Depositi nelle Banche e nelle Casse di risparmio

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. IV

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 03/11/1917

Depositi nelle Banche e nelle Casse di risparmio

«Corriere della Sera», 3 novembre 1917

Prediche, Laterza, Bari, 1920, pp. 90-92[1]

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. IV, Einaudi, Torino, 1961, pp. 579-581

 

 

Fiducia e resistenza: questa deve essere la parola d’ordine di tutti gli italiani nel momento presente. Di sentirsi sostenuti dalla volontà concorde di tutti hanno bisogno non soltanto gli eserciti in campo per guardare in faccia il nemico: ne hanno bisogno anche le popolazioni le quali si trovano più vicine al teatro della guerra. I forti abitanti delle regioni friulane e venete sappiano che l’Italia intera è con essi solidale e che a nessun sacrificio essa si sottrarrà nell’ora del pericolo. D’altra parte è dovere delle popolazioni, le quali sentono il rombo del cannone a difesa del suolo della patria, di non rendere più difficile il compito di chi deve provvedere a serbare intatto il ritmo della vita civile ed economica del paese. Qualche episodio – rarissimo d’altro canto, ché la fermezza d’animo degli abitanti delle regioni di confine non si smentisce nemmeno nelle ore tragiche – di ritiro di depositi dalle banche e dalle casse di risparmio richiede tuttavia una parola aperta di incitamento e di consiglio.

 

 

È necessario che l’episodio sporadico non si tramuti in una corsa generale ai ritiri dei depositi bancari e che il pubblico serbi inalterata la fiducia. Lo esige l’interesse del paese, lo consiglia l’interesse dei singoli. Se l’episodio si generalizzasse, se si tramutasse in panico i primi ad esserne danneggiati sarebbero i depositanti. Le banche e le casse di risparmio dovrebbero sospendere i rimborsi e il danno sarebbe inenarrabile. Se i depositanti, invece, conservano l’animo freddo e fiducioso, essi danno modo alle banche e alle casse di risparmio di provvedere anche alle eventualità, che tuttavia abbiamo ferma fede non si verificheranno mai, di dolorosi parziali abbandoni di territorio imposti da esigenze strategiche.

 

 

Con quali mezzi infatti una cassa di risparmio può far fronte al rimborso dei depositi col realizzo delle sue attività – cambiali di portafoglio, titoli, crediti – per mezzo di vendite e di risconti. Ma se tutti, sospinti da un panico ingiustificato, si affollano agli sportelli delle banche per chiedere il rimborso dei depositi, come può la banca o la cassa vendere in furia i suoi titoli, riscontare le cambiali e procurarsi le disponibilità? Anche la cassa più solida rischia di subire perdite fortissime e di non poter far fronte ai suoi impegni.

 

 

Se invece i depositanti conservano il loro sangue freddo, essi non corrono alcun pericolo e non lo fanno correre alla cassa in cui finora giustamente hanno riposto la loro fiducia. Se davvero, per ipotesi che fermamente crediamo non debba verificarsi, qualche altro borgo o qualche altra città dovesse essere sgombrata, già prima le banche o casse, che ivi hanno sedi o succursali, avranno provveduto a mettere in salvo portafoglio, titoli, documenti, riserve monetarie, tutto quanto insomma fa d’uopo e basta per provvedere alle domande di rimborso. Tutti i provvedimenti necessari sono indubbiamente stati presi. Fra le banche e le casse delle regioni friulane e venete e le banche e casse delle altre regioni d’Italia esistono già accordi per scambio di reciproci servizi ed assistenza. Gli accordi certamente saranno ora perfezionati in guisa da parare ad ogni eventualità. Il possessore d’un libretto di conto corrente o di risparmio per una qualunque banca o cassa deve trovar modo di ritirare i suoi depositi in altre città italiane, presso i corrispondenti dell’istituto di sua fiducia. Sono certo che lo Stringher, figlio egli stesso del nobile Friuli, ha già provveduto con paterna cura a dare tutto il sussidio della Banca d’Italia affinché il trapasso dei fondi da luogo a luogo si compia con la maggiore facilità.

 

 

Il panico nuocerebbe, dunque, ai depositanti medesimi; mentre la calma assicura che i sudati risparmi non subiscono alcun deprezzamento. La cosa deve essere guardata ancora da un altro punto di vista. Che cosa ricevono i depositanti quando si presentano agli sportelli della cassa a chiedere i rimborsi dei loro crediti? Biglietti di banca o biglietti di stato. Non oro, dunque, ma biglietti, ossia altri titoli di credito verso altre banche o verso le casse dello stato. Lasciandosi prendere da un senso ingiustificato di ansia, essi però in sostanza trasferiscono soltanto la loro fiducia dall’una all’altra banca, dall’una all’altra cassa. Così facendo, essi provocano vendite affrettate di titoli, deprezzamenti, costringono la Banca d’Italia e lo stato a emettere biglietti in più dell’indispensabile; e finiscono per un altro verso per danneggiare se stessi, contribuendo all’ abbondanza, e quindi al deprezzamento della carta-moneta e al rialzo del prezzo di tutte le cose necessarie alla vita. È certo che la Banca d’Italia e il tesoro dello stato, pur di evitare tutti questi danni, hanno già presi e intensificheranno tutti i provvedimenti che valgano a consentire alle banche e casse friulane e venete di rimborsare i propri depositi nelle altre città d’Italia.

 

 

La calma, che sinora è stata superbamente mantenuta di fronte alla invasione nemica, sarà serbata, dunque, anche nelle cose economiche, nei momenti di prova cui andiamo incontro, e sarà una calma la quale dimostrerà che le popolazioni venete e friulane, primissime tra le italiane nella cooperazione di credito, sanno che la salvezza di ognuno e di tutti sta nel tenersi stretti e fiduciosi attorno agli istituti e alle forze per cui l’Italia è divenuta degna di toccare un alto segno di civiltà economica e sociale.

 

 



[1] Con il titolo, Il dovere degli Italiani durante la guerra. [ndr]

Torna su