Dissidio tra socialisti a proposito del ministerialismo

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 05/07/1901

Dissidio tra socialisti a proposito del ministerialismo

«La Stampa», 5 luglio 1901

 

 

 

Se sono vivaci le critiche di una grande parte dell’opinione pubblica costituzionale a proposito dell’appoggio dato dall’Estrema Sinistra al Ministero, non meno vivaci sono le critiche che una parte degli affigliati ai partiti radicale, repubblicano e socialista muove al ministerialismo dell’Estrema Sinistra.

 

 

Più di tutti è interessante l’atteggiamento dei socialisti. Fra i quali si è verificato un fatto curioso. Sul principio, quando i deputati del gruppo già si erano convertiti, più o meno fervidamente, alla fede ministeriale, le masse erano rimaste sbalordite.

 

 

Nelle province dove i socialisti da lunghi anni erano in lotta aperta contro i varii Ministeri che si erano succeduti al Governo, sembrava impossibile che proprio i socialisti dovessero diventare i sostenitori più efficaci di un Governo borghese. Ciò urtava contro il buon senso degli affigliati, ai quali da anni si predicava essere la borghesia incapace a compiere riforme radicali ed esistere un dissidio irrimediabile fra gli interessi delle classi dirigenti e del proletariato.

 

 

Un po’ per volta anche nelle masse si produsse un mutamento di opinione. Specialmente quando si vide che l’Estrema Sinistra, come condizione del suo appoggio, otteneva dal Governo garanzie di libertà d’azione alle Leghe, neutralità negli scioperi e spesso anche favori non disprezzabili, gli operai ed i contadini si persuasero che il ministerialismo dei loro deputati poteva servire loro a qualche cosa.

 

 

Mentre ciò avveniva nell’Alta Italia, dove l’opportunismo ministeriale dei deputati socialisti giovava materialmente agli adepti della dottrina, nell’Italia meridionale invece andava maturando un sentimento pronunciato di avversione verso la politica adottata dall’Estrema Sinistra. Finché negli ultimi giorni la polemica divenne viva tra la Propaganda di Napoli e l’Avanti!, notoriamente organo della Deputazione politica socialista. Un nostro telegramma ci ha narrato della disputa tra l’on. Ciccotti, rappresentante del ministerialismo, ed il dott. Arturo Labriola, redattore della Propaganda, fautore dell’intransigenza più assoluta. Il fondo del dissidio sta in ciò, che ai socialisti di Napoli sembra non solo strano ma deleterio per il partito che i deputati socialisti si adattino a diventare i paladini del Governo ed i sostenitori della monarchia, rinunciando alle idee della lotta di classe e del repubblicanesimo che, secondo loro, formano il fondamento e la ragione d’essere del loro gruppo.

 

 

Appoggiando il Ministero,essi dicono, voi vi rendete mancipii dei vostri avversari; voi rinunciate alle finalità ultime del collettivismo per ottenere un miserabile aumento di salario di qualche centesimo al giorno. Meglio il Governo Pelloux che non le lusinghe addormentatrici del Ministero Zanardelli. Appoggiando questo Ministero voi date modo al Governo di ottenere l’approvazione dei bilanci militari, dei fondi segreti, ecc., ecc. Per la paura di veder cadere il Gabinetto del vostro cuore, voi trangugiate i bocconi più amari. E con che pro? Di rafforzare un po’ per volta il Ministero, il quale vi getterà alle ortiche quando del vostro appoggio non avrà più bisogno.

 

 

Se i socialisti continuassero nella vecchia politica d’opposizione intransigente, il peggio che potrebbe loro capitare sarebbe un Ministero Sonnino. Ma sarebbe invece una fortuna, poiché allora i partiti estremi potrebbero organizzare una campagna energica contro i bilanci militari e per le riforme tributarie, che ora non osano intraprendere perché temono di creare impacci al Governo.

 

 

Queste le ragioni del dissidio. Da una parte vi sono i deputati, i quali poco curandosi dei principii, appoggiano il Governo per ottenere in cambio vantaggi sicuri e presenti per i loro elettori del settentrione. D’altra parte vi sono gli intransigenti, che per ora sono rappresentati dai socialisti di Napoli, i quali temono di essere corbellati nel patto dell’alleanza col Ministero e ritengono che occorre rinunciare ai vantaggi dell’ora presente pur di mantenere saldo il programma finale del partito. Noi abbiano voluto esporre i termini della questione che ora si dibatte fra socialisti.

 

 

Non spetta a noi di dire chi abbia ragione o torto, perché i nostri ragionamenti partirebbero da un punto di vista diverso da quello dei socialisti. Certo è però che anche ai costituzionali importa assai seguire le vicende di opinione a cui vanno soggetti i loro avversari.

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