Economia e statistica

Tratto da:

L’Italia che scrive

Data di pubblicazione: 01/07/1918

Economia e statistica

«L’Italia che scrive», luglio 1918

In onore di Tullio Martello. Scritti vari. Bari, Gius. Laterza e Figli, 1917

 

 

 

È un libro rappresentativo di alcuni aspetti del pensiero economico nel momento presente in Italia. Vi è la pattuglia liberista e vi sono i ferrariani ed i seguaci della scuola di Losanna. In tesi generale, il legame ideale che riunisce i collaboratori di questa raccolta è il desiderio di rendere omaggio a chi, dopo essere stato senza dubbio il più insigne discepolo di Francesco Ferrara, – il quale come tutti sanno, è una specie di santo padre della scienza economica italiana nel secolo decimonono – fu egli stesso maestro delle scienze a parecchie generazioni di studiosi. Dopo una dedica all’onorato, si susseguono i contributi dei collaboratori. Ne do l’indice, non potendo discorrere di ognuno di essi:

 

 

Angelo Bertolini, Vita aneddotica e opera scientifica di Tullio Martello; Federico Flora, Inni e battaglie. Tullio Martello e la crisi liberista; Luigi Einaudi, Intorno alla imposta sui giuochi; Edoardo Giretti, Tullio Martello e la «Unione doganale italo-francese»; Vilfredo Pareto, L’aggio e il cambio; Paolo Orano, Verso una sintesi. Attorno alle origini; Guido Sensini, Prime linee di finanza teorica; Giacomo Luzzatti, La teorica del commercio internazionale e il costo di riproduzione; Luigi Amoroso, Le curve di indifferenza nella teoria dei fenomeni collettivi di due argomenti; Umberto Ricci, Sulla opportunità di una storia dell’economia politica italiana; Alberto Giovannini, Il maestro; Giuseppe Prato, Nei regni della gaia scienza; Maffeo Pantaleoni, Le tre internazionali; A. B., Elenco delle principali pubblicazioni del prof. Tullio Martello.

 

 

Senza voler nulla detrarre al merito degli altri collaboratori, fa d’uopo dir subito che la perla del volume è il saggio di Angelo Bertolini sulla vita aneddotica e l’opera scientifica di Tullio Martello. Questi non fu un puro professore. Fu anche un volontario per la guerra dell’indipendenza italiana in Piemonte ed in Sicilia, dopo essere stato alunno presso la i.r. intendenza di finanza di Treviso; ingegnere di miniere in Sardegna a 21 anni, assicuratore in Toscana, studioso di economia politica nel 1862-71 a Ginevra e fondatore ivi della Revue d’Economie, d’Historie et de Statistique. Ritornato in Italia, è per breve tempo segretario del Presidente del Consiglio dei ministri Marco Minghetti; partecipa alle feconde lotte d’idee fra la società Adamo Smith e l’Associazione per il progresso degli studi economici; diventa, su proposta del Ferrara, professore di economia politica alla Scuola superiore di commercio di Venezia; è candidato politico; vince il concorso alla cattedra di Bologna, che tenne con gran lustro sino ai limiti d’età; si appassiona per la riforma dell’insegnamento superiore e fonda e dirige periodici di battaglia.

 

 

Agli scritti celebri su La storia dell’internazionale e sulla Moneta alterna commedie, poesie, polemiche politiche ed aforismi filosofici. Una vita varia, ricca, che meritava di essere iscritta e che fa piacere leggere. In un altro dei contributi alla raccolta, Umberto Ricci si augura che qualcuno voglia scrivere la storia dell’economia politica italiana dal 1860 ai giorni nostri. L’augurio merita di essere raccolto e precisamente da P. Jannaccone, che il Ricci bene a ragione designa essere il meglio atto a scrivere quella storia. E poiché l’ICS si compiace altrettanto nell’annunciare i libri già pubblicati come quelli soltanto progettati e che non saranno forse mai scritti, mi sia lecito fare un altro augurio: che vi sia chi pubblichi una raccolta compiuta degli scritti di Francesco Ferrara, non contenuti nei quattro volumi delle prefazioni alla Biblioteca dell’Economista stampati dall’U.T.E.T.; e vi premetta un saggio del tipo di quello che il Bertolini ha scritto per il Martello. Anzi, poiché sono sull’augurare, faccio il nome di chi, a parer mio, sarebbe l’ottimo autore della raccolta e della biografia: Angelo Bertolini. Dopo avere scritto la vita del più illustre discepolo, egli dovrebbe scrivere la vita del maestro. Nessuno di lui più adatto all’impresa; e nessuna raccolta riuscirebbe più vantaggiosa alla scienza ed al paese.

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