Cronaca economico-finanziaria
Tipologia : Paragrafi/Articoli
Data pubblicazione : 15/12/1899

Cronaca economico-finanziaria

«La Riforma Sociale», 15 dicembre 1899, pp. 1237-1240

 

 

 

Gli avvenimenti politici — Le difficoltà monetarie in Inghilterra — Il rialzo dello sconto in Francia — L’aumento dei titoli di Stato ed industriali in Francia ed in Italia.

Il mese ora trascorso è stato, in fondo, un mese di ascensione, interrotto da brevi pause, dei principali valori sul mercato francese ed italiano, accompagnato da incertezze sui mercati tedesco ed austriaco e da ribassi sul mercato inglese. Certamente a determinare questa tendenza nel corso dei valori influirono assai gli avvenimenti politici.

I quali ebbero carattere opposto sul continente e nell’Inghilterra. Quivi, benché il paese e con esso le Borse siano propense a ritenere inevitabile la vittoria dell’aquila britannica sul piccolo popolo dei boeri, pure la persistenza nella lotta di questo piccolo popolo medesimo, le notizie di vittorie che si palesano poi essere state pagate a prezzo di sanguinosi eccidi di soldati inglesi, la dimostrazione della impossibilità di vincere a breve scadenza, dimostrazione data dal nessun avanzarsi delle truppe di rinforzo, la probabilità della prossima resa di Ladysmith, tutti questi fatti hanno contribuito a rendere nervosa l’opinione pubblica inglese, ed una parte di questo nervosismo si è propagata alle Borse che hanno veduto ribassare i corsi del Consolidato.

Né all’Inghilterra hanno giovato le smargiassate dello Chamberlain contro la Trancia, a proposito degli insulti rivolti alla regina, ed i tripudii per l’alleanza che si pretende conchiusa fra la Germania, l’Inghilterra e gli Stati Uniti. Anzi tutto ciò ha contribuito a invelenire i sospetti contro l’Inghilterra.

Invece in Francia tutto sembra oramai tranquillo. Il Governo francese riporta sempre nuove vittorie alla Camera ed al Senato; le pagliacciate degli imputati di complotto eccitano riso e commiserazione; ed i socialisti accapigliantisi in solenne Congresso rimangono indiscussi ed indifferenti.

Questo dimostra che l’opinione pubblica ha interesse a che sia assicurato l’esito biella grande Esposizione, e vuol mettere fine, almeno pel momento, ad ogni perturbazione politica.

Le condizioni del mercato monetario hanno continuato a peggiorare, e nel momento in cui scriviamo (12 dicembre) sembra inevitabile un nuovo aumento del saggio dello sconto in Inghilterra al disopra del 6%, imitando cosi l’esempio della Banca di Francia la quale ha aumentato il proprio tasso dello sconto il giorno 7 dicembre, dal 3 al 3½%.

Nel mese scorso (9 novembre) noi avevamo lasciato la riserva della Banca d’Inghilterra a 20.750.052 lire sterline e la proporzione della riserva degli impegni al 42,32%.

Giovedì 16 novembre, la riserva scemava a 20.283.000 lire sterline e la proporzione agli impegni correnti al 41,50%.

Giovedì 23 novembre, l’incasso metallico migliorò alquanto a 20.113.000 e la proporzione agli impegni crebbe pure al 43¼%.

Giovedì 30 novembre però la riserva era nuovamente scemata a 19.830.000 lire sterline e la proporzione agli impegni precipitava a 41¼%.

Infine giovedì, 7 novembre, la riserva metallica era ancor più discesa, a 18.952.000 lire sterline. E quantunque la proporzione della riserva metallica agli impegni si sia accresciuta dal 41¼ al 44¼%, ciò è dovuto alla diminuzione degli impegni correnti, fra cui i depositi privati, ridotti di tre milioni ed i depositi pubblici di 1.217.000 lire stelline.

Il peggioramento che si è accentuato ancora di poi, non può non impensierire i direttori della Banca d’Inghilterra, dinanzi agli occhi dei quali il prolungamento della guerra transvaaliana fa balenare la prospettiva di una serie indefinita di ritiri d’oro da parte del Governo.

Quindi un nuovo pericolo sorge sull’orizzonte. In questi mesi si compie la esportazione della lana dalla Repubblica Argentina in Europa; siccome gran parte delle transazioni passa per Londra, così è la Banca d’Inghilterra quella che per la prima si risente dei ritiri d’oro per l’Argentina. Quest’anno il raccolto della lana è valutato a circa mezzo miliardo di lire; e si capisce quindi come il pensiero di dover far fronte a pagamenti così forti impensierisse la Banca d’Inghilterra, la quale intavolò trattative colla Banca di Francia affinché questa facesse fronte ai pagamenti per l’Argentina, ritirandosi direttamente la lana dalla Francia.

Si suffragava la domanda osservando che un quarto del raccolto della lana argentina è consumato in Francia, ed è quindi interesse della Banca di farlo avere a buon mercato ai suoi concittadini.

Invece la Banca di Francia, a quanto pare, si rifiutò di concedere oro a questo scopo se non per minime somme; ed anzi, impensierita, il giorno 7 aumentò il saggio dello sconto dal 3 al 3½%. Se si ricorda quanto cauta sia la Banca di Francia nel rialzare il saggio dello sconto, si comprenderà quale ripercussione questo aumento abbia esercitato sugli speculatori di Borsa, che oramai consideravano l’abbondanza di denaro in Francia come un dato di fatto incontrovertibile.

