Dare ed avere dei popoli

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VII

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 24/01/1924

Dare ed avere dei popoli

«Corriere della Sera», 24 gennaio 1924

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol.VII, Einaudi, Torino, 1963, pp. 568-571

 

 

 

Il dott. Mario Alberti pubblica (in supplemento alla «Rivista Bancaria» di Milano) alcune Tabelle relative alle riparazioni ed alle partite contabili interalleate le quali meritano di essere fatte conoscere al pubblico italiano. Le cifre sono tutte ridotte, ai saggi medi del cambio correnti, in dollari nordamericani, cosicché esse siano comparabili le une colle altre. La ricchezza per abitante di cui si discorre è quella dell’anteguerra, aumentata dai guadagni ottenuti in seguito per gli Stati uniti e diminuita dei danni di guerra effettivamente sofferti per gli altri paesi. Un certo elemento di arbitrio è sempre implicito in questi calcoli; ma sembra che l’autore abbia cercato nei limiti del possibile di eliminare i doppioni e di mantenersi obiettivo.

 

 

Non vorrei che i lettori immaginassero, neppur lontanamente, che le cifre qui sotto riprodotte fotografino con esattezza assoluta la posizione rispettiva degli alleati e della Germania. Esse invece sono soltanto dei segnali che permettono di orientarsi sul più e sul meno e fare dei confronti. Non dicono la verità assoluta, che nessuno può presumere di conoscere e che forse, allo stato attuale delle cognizioni, è impossibile conoscere, tanti sono i problemi complicati, di cui formicola ogni cifra.

 

 

Appunto perché il confronto sia più plausibile, mi permetto di correggere una cifra sola dell’Alberti: quella relativa alla ricchezza media degli abitanti degli Stati uniti. Per tutti gli altri paesi egli assume la ricchezza dell’ante – guerra che riduce dell’ammontare dei danni di guerra. Ed all’ingrosso sta bene. Per gli Stati uniti egli invece assume la cifra del 1914 che è di 2.000 dollari per abitante e la accresce della differenza (1.600) tra la ricchezza media calcolata nel 1914 (2.000 dollari) e la ricchezza media calcolata nel 1920 (3.600 dollari). Ma le due cifre non sono paragonabili; dato che la ricchezza d’oggi, se fosse stata stimata anche per gli Stati uniti coi criteri e coi prezzi del 1914, come l’Alberti fa per tutti gli altri paesi, sarebbe stata notevolmente inferiore a 3.600 dollari per abitante. Senza nessunissima pretesa di esattezza, taglio l’incremento a metà ed aggiungo solo 800 dollari come incremento della ricchezza media dei nordamericani dopo la guerra. I risultati non mutano sostanzialmente; e si ha il vantaggio di non farci sollevare dagli americani la facile obbiezione della non comparabilità dei dati. Gli Stati uniti rimangono, pur dopo la correzione, il solo paese arricchitosi durante e dopo la guerra. Chi non accetti la correzione, metta di nuovo 1.600 al posto dei miei 800 dollari.

 

 

Ecco ora la tabella dell’Alberti, in dollari per abitante:

 

 

Stati Uniti  Inghilterra Francia Italia Belgio Germania
a) Ricchezza antebellica 

2.000

1.550

1.657

630

1.494

1.240

b) Arricchimento di guerra 

800

Impoverimento di guerra per:
1) danni di guerra 

159

38

155

274

2) indebitamenti esteri privati 

19

20

6

3) indebitamenti interalleati di stato 

100

167

105

c) Totale impoverimento 

119

346

143

220

274

Ricchezza attuale (a+b-c) 

2.800

1.431

1.311

487

1.274

966

Riparazioni per i 50 miliardi di buoni A e B 

56

159

30

123

-200

Ricchezza, dopo incassate le riparazioni A e B 

2.800

1.487

1.470

517

1.397

766

Riparazioni per gli 82 miliardi di buoni C 

– 86

256

80

201

330

Ricchezza, dopo incassate leriparazioni C

 

2.800

1.573

1.726

597

1.598

436

 

 

La tabellina dimostra sicuramente che i buoni C sono una fantasia. Come è presumibile che i tedeschi, i quali prima della guerra avevano una ricchezza media di 1.240 dollari a testa, si riducano a possedere 436 dollari Per farlo, non basterebbe dare tutto l’oro, tutti gli oggetti mobili, le scorte, le macchine, le navi che essi possedevano o posseggono in patria od all’estero. Toccherebbe loro ipotecare gran parte del valore delle terre e case e miniere e foreste e costituirsi servi della gleba per molti anni a venire. Tutto ciò non è né tragico né comico. È assurdo.

