Gli accademici Georgofili e la libertà del Commercio

Tratto da:

La Riforma Sociale

Data di pubblicazione: 01/01/1900

Gli accademici Georgofili e la libertà del Commercio

«La Riforma Sociale», gennaio 1900, pp. 124-125.

 

 

 

Da parecchi anni il prof. Abele Morena ha cominciato a pubblicare una “Raccolta degli Economisti toscani” in continuazione di quella raccolta che fu iniziata nel 1847 a Firenze dal Nicolai e che disgraziatamente rimase interrotta dopo la pubblicazione di due volumi di scritti di pubblica economia di Giovanni Fabbroni e di due volumi di Francesco Gianni.

 

 

La raccolta fu ripresa, come si disse, dal Morena ad Arezzo nel 1896 e venne degnamente iniziata con due volumi di scritti di pubblica economia di Vittorio Fossombroni. Agli scritti precedeva un discorso del Morena sul Fossombroni, nel quale la figura dell’insigne economista e statista veniva tratteggiata in guisa sobria e dotta.

 

 

Ora seguono due altri volumi di “Scritti di pubblica economia concernenti i dazi protettori dell’agricoltura” degli accademici Georgofili preceduti da un nuovo pregevole discorso del Morena.

 

 

Nel suo discorso il Morena espone la storia delle riforme agrarie operate da Leopoldo nel senso della libertà commerciale, in parte raccontando accuratamente cose già note ed in parte mettendo in chiaro su nuovi documenti la verità storica fraintesa o travisata. Il che gli accade specialmente rivendicando al Principe riformatore il vanto di aver perdurato fino agli ultimi momenti del suo regno nelle riforme liberali iniziate ed a poco a poco tradotte in atto durante la sua permanenza in Toscana.

 

 

L’autore, dopo avere enumerati i beneficii che dalla libertà di commercio erano derivati alla agricoltura toscana, passa a tracciare come, partito Leopoldo e mutato in seguito governo, fosse ristabilita molta parte dei vincoli dianzi aboliti.

 

 

Ritornata al potere la Casa granducale di Lorena, il ministro Fossombroni riuscì a ristabilire la libertà frumentaria; e fu nel 1822 che, in seguito ad uno straordinario rinvilimento nei prezzi del grano, si accese nell’Accademia dei Georgofili la disputa intorno al protezionismo ed alla libertà di commercio. Vi furono contraddittori illustri: il Paolini, il Lapi, il Ridolfi, il Capponi, il De Ricci, il Thaon di Revel, il Colletta.

 

 

Queste dispute riassume il Morena nel discorso; e nel testo del volume sono riprodotte le più importanti fra le memorie a cui quelle dispute diedero occasione.

 

 

A che pro, dirà taluno, ripubblicare questi scritti antichi, mentre ora nuove questioni si agitano intorno al medesimo argomento e meritano di essere esaminate con maggior cura di quanto non vaglia il riandare intorno alle trascorse vicende?

 

 

Egli è che le nuove questioni non sono altro che la fedele riproduzione di antiche e vessate questioni, e nelle nuove dispute si ripetono con poche variazioni i vecchi argomenti. Con questa differenza che mentre i moderni oratori parlamentari talvolta disputano male, gli antichi accademici Georgofili disputavano con forma eletta e con profonda e sicura scienza.

 

 

Il prof. Morena ha reso perciò un vero servizio non solo alla scienza storica, ma anche alla polemica politica. Quanti in Italia combattiamo per la abolizione dei dazi protettori dell’agricoltura, i quali si assommano sovratutto nel dazio sul grano, dobbiamo essere grati al Morena di averci messo innanzi gli scritti succosi e precisi in cui uomini come il Capponi, il Colletta, il Ridolfi, ecc., combattevano tre quarti di secolo fa per la medesima causa.

 

 

Due altri volumi prepara l’autore della sua Raccolta: gli “Scritti di Pubblica Economia degli Accademici Georgofili concernenti la Mezzeria in rispetto agli altri generi di cultura”. Auguriamo ai nuovi volumi larga e benevola accoglienza, ben meritata in un paese dove la questione agraria è sovra tutte le altre importante.

 

 

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