Dimostrazioni inopportune

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 04/09/1900

Dimostrazioni inopportune

«La Stampa», 4 settembre 1900

 

 

 

Un nostro telegramma da Roma ci ha informato che si pensa di dare in quest’anno speciale solennità alla commemorazione del Venti Settembre e che si sarebbe richiesto a tal uopo l’intervento di un augusto personaggio, il quale avrebbe consentito.

 

 

E certo che l’idea di solennizzare in modo speciale la presa di Roma nell’anno in cui è stato ucciso chi aveva proclamato Roma intangibile può avere sorriso a molti; ma ci pare che la dimostrazione sia nel presente momento affatto inopportuna.

 

 

Appunto perché a Roma noi ci siamo e ci resteremo, è inutile ogni anno proclamare ai quattro venti la nostra presenza e la nostra intenzione di rimanere nella città eterna. Accade dei popoli veramente forti e coscienti dei loro diritti quello che degli individui. Costoro sentono il bisogno di affermare la legittimità di un possesso o di un diritto solo quando dubitano che altri non voglia riconoscerla o che temono l’opinione pubblica li consideri come usurpatori. Celebrando, con solennità fragorosa, l’anniversario della presa di Roma, noi facciamo un po’ come quegli individui i quali non si stancano di voler far penetrare nella coscienza altrui la persuasione dei proprii meriti, titoli e possessi, ben sapendo che tale persuasione non esiste.

 

 

Oramai, dopo trent’anni di salda unità o di cementata concordia nazionale, noi non abbiamo più bisogno di affermare ogni anno la nostra padronanza sulla capitale d’Italia dinanzi all’estero. Tutte le nazioni sono persuase delle ragioni storiche, morali e civili dell’unità d’Italia con Roma capitale; e devono guardare con meraviglia il periodico affannarsi di un gruppo di uomini che vuol far credere di essere pronto a difendere un possesso che nessuno più contesta.

 

 

Il significato del Venti Settembre non si rialza né all’estero né all’interno con dimostrazioni tanto artificiose quanto inopportune. Ed anche per un altro motivo non conviene dare un quest’anno importanza speciale al Venti Settembre.

 

 

Dicesi che una solenne dimostrazione è necessaria in Roma come protesta contro gli ingenerosi comunicati del Vaticano a proposito dei funerali di re Umberto per dimostrare al Vaticano la vanità delle sue aspirazioni temporali e la indissolubile unione di Roma colla patria italiana. Noi riteniamo invece che appunto per questo motivo sia inopportuna ogni dimostrazione.

 

 

Di queste il solo che possa giovarsi è il Vaticano. Esso ne trarrà argomento per inviare una Nota alle Potenze estere, nella quale dimostrerà la incompatibilità dell’indipendenza del Sommo Pontefice con Roma capitale d’Italia.

 

 

Dimostrazioni assurde e vane, siamo pronti ad ammetterlo; ma non è un buon motivo per offrire al Vaticano un pretesto per proclamarsi ancora una volta vittima dell’oppressione altrui.

 

 

È mestieri evitare altresì che nella concitazione degli animi dei dimostranti a taluno sfugga qualche grido poco riguardoso per il Papa, il che darebbe origine a clamori del partito clericale. Conservandoci alieni da ogni singolare dimostrazione piazzaiuola, noi dimostriamo all’Europa che i comunicati del Papa non hanno scosso né punto né poco la nostra fede nazionale, che nei momenti più dolorosi per il Paese, la maggior libertà è lasciata la Pontefice di manifestare la sua opinione senza reticenze e senza paura di rappresaglie, anche quando offende i sentimenti più cari agli italiani e gitta una nota discorde in mezzo all’universale compianto per la morte del Re d’Italia.

 

 

La calma e la serenità con cui il Paese saluterà la data del Venti Settembre, senza abbandonarsi a dimostrazioni inopportune, dimostrerà all’Europa che noi siamo profondamente coscienti e persuasi dei nostri diritti indiscussi su Roma e che la massima libertà è consentita al Vaticano, nel campo del pensiero e dell’azione.

 

 

Ci pare che così grandi siano i vantaggi di questo contegno serio e dignitoso da far persuasi tutti della poca opportunità di dimostrazioni, i cui risultati, rispetto all’opinione pubblica europea, sono dubbi, seppur non perniciosi.

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