Tratto da:

La Riforma Sociale

Discussioni teoriche sull’imposta

«La Riforma Sociale», novembre-dicembre 1933, p. 738

 

 

 

La rivista è lieta di avere suscitato un certo fervore di disputa intorno al principio distributivo dell’imposta informato all’utilitarismo.

 

 

Consentivano da tempo gli studiosi nella reiezione dei principii del sacrificio minimo e del sacrificio uguale (cfr. i miei articoli precedenti e le fonti ivi citate, a cui è doveroso aggiungere la critica limpidissima del De Viti nei Principii). L’accordo è stato qui riaffermato pienamente; il significato di quei due principii è ignoto, per la impossibilità di trovare il ponte di passaggio dalle sensazioni di un individuo a quelle di un altro. La succinta nota di Umberto Ricci fa astrazione dall’obbiezione perentoria dell’errore del salto, insito nel principio del sacrificio minimo e precisa invece lapidariamente le conseguenze della variabilità da individuo ad individuo della curva di utilità della moneta: le soluzioni del problema dell’imposta, possibili in base a quel principio, sono parecchie e contradittorie. Perciò, possiamo concludere, esso è arbitrario e dunque inservibile.

 

 

Rimane, controverso, il principio del sacrificio proporzionale, sostenuto dal Cohen, accolto dal Rossi, misterioso per me. È o non è implicito anche in esso l’errore del salto? Esistono avvedimenti per eliminarlo? Quale grado non arbitrario di applicabilità concreta essi hanno?

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