Giulio Alessio

Tratto da:

Rivista di storia economica

Data di pubblicazione: 01/03/1941

Giulio Alessio

«Rivista di storia economica», VI, n. 1, marzo 1941, pp. 62-64

 

 

 

Nato in Padova il 13 maggio 1853 vi morì il 19 dicembre 1940 chiudendo una lunga vita dedicata agli studi ed al paese. Professore per 50 anni di scienza delle finanze e di economia politica nella università della sua città natia, deputato dai suoi concittadini al parlamento dal 1897 al 1924, vicepresidente della Camera nella ventitreesima e nella ventiquattresima legislatura, sottosegretario di stato alle finanze nel 1905, ministro negli anni dal 1919 al 1922 alle poste, all’industria e commercio ed alla grazia e giustizia, socio dell’Istituto veneto e dei Lincei, rimase, nonostante gli onori e le fatiche delle alte cariche coperte, devoto agli studi. Noi, cultori della finanza e della storia di essa, ritorniamo con fiducia ai due volumi che egli scrisse, non ancora trentenne, sul sistema tributario in Italia, e li noveriamo tra i pochi meritevoli di essere ricordati per le vicende delle imposte nel tempo corso dalla unificazione al 1900. Quando volli (in “Principii ecc.” p. 507) compilare un indice delle fonti a stampa fondamentali per quell’epoca potei ricordare soltanto, con gli scritti del Mancardi e del Plebano, il “Saggio” dell’Alessio. Su problemi di storia finanziaria ritornò in seguito, recensendo l’opera dell’Andreades sulla finanza veneziana nelle isole Jonie, riassumendo in efficace sintesi la mente di Angelo Messedaglia ed in ogni suo scritto riallacciando all’esperienza del passato le considerazioni teoriche e concrete sui problemi presenti. Alla storia dedicò gli ultimi vividissimi quindici anni della sua vita, quando, lontano dalla politica prima, poi dall’insegnamento e quindi anche dalle accademie egli pose a se stesso l’angoscioso problema: quali furono i frutti dell’opera compiuta dalle generazioni venute su dopo il compimento dell’unità italiana? Lo ricordo, fatto curvo ma non affranto dalla tarda età, discorrermi qui in Torino con entusiasmo di un lavoro di lunghissima lena da lui intrapreso intorno alla storia economica sociale e politica dell’Italia dopo il 1870. Rileggeva ed annotava libri, dibattiti parlamentari, relazioni di inchiesta, statistiche di quel tempo con alacrità che sarebbe reputata rara in un giovane. Non so se egli abbia compiuta l’opera, la quale auguro possa venire un giorno alla luce. Dalla pubblicazione di essa che, ascoltando la parola calda ed ottimista del venerando collega ottantenne immaginai fatta di investigazioni documentate ed insieme di ricordanze e di giudizi personali (ahi! quanto rari nella letteratura economica da quando in Italia il culto della scienza economica seria si ristringe quasi nel ceto accademico!), trarrebbe certo vantaggio notabile la conoscenza della formazione storica dell’Italia contemporanea.

 

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