Disavanzo effettivo, disavanzo reale e disavanzo di cassa

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VII

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 16/05/1923

Disavanzo effettivo, disavanzo reale e disavanzo di cassa

«Corriere della Sera», 16 maggio 1923

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol.VII, Einaudi, Torino, 1963, pp. 239-242

 

 

 

Probabilmente molti lettori, arrivati a quel passo del discorso del ministro delle finanze in cui si fa questo confronto (in milioni di lire):

 

 

Previsioni fatte dal ministro

 

Tangorra nel novembre 1922

De Stefani nel maggio 1923

 

Differenza

Disavanzo effettivo

3.558

2.616

– 942

Disavanzo reale

3.586

1.187

– 2.399

 

 

si saranno chiesti: quale differenza esiste tra disavanzo effettivo e disavanzo reale? Non hanno queste parole suppergiù l’identico significato nel linguaggio comune?

 

 

Poiché invece il significato tecnico è differente, non è inopportuna una delucidazione. Ricordiamo che il nostro bilancio divide le entrate e le spese in quattro categorie così raggruppate:

 

 

1ª – Entrate e spese effettive
2ª – Entrate e spese effettive Entrate e spese reali
3ª – Movimento di capitali
4ª – Partite di giro

 

 

Il prospetto chiarisce senz’altro che cosa voglia dire la parola «reale». Essa sta a distinguere le tre prime categorie dalla quarta. Quest’ultima, in massima, non conta nulla. Essa registra entrate ed uscite di danaro avvenute per conto altrui o nella medesima somma all’entrata ed all’uscita. C’è parecchia incertezza in questa ultima categoria; ma in massima non si erra molto quando se ne fa astrazione. Invece le tre prime categorie importano un vantaggio o un danno per l’erario; epperciò si chiamano, tutte tre insieme, categorie «reali» per distinguerle dalle partite di giro, che potrebbero anche dirsi «figurative» se questa parola non avesse un significato un po’ diverso. Esse sono tuttavia il «genere», di cui le «specie» sono tre, o meglio si direbbero due, perché la seconda (costruzioni di strade ferrate) e la terza (movimento di capitali) hanno natura tra loro molto affine. La prima categoria dicesi delle entrate e spese «effettive», perché, in massima, si compone di entrate e spese del genere di quelle che ognuno nella sua vita privata considera come vere entrate e vere spese, correnti, annuali o, se straordinarie, tali da recare, se entrate, un miglioramento o, se spese, un peggioramento nel proprio bilancio. Per lo stato è, ad esempio, una entrata «effettiva» il provento di un’imposta. Grazie ad essa, l’erario si arricchisce. È una spesa «effettiva», del pari, il pagamento di uno stipendio. Per essa il bilancio si impoverisce.

 

 

Tutt’altra natura hanno la seconda e la terza categoria. Qui si tratta di qualche cosa di analogo a quello che sono, per i privati, gli indebitamenti e gli investimenti di capitale. Se lo stato emette un miliardo di buoni del tesoro novennali, c’è un’entrata «reale» di un miliardo; ma essa rappresenta un impoverimento. Se invece lo stato rimborsa un miliardo di buoni quinquennali scaduti, l’uscita è «reale»; ma equivale ad un arricchimento dell’erario. Chi paga debiti si fa ricco.

 

 

È chiaro che ben altro è il significato del disavanzo effettivo da quello del disavanzo reale. Il disavanzo «effettivo» è un disavanzo sul serio, ossia una differenza tra entrate e spese. Il disavanzo «reale» è quello effettivo, più o meno qualche cosa d’altro che ha un significato tutto diverso. La cosa può essere spiegata indicando come l’on. De Stefani è arrivato alle sue due cifre di 2.616 milioni di disavanzo effettivo e di 1.187 milioni di disavanzo reale per il 1923-1924 (in milioni di lire):

 

 

Entrate

Spese

Avanzo o disavanzo

1ª – Entrate e spese effettive

15.565,5

18.181,5

– 2.616,0

2ª – Costruzioni di strade ferrate

300

300

3ª – Movimento di capitali

4.307,4

2.878,9

+ 1.428,5

Disavanzo reale

– 1.187,5

 

 

Nella prima categoria si prevede una entrata effettiva di 15.565,5 milioni ed una spesa, pure effettiva, di 18.181,5 milioni. Quindi un disavanzo effettivo di 2.616 milioni.

