Gli agricoltori italiani e la tariffa doganale provvisoria

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 08/08/1919

Gli agricoltori italiani e la tariffa doganale provvisoria

«Corriere della Sera», 8 agosto 1919

 

 

 

L’agitazione contro il pericolo che il Governo decreti, senza preventiva discussione, una nuova tariffa doganale, provvisoria, va estendendosi. Il Segretariato agricolo nazionale sedente in Roma, d’accordo con la Commissione nazionale per il regime doganale dei prodotti agricoli, istituito d’accordo con la (Società degli agricoltori italiani, ha diramato a tutte le associazioni ed enti agricoli d’Italia un comunicato molto significativo.

 

 

In esso, associandosi al vasto movimento di opposizione contro il decreto 24 luglio, col quale si vieta l’introduzione in Italia delle macchine e di materie indispensabili ad assicurare la produzione agricola, la Commissione dichiara essere suo preciso e inderogabile dovere di rinnovare la già fatta protesta per la procedura cui il Governo si è attenuto nella compilazione della preannunciata tariffa provvisoria, non ammettendo – contrariamente alle esplicite promesse del Presidente del Consiglio – la rappresentanza degli agricoltori a far parte della Commissione incaricata di compilare la detta tariffa, e non comunicando nemmeno la tariffa stessa agli agricoltori richiesti di parere.

 

 

Tale sistema è tanto più ingiustificato e pernicioso in quanto che non solo disconosce il diritto degli agricoltori a interloquire in argomenti che direttamente li riguardano, ma costituisce una nuova prova del modo sommario sbrigativo ed empirico col quale si trattano gli interessi vitali del Paese, il quale ha le sue sorti economiche, sociali e politiche indissolubilmente legate al regime doganale. Né vale l’obbiezione sulla quale continuano ad insistere gli organi governativi «che la tariffa ha carattere provvisorio» sia perché nessuno può per ora fissare i limiti di tale provvisorietà, sia perché sull’anzidetta tariffa inevitabilmente dovrà plasmarsi tutto il commercio interno ed estero e non sarà facile, successivamente, imprimere al commercio stesso direttive diverse, essendo evidente che, durante il periodo di provvisorietà, le altre Nazioni avranno avuto campo di penetrare in quei mercati i quali fin d’ora dovrebbero essere assicurati alla nostra esportazione.

 

 

La Commissione esprime il fermo convincimento che, poiché la maggior fortuna della Nazione è subordinata alla maggiore possibile produzione di ricchezza, e poiché Il nostro Paese ha carattere eminentemente agricolo, si debbano creare alla produzione agricola condizioni tali che le consentano il massimo sviluppo all’interno e la massima espansione all’estero, e conferma la necessità che a tutti i prodotti del suolo siano assicurati i maggiori sbocchi possibili, mercé un’adeguata politica doganale e di trasporti.

 

 

Con ciò non intende di significare che le altre manifestazioni di abilità economica debbano essere sacrificate, sempre quando rispondano alle condizioni naturali del Paese, e non esigano, per la loro esistenza artificiosa, protezione e privilegi di cui l’agricoltura dovrebbe far le spese.

 

 

Questo voto della massima rappresentanza agricola italiana ha un grande peso e può essere una spinta decisiva a quella pubblicazione della tariffa provvisoria, che è al Governo chiesta da tante parti.

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