In conseguenza del rifiuto della Banca di Francia, l’intiera domanda di oro si rivolse alla Banca d’Inghilterra, dalla quale furono ritirate 600.000 lire sterline d’un tratto.

E certo che ritiri di tanta importanza costringono i direttori a riflettere se non convenga aumentare ulteriormente lo sconto, perché il saggio del 6% si è dimostrato impotente ad attirare l’oro dall’estero, ed anzi ne ha lasciato sfuggire grandi quantità senza potervi opporre alcun valido schermo.

Il mese scorso noi avevamo lasciato il prezzo del denaro già in aumento sul mercato libero; in questo mese il prezzo suddetto è aumentato ulteriormente ed il giorno 8 dicembre il denaro si negoziava di giorno in giorno al 4½%; le cambiali a tre mesi a 5⅝ e quelle a sei mesi a 5¼.

In contrapposizione col movimento finora descritto si ebbe sul mercato austriaco un miglioramento monetario. Infatti la Banca Austro-Ungarica ridusse lo sconto dal 6 al 5½%. Ma la riduzione fu subito attribuita alla prospera condizione di quella Banca, senza potere perciò esercitare una qualsiasi Influenza sugli altri mercati monetari.

In conformità alle cose ora dette avere avuto i titoli di Stato, come è evidente che un diverso andamento devono si vede dal seguente specchietto:

Borsa di Parigi.

Novembre 11

18

25

Dicembre 2

9

3% perpetuo franc.

100.20

100.35

100.45

100.70

100.62

3½%

102.12

102.12

102.05

102.22

102.37

Italiano

93.22

94.45

94.12

95.35

94.62

Esteriore Spagnuola

65.70

66.12

67.35

69.40

68.02

Portoghese

24.80

24.65

24.50

24.25

24.40

Russo

87.00

87.25

88.00

88.00

87.70

Turco

22.02

22.30

22.35

22.70

23.50

Borsa di Londra.

Consolid. inglese 2¾ %

103 3/4

103 9/16

102 18/16

102 1/2

102 1/4

Borsa di Berlino.

Cons. pruss. 3½ %

98.20

98.00

98.10

98.00

97.80

Rend.italiana (fine mese)

92.80

94.00

93,60

94.25

94.00

Obbligazioni ferr. ital. 3%

57,00

58.10

57.60

Borsa di Vienna.

Rend. austriaca oro

117.00

116.75

116.35

116.50

116.65

Rend. austr. carta

99.80

99.80

99.60

99.30

99.00

 

Il Consolidato inglese è stato debole; dal corso di 103¾ a poco a poco è disceso al corso di 102¼.

Invece in Francia su taluni valori si ebbero aumenti significanti.

Le cause generali che permisero l’aumento sono note: abbondanza di denaro, come si vede dal saggio dello sconto, che, sebbene aumentato, è ancora inferiore a quello della maggior parte degli Stati europei, pace interna, desiderio dei piccoli capitalisti francesi di impiegare i loro risparmi e, per la mancanza di grandi imprese e di prestiti russi, necessità di impiegarli nei titoli esteri più rimuneratori.

Fra questi titoli si trovano ora la Rendita spaglinola esterna e la Rendita italiana.

Per un po’ la gente non parve accorgersi che la Rendita spagnuola rendeva più del 6% all’anno, timorosa di falcidie negli interessi. Ma poi, rassicurata, cominciò ad acquistare. La speculazione ribassista tentò di contrastare il terreno, ma, per la limitata quantità di Esteriore esistente sul mercato, ebbe paura di dovere alla liquidazione passare sotto le forche caudine dei possessori del titolo ed abbassò le armi. Così fu che la Esteriore spagnuola procedette da 65.70 a 68.02.

La Rendita italiana pure cominciò a parere di nuovo conveniente ed una parte può passare di nuovo dall’Italia alla Francia.

 

 

L’esposizione finanziaria del ministro del Tesoro piacque perché indicava che l’Italia era sulla via di indubbi progressi economici, e sembrava garantire la solidità del bilancio dello Stato. Perciò la Rendita nostra salì da 93.22 a 94,62 dopo aver toccato 93.35.

Il che ebbe una ripercussione anche a Berlino dove la Rendita italiana crebbe da 92.90 a 94.00 e le obbligazioni ferroviarie 3% salirono da 57.00 a 57.60.

In Italia la tendenza fu essa pure al sostegno dei titoli, sia di Stato che industriali.

 

 

 

Novembre 11

18

25

Dicembre 2

9

Rendita italiana

99.375

99.975

100.125

100.65

100.825

Azioni Banca Italia

901

892

900

918

915

Azioni Feir. merid.

718

723

726

738

735

Azioni Ferr. mediterr.

537

543

542

549

550

Banca Commerciale

691*

697

701

722.50

725

Credito Italiano

601

609

610

623

624

Banco Sconto e Sete

206

206

206.50

214

216

Cambio su Francia

106.60

106.05

106.375

106.15

106.30

 

Il sostegno fu generale. Negli ultimi giorni la tendenza al rialzo fu ostacolata dalle influenze delle difficoltà monetarie inglesi e dal rialzo dello sconto in Francia; ma, se non sorgono nuovi avvenimenti ostacolanti la tendenza al rialzo, è da prevedersi che questa potrà esplicarsi nel futuro con maggiore efficacia.

 

 

 

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