Tratto da:

Corriere della Sera

Entrate e spese del comune di Milano (Confronti con le altre città italiane)

«Corriere della sera», 7 giugno 1914

 

 

 

A sentire i discorsi ed a leggere i programmi e gli articoli dei partiti socialisti e democratici parrebbe che finora le finanze del municipio di Milano siano state gerite in modo antiquato ed ingiusto sopra tutto verso le classi meno abbienti e che l’azione municipale sia stata debole, ristretta, timida. I milanesi ben sanno che tutto ciò è contrario a verità e che l’amministrazione comunale di Milano si deve annoverare tra le più progressive e moderne fra quante si contino in Italia.

 

 

Non è facile mettere in cifre dei paragoni fra città e città; ed i paragoni sono sempre difficili a farsi e soggetti a molti dubbi ed a grandi cautele. Inoltre, per la difficoltà di avere i dati più recenti, è giuocoforza limitarsi a quelli oramai un po’ invecchiati, che sono contenuti nel IV Annuario statistico delle città italiane, redatto, per incarico dell’unione statistica delle città italiane, dal prof. Ugo Giusti, capo dell’Ufficio di Statistica della città di Firenze. È quanto di meglio si ha in argomento. Da questo annuario abbiamo ricavato due prospetti, relativi alle sei maggiori città italiane continentali, i quali riassumono i dati relativi agli stanziamenti di bilancio per l’anno 1910. Il primo prospetto è relativo alle spese effettive; per cui si danno le cifre in milioni di lire, con due decimali. Per facilitare i paragoni, abbiamo notata anche la cifra della popolazione calcolata per l’anno 1910 delle medesime città.

 

 

Firenze

Genova

Napoli

Roma

Torino

Milano

Popolazione

236

286

612

581

381

584

Interessi passivi

1.25

3.29

6.93

8.73

1.99

7.31

Altri avanzi patrimoniali

0.19

0.37

4.67

0.59

0.54

1.24

Spese generali

3.72

5.57

5.25

5.91

4.67

9.96

di aziende industriali

0.52

0.12

0.17

0.04

4.65

Pulizia ed igiene

3.56

4.51

4.28

8.23

3.92

12.59

Sicurezza e giustizia

0.19

0.39

0.45

0.46

0.42

1.28

Opere pubbliche

2.31

4.13

7.73

11.18

3.72

8.09

Istruzione pubblica

2.07

4.65

5.02

11.34

6.04

9.13

Culti

0.02

0.01

0.17

0.02

Beneficienza

1.42

0.90

0.86

0.08

0.72

2.31

 

15.29

23.98

31.19

46.72

22.10

56.63

 

 

Si vede che Milano sta alla testa delle grandi città italiane per importanza di spese pubbliche effettive; il che è indice di una operosità attiva ed intensa, quale non si concilia con i rimproveri di neghittosità e di reazionarismo, mossi dai partiti aspiranti alla conquista di Palazzo Marino. Certamente Milano non può sostenere il paragone con Firenze, Genova e sopratutto Torino, quanto a mitezza di oneri per debiti; ma bisogna notare che i debiti contratti lo furono in gran parte per opere riproduttive o per acquisto e costruzioni di stabili che restano nel patrimonio comunale; tantoché al 31 dicembre 1912 contro a 280 milioni di passivo si avevano 185 milioni di attività patrimoniali, per lo più inventariate a prezzi inferiori a quelli reali. Ma il peso dei debiti è a Milano inferiore che a Roma e notevolmente meno che a Napoli; sebbene non si possa dire che la utilità che dai prestiti si ricava sia maggiore in quelle due città.

 

 

Chiunque guardi le spese cospicue che Milano fa per la pulizia e per l’igiene, per la pubblica sicurezza, per le opere pubbliche, per l’istruzione e per la beneficienza, facilmente si convincerà come, anche in paragone alle città consorelle, il primato di Milano sia certo. Né dopo il 1910 l’attività comunale si è arrestata, poiché le spese effettive sono passate da 56.6 a 63.5 milioni di lire; le spese d’igiene e polizia passando da 12.6 a 14.2 milioni di lire, quelle di opere pubbliche da 8.1 ad 8.9, dell’istruzione da 9.1 ad 11.4 e quelle di beneficenza da 2.3 a 4 milioni di lire. E poiché queste spese non si può certamente affermare che vadano a favore di una classe ristretta di persone ma o sono di utilità generale o tornano sopratutto di vantaggio alle classi meno abbienti, non si capisce come l’azione del Municipio possa essere considerata altrimenti che democratica e progressiva.

