Epistolario di studenti
Tipologia : Paragrafi/Articoli
Data pubblicazione : 01/07/1893

Epistolario di studenti

«Critica Sociale», 1 luglio 1893, pp. 196-197

 

 

 

Le alcune osservazioni da noi fatte (n. 10 e 11 della Critica) intorno all’appello degli studenti parigini e alla lettera di Ausonio Zubiani che spiegava la non adesione del Circolo socialista pavese al Congresso di Ginevra dell’ottobre prossimo, trovarono larga eco nel mondo degli studenti. Primi vi rispondevano gli studenti del Circolo socialista bolognese, promettendo, quantunque membri di un Circolo misto, la loro adesione e delegando a proprio rappresentante il nostro collaboratore Olindo Malagodi. Il circolo universitario socialista di Torino deliberava pure di intervenire con rappresentanza propria e invitava i Circoli affini a indicargli nome e indirizzo dei loro delegati onde prendere accordi tendenti a un’azione comune. Il Circolo degli studenti socialisti di Venezia allargava la proposta fino a caldeggiare un Congresso preparatorio anche in Italia, del quale però i compagni di Torino non riconoscevano l’opportunità, bastando una riunione preparatoria dei delegati, e insistevano invece pel richiesto scambio di indicazioni e perché in ogni centro universitario gli studenti socialisti compilassero il quadro statistico delle loro forze rispettive.

 

 

A noi intanto giungeva da studenti di varie parti d’Italia buon numero di lettere che a pubblicarle tutte da capo a fondo ci piglierebbero più di mezzo il giornale. E forse con un grande profitto, perché, quanto all’adesione, che noi intendevano stimolare, degli studenti italiani al Congresso di Ginevra, ci pare di avere ormai causa vinta. Il movimento di adesione è brillantemente iniziato e lo stesso Zubiani ci scrive che né egli né il Circolo pavese non intesero sconsigliare gli studenti dall’andare al Congresso di Ginevra; e pur conoscendo abbastanza – soggiunge – il superlativo accademismo dei Congressi di studenti, socialisti e non socialisti – se quello di Ginevra deve sancire l’alleanza intima del proletariato intellettuale col manuale, egli fa voti che anzi vi accorrano numerosi a deliberare che d’allora in poi non prenderanno parte ad altri Congressi politici che non siano quelli dei lavoratori socialisti. Qualcosa di simile fu inviato, sotto forma di ordine del giorno, dal Circolo pavese ai promotori del Congresso di Ginevra.

 

 

Del resto, se qualche esitanza rimanesse, ecco qui il signor K. Rakowsky, sottosegretario della Commissione organizzatrice, che ci viene in aiuto per dissiparla:

 

 

Anzitutto – egli ci scrive da Ginevra – devo far notare ai compagni di Pavia che non fu mai nostra intenzione di creare un’organizzazione autonoma di fronte all’organizzazione socialista dei lavoratori. Dichiarammo al contrario nel nostro appello che il movimento socialista fra gli studenti sarà il complemento al movimento operaio; sarà cioè non già un partito distinto,k con idee e con tattica distinte, con un suo distinto programma massimo e minimo, bensì una semplice organizzazione professionale (per così esprimermi) come ve n’è tante altre.

 

 

Principale preoccupazione del nostro Congresso sarà il far penetrare nella mente del proletariato intellettuale che la sua emancipazione sta nella conversione al socialismo, nella lotta contro il regime capitalista. Eccoci dunque sul terreno della lotta di classe, solidali cogli operai nel principio come nei mezzi. Non è ciò d’altronde nel nostro stesso interesse? Noi vogliamo dare la «soluzione pratica» d’una questione che ebbe già la sua «soluzione teorica», cioè che solo gli sforzi uniti degli operai della macchina e del cervello scrolleranno il mondo borghese. È questa la unione che noi costituiremo. Noi cercheremo i mezzi pratici della propaganda socialista fra gli operai del cervello. Così, introducendo il «bacillo del socialismo», dissolvitore dell’organismo attuale, fin dentro le cancellerie di Stato, isoleremo la borghesia, la priveremo dell’appoggio che l’incosciente proletariato intellettuale ancora le porge.

 

 

Per trovarne i mezzi, bisogna rendersi esatto conto della situazione e delle necessità presenti del proletariato intellettuale. E il nostro Congresso lavorerà nello stesso senso creando la «Federazione internazionale degli studenti ed ex studenti socialisti».

