il quale pretenda di rappresentare gli interessi veri e legittimi della società intera.

 

 

Ogni partito ha la pretesa di essere esso solo nel vero e nel giusto. L’hanno i reazionari quando condannano chi si oppone alle loro mire di sopraffazione e di dominio assoluto. L’hanno i partiti avanzati quando vogliono condannare chi ha osato far fuoco contro i «contadini dall’anima semplice e grande».

 

 

Ma in ambi i casi è pretesa ingiusta e distruttiva della giustizia vera. La quale non deve opprimere nessuno e non deve essere strumento di parte. Fu grande danno che in passato essa sia stata per l’appunto strumento di parte adoperato ad opprimere i lavoratori; ma sarebbe male altrettanto grande che essa dovesse in futuro diventare mancipia del proletariato. A mala pena siamo usciti da un periodo in cui le classi alte manipolavano esse la giustizia; e già si minaccia una seconda «conquista» della giustizia da parte del proletariato.

 

 

Agli uomini amanti dell’ordine e della libertà impedire che la conquista minacciata si verifichi.

 

 

Urge perciò operare ed opporre propaganda a propaganda. «Non attendiamo da mussulmani!» esclama l’Avanti! Putroppo il pericolo dell’apatia mussulmana non è nelle file dei socialisti. Essi si agitano anche troppo. Il pericolo esiste, ma nelle nostre file. Importa svegliarci dal lungo sonno, prima che l’ora della resistenza efficace non sia del tutto trascorsa. I rintocchi di quest’ora fatale già si sentono …

Torna su