 

 

Altrettanto si deve dire guardando alle entrate effettive; per le quali, mentre riportiamo il totale in milioni di lire in cifre assolute, crediamo più opportuno, a far risaltare le differenze, esporre le cifre singole in percentuali del totale, ridotto uniformemente a cento.

 

 

 

Firenze

Genova

Napoli

Roma

Torino

Milano

Rendite patrimoniali: reali

1.5

2.4

1.3

1.5

6.2

5.3

Figurative

1.0

1.0

0.8

1.5

2.1

0.2

Concorsi dello Stato

1.0

8.2

17.1

14.7

1.2

Concorsi e proventi diversi

8.5

2.4

3.7

2.7

8.0

8.6

Proventi di aziende industriali

10.7

3.5

0.4

1.1

0.8

13.5

Proventi dei servizi municipali

4.1

4.4

0.8

3.1

2.8

2.7

Dazio comunale

44.0

58.7

50.0

41.5

59.3

38.5

Tasse e diritti

10.4

8.2

17.4

14.6

10.5

18.3

Sovrimposte

20.0

18.1

17.4

12.4

10.6

18.4

Entrate eventuali

3.8

3.1

1.1

5.9

3.5

1.8

 

100.0

100.0

100.0

100.0

100.0

100.0

Totale in cifre assolute in milioni di lire

18.8

31.7

24.2

40.1

19.1

46.2

 

 

Milano si distingue per essere in primissima fila, subito dopo Torino, per l’importanza delle entrate patrimoniali, per essere di gran lunga la prima quanto a proventi di aziende industriali municipalizzate e di servizi municipali; per essere pure la prima in materia di tasse e diritti – leggi applicazione della imposta di famiglia che è il più moderno e progressivo tributo consentito ai comuni italiani -; per essere stata relativamente moderata nell’uso delle sovrimposte, che si riducono a quella sovrimposta sui fabbricati, la quale ha ripercussioni così funeste sui fitti; per essere l’ultima in fatto di uso del dazio consumo e per non godere affatto dei benefici dei concorsi dello Stato, il quale per Roma e Napoli interviene così generosamente a risolvere il problema finanziario comunale. Questi sono i fatti: moderna e progressiva nelle spese, audace nel ricorrere alle fonti di entrata più moderne e democratiche (servizi municipalizzati ed imposta progressiva di famiglia), mite nelle sovrimposte e nel dazio consumo, che sono le entrate che i democratici vorrebbero diminuire; fiera di vivere di vita propria, senza uopo degli aiuti dello Stato; ecco la Milano che i democratici ed i socialisti si divertono a chiamare reazionaria.

 

 

Di fronte a questi fatti, essi che cosa ci promettono? Di fare «dopo esauriti i pochi mezzi consentiti ai comuni dalla vigente legislazione, opera attiva per ottenere nuove disposizioni di legge, che provvedano a riformare i tributi locali nei riguardi dell’economia generale dello Stato, secondo criteri di maggiore equità dando o ritornando agli Enti locali quei cespiti, strettamente in rapporto con la maggior ricchezza cittadina, che il Governo locale ha fatto propri e che la esperienza ha dimostrato essere indispensabili al regolare svolgimento della vita amministrativa dei comuni e delle provincie».

 

 

Ossia la democrazia riconosce di non potere attuare, se non in misura irrisoria, il suo grandioso programma; e per il resto si rimette alla famigerata riforma dei tributi locali di là da venire. I liberali-conservatori, pure invocando ed adoperandosi per la riforma tributaria – e il senatore Greppi – se non erriamo, è appunto il presidente di quella Associazione dei comuni italiani che più fervidamente intende alla agognata riforma – hanno operato grandi cose, pure nei limiti imposti dalle vigenti leggi. Fatti e parole: ecco dove sta il contrasto tra i liberali e la pseudo-democrazia anelante a dare il Comune in balia dei socialisti.

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