 

 

Quanto alla «opportunità» della propaganda socialista fra studenti, la

questione, io credo, è risolta dalla necessità di cotesta propaganda fra i proletari del domani. Ripeto che il nostro Congresso comprende gli ex studenti, le sue porte saranno aperte a quanti si considerano membri del proletariato intellettuale. Ogni organizzazione politica esige una propaganda preparatoria ed è questa che noi vogliamo fare fra gli «apprendisti» di oggi che saranno gli «operai» di domani. Sia pure che non si debbano disperdere le forze: ma questa propaganda fra studenti non ci darà appunto le forze di cui scarseggiano? Non ci darà dei socialisti convinti, muniti di tutte le armi che fornisce la scienza?

 

 

In questa seconda parte della sua lettera il signor Rakowsky tocca il quesito del modo di organizzazione. È appunto su di esso che si esprimono in diverso senso parecchi dei nostri corrispondenti.

 

 

Il dott. Pasquale Rossi di Cosenza, che non è più studente da solo un anno, ci osserva che gli studenti, per la loro condizione relativamente agiata, per le loro condizioni ed abitudini, formano quasi una classe speciale, nella quale la propaganda deve farsi con metodi affatto speciali -metodi sopratutto scientifici e critici – ben diversi da quelli, per esempio, che possono impiegarsi fra contadini. Il socialismo degli studenti deriva dallo studio, non da ristrettezze economiche, e lo stesso «spirito di corpo» studentesco può servire di utile fondamento a una specie di divisione del lavoro nella propaganda; senza dire che non dappertutto i Circoli misti di operai e di studenti possono fiorire.

 

 

Da Torino, Luigi Einaudi – studente, beato lui! in attività di servizio -entra nello stesso ordine di idee. Anch’egli ritiene che un’organizzazione autonoma degli studenti socialisti non possa servire ad una forte e determinata azione politica e professionale. Cionondimeno crede all’utilità dei Circoli socialisti universitari, come strumenti di selezione per trarre i migliori giovani dalla neghittosità e dall’apatia a cui gli ordinamenti scolastici e la vacua vita universitaria predispongono gli studenti, per chiamarli all’investigazione scientifica del problema sociale e farne degli apostoli convinti ed armati di preciso materiale scientifico, che porteranno poi nelle sezioni del partito, presidio prezioso all’elemento operaio nella sua diuturna battaglia.

 

 

Ma Ausonio Zubiani al contrario ha per questi Circoli, che sono «di studi sociali» e non Circoli «socialisti», un superbo disdegno:

 

 

Vorreste forse – domanda – che perdessimo il tempo a strologare il futuro secondo Marx, secondo George o secondo Loria? Ma se ci abbiamo degli scienziati che lo fanno cento volte meglio di quel che potrebbero fare le nostre piccole accademie di studenti!

 

 

Che se coteste accademie per le «menti privilegiate» vi paion proprio necessarie, qual bisogno di limitarle ai soli studenti? Non ce ne saranno fra i non studenti delle «menti privilegiate»; non ce ne saranno fra gli stessi operai?

 

 

La ragione vera è un’altra. Voi potrete bene «studiare» il socialismo, o studenti borghesi, ma sarete sempre borghesi finché il contatto immediato e continuo coi lavoratori non vi abbia lavati dal peccato originale d’esser nati e cresciuti in altri ambienti, dei quali portate stratificati nelle coscienze i pregiudizi, figli dei privilegi.

 

 

Oh! se lasciaste un po’ da banda gli economisti borghesi e non borghesi, i libri e le accademie, le discussioni scolastiche e i sofismi da eterni indecisi e vi risolveste una buona volta tutti a gettarvi nella propaganda vera, fra gli operai, fra i contadini , fra la gente che vive male e non sa perché, e non aspetta altro che una voce amica la quale desti la coscienza dei suoi veri interessi, per levare la testa e venire con noi. Voi incontrereste uomini dalle teste quadre e dalle anime entusiaste; voi vi trovereste dinanzi forze nuove e non pensate mai, tesori di energia , ora allo stato latente.

 

 

Lasciamo dunque, ch’è tempo, le accademie e le discussioni, o studenti socialisti, e scendiamo nella geenna. Il nostro libro, la miseria, il libro dei libri è là!

 

 

Queste parole, a dir vero, ci sembrano vibranti del calore di una propaganda già fatta, cresimata da fortunate esperienze, e noi amiamo chiudere con esse. L’azione del Circolo pavese, Circolo misto, che anche in queste ultime elezioni amministrative s’è vigorosamente affermata, serve loro di commento – ed è commento che sfida molte e assai sottili obiezioni.

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