 

 

Nella seconda categoria, le entrate si compensano con le spese, ossia, probabilmente, si fanno tanti debiti per quante somme si investono, spendendole, in costruzioni ferroviarie.

 

 

Nella terza categoria si incassano 4.307,4 milioni, ossia si contraggono debiti, incassandone l’importo, per tal somma; e si spendono, per rimborso di debiti, 2.878,9 milioni. Il che vuol dire che si fanno debiti nuovi, in più di quelli estinti, per 1.428,5 milioni. Questa cifra si chiama «avanzo» della categoria «movimento di capitali»; ma tutti vedono che è un avanzo sui generis, equivalente ad un indebitamento.

 

 

In sostanza, il vero disavanzo è quello effettivo ed è di 2.616 milioni di lire. A questo disavanzo si provvede, per 1.428,5 facendo debiti nella categoria movimento di capitali, e per il resto – chiamato disavanzo reale – con mezzi ancora da prevedere. Qui è tutto.

 

 

Sarebbe molto utile, per chiarire le idee nella testa del pubblico, abbandonare questa terminologia complicata. Se il conto, invece del modo come fu detto sopra, si scrivesse così:

 

 

Spese effettive

18.181,5

Entrate effettive

15.565,5

Disavanzo effettivo 

2.616,0

 

 

a cui si provvede con:

 

 

Accensioni di debiti ed altre entrate inconto capitale (comprese le ferrovie) 

4.607,4

Rimborsi debiti

3.178,9

Indebitamenti previsti

1.428,5

Indebitamenti a provvedere

1.187,5

Totale disavanzo, come sopra

2.616,0

 

 

probabilmente la situazione dell’esercizio prossimo riuscirebbe più comprensibile all’universale.

 

 

Bisogna aggiungere che tutte le cifre, sin qui riferite, sono di competenza, ossia comprendono le entrate che si riferiscono e che si devono incassare nel 1923-1924 e le spese che riguardano e si dovrebbero fare nello stesso anno.

 

 

Che poi in realtà tutte le entrate si incassino e tutte le spese si effettuino è un altro discorso. Per esempio, tra le spese che si dovrebbero fare, ma non si effettueranno di certo, sono i 1.153 milioni per interessi di debiti contratti verso l’Inghilterra e gli Stati uniti. All’incirca e molto grosso modo, se si supponesse che tutte le altre previsioni si dovessero realizzare appuntino, salvo questa, ecco che non occorrerebbe quasi preoccuparsi dei 1.187,5 milioni di indebitamenti a cui non si è ancora pensato; e basterebbe contrarre i 1.426,5 milioni di debiti, per cui si sono già apprestati i mezzi, i quali, come è noto, consistono nell’emissione di 1.500 milioni di buoni 3,50% a 25 anni per pagare i risarcimenti di guerra nel Veneto.

 

 

Quest’ultima forma di bilancio, in cui si tiene conto delle sole entrate e spese che avvengono di fatto, sia che si riferiscano al 1923/1924 o ad esercizi precedenti o susseguenti, dicesi bilancio di cassa. Sotto molti rispetti, questo è il più interessante di tutti i bilanci; ma è anche quello su cui è più difficile fare previsioni, perché troppo infestato dalla vegetazione parassitaria dei residui attivi e passivi. L’on. De Stefani si è limitato ad esprimere fiducia nella cassa; ed è davvero probabile che, se non insorgono avvenimenti straordinari, se non si indulgerà a spese nuove, anche simpatiche a certi gruppi, se non saranno pagati interessi agli alleati, se s’incassa un miliardo di riparazioni, se le economie volute con tanta fede dall’on. De Stefani si effettueranno, la cassa nel 1923-1924 non avrà bisogno di prendere a prestito più di quel miliardo e mezzo di 3,50 per cento.

 

Torna su