 

 

Se ciò è vero per la Germania, è ugualmente vero che l’Italia, la quale era, già nel 1914, tanto più povera dei suoi alleati, dopo aver sopportato i suoi danni di guerra (38 dollari a testa), non può pagare in nessuna maniera i 105 dollari di debiti agli alleati inglesi e nordamericani. Ridurre gli italiani nello stato in cui si troverebbero i tedeschi se dovessero pagare persino i buoni C, non è cosa che possa sembrare né fattibile né morale agli ex alleati.

 

 

L’Alberti ha calcolato gli effetti che si avrebbero sulla ricchezza media se si adottasse l’una o l’altra delle seguenti soluzioni al problema delle riparazioni e dei debiti interalleati:

 

 

  • Soluzione A: mantenimento di tutti i debiti interalleati e di tutte le riparazioni;

 

 

  • B: mantenimento dei debiti inglesi verso l’America, cancellazione degli altri debiti interalleati e riduzione delle riparazioni tedesche a 50 miliardi di marchi – oro;

 

 

  • C: cancellazione di tutti i debiti interalleati e riduzione delle riparazioni a 50 miliardi di marchi – oro;

 

 

  • D: cancellazione dei debiti francese e italiano verso gli Stati uniti e l’Inghilterra, mantenimento del debito inglese verso gli Stati uniti e riduzione delle riparazioni tedesche a 50 miliardi, ma con una quota maggiore verso l’Inghilterra;

 

 

  • E: cancellazione di tutti i debiti interalleati e riduzione delle riparazioni a 37,3 miliardi di marchi – oro;

 

 

  • F: cancellazione di tutti i debiti interalleati; condono al Belgio dei suoi debiti dopo l’armistizio verso l’America e l’Inghilterra; riduzione delle riparazioni tedesche a 35,3 miliardi di marchi – oro.

 

 

La tabella è sempre espressa in dollari per abitante. L’unica mia variante è la detrazione dei soliti 800 dollari per abitante dalla cifra degli Stati uniti:

 

 

Stati Uniti  Inghilterra Francia Italia Belgio Germania
Ricchezza prebellica 

2.000

1.550

1.657

630

1.494

1.240

Ricchezza, dopo attuata la soluzione 
A 

2.901

1.690

1.726

567

1.596

436

B 

2.844

1.613

1.637

622

1.395

766

C 

1.800

1.587

1.637

622

1.395

766

D 

2.844

1.531

1.637

622

1.395

766

E 

2.800

1.531

1.637

630

1.427

818

F 

2.797

1.528

1.637

630

1.487

836

 

 

La soluzione A, ossia la applicazione pura e semplice dei trattati e dei patti scritti, è evidentemente assurda. Quanto alla scelta tra le altre soluzioni, non sono in giuoco interessi italiani di primissimo ordine. Quella preferibile tra tutte, nell’interesse generale, è la soluzione F, la quale lascerebbe gli Stati uniti grandemente più ricchi di prima della guerra, suppergiù invariata la situazione dell’Inghilterra, della Francia, dell’Italia e del Belgio e ridurrebbe al minimo il sacrificio della Germania. In reale i risultati sarebbero ancora migliori, perché le cifre sono, ricordiamolo, soltanto indici di tendenze. Se si potesse giungere ad una soluzione conveniente per tutti, le relazioni internazionali ne riceverebbero tale giovamento che l’incremento successivo dei redditi e dei capitali supererebbe forse, con vantaggio di tutti, qualsiasi più

ottimistica previsione.

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