Tratto da:

Corriere della Sera

Gli aspetti economici della guerra. Una conferenza del prof. Einaudi a Firenze

«Corriere della sera», 7 dicembre 1914

 

 

 

(Per telefono al Corriere della Sera)

Firenze, 6 dicembre, notte

 

 

Oggi alla R. Accademia dei Georgofili si è inaugurato l’anno accademico con un discorso del socio prof. Luigi Einaudi. La sala era affollata di accademici, di autorità, di notabilità cittadine e specialmente di economisti.

 

 

Presentato dal prof. Riccardo Dalla Volta, direttore della Scuola di scienze sociali e vice-presidente dei Georgofili, il prof. Einaudi ha svolto il tema: «Di alcuni aspetti economici della guerra».

 

 

L’oratore ha incominciato col dire: – La guerra odierna ha mutato i valori scientifici normali. Ha forse mutato il giudizio sui provvedimenti economici che si impongono al Governo nel momento presente? No, la guerra obbliga tutti, in un esame di coscienza, a ribadire le dottrine accolte, non a mutarle radicalmente.

 

 

A dimostrazione della sua tesi ha fatto quindi parecchi esempi, accennando, fra altro, alla questione dell’approvvigionamento frumentario ed ai metodi contrastanti, imposti dalla loro diversa situazione, della Germania e dell’Inghilterra. – Ma il risultato più interessante che la guerra ha prodotto – ha proseguito – è forse questo: di togliere valore ai problemi cosidetti sociali e di ridare importanza ai problemi monetari e bancari. Mentre i problemi sociali sono vaghi, indefiniti, suscettibili di soluzioni incerte e poco soddisfacenti, i problemi tipici economici, che sono quindi monetari e bancari, sono rigorosi e precisi. E sono nel tempo stesso quelli in cui una soluzione precisa può contribuire, in misura insospettata ai più al progresso delle moltitudini. È doloroso che, in tempo di pace, le masse non comprendano che un buon regime monetario vale per la loro prosperità economica, per il miglioramento dei loro salari, per la regolarità della loro occupazione, ben più che una legislazione sociale anche governata da una sapiente burocrazia tipo germanico; che i risultati possibili a ottenersi con una serie fortunata di scioperi e di agitazioni sono una misera cosa in confronto ai vantaggi che si possono ottenere con l’abolizione del corso forzoso, con un perfetto ordinamento degli istituti di emissione, con l’abolizione dei dazi progressivi, e con la conservazione di semplici dazi fiscali.

 

 

Qui l’oratore ha fatto un confronto fra i metodi adottati in Germania e in Inghilterra per la preparazione dei mezzi finanziari per la guerra; in Germania, con l’emissione di biglietti a corso forzoso, e successivamente col loro riassorbimento a mezzo di prestiti, come quello dei cinque miliardi e mezzo di lire italiane; in Inghilterra, con le scritturazioni bancarie e con le aperture di crediti. – Sebbene differenti – ha detto – ambedue questi metodi testimoniano un grande fatto: nessuna guerra si può condurre senza il perdurare della fiducia del popolo nelle proprie forze e il profondo sentimento che bisogna subordinare ogni altro interesse al conseguimento dei fini supremi della grandezza nazionale. Oltre e sopra i mezzi materiali, il nerbo finanziario della guerra è una forza morale.

 

 

E l’oratore ha concluso augurando che, se verrà l’ora del cimento supremo, sappiano gli italiani dare prova anch’essi di fiducia reciproca e di tranquillo, sereno sacrificio.

 

 

L’oratore, ascoltato con viva attenzione, ha riscosso al termine della conferenza vivi applausi e molte congratulazioni.

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