Gli incrementi delle entrate e la tesi finanziaria di Bissolati

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 12/12/1913

Gli incrementi delle entrate e la tesi finanziaria di Bissolati

«Corriere della sera», 12 dicembre 1913

 

 

 

L’on. Bissolati, nel discorso pronunciato alla Camera, ha inteso dimostrare una sua tesi intorno alla impossibilità di provvedere contemporaneamente alle esigenze dei bilanci della guerra e della pace, affermando che il bilancio 1913-914 presenta una disponibilità di appena 50 milioni di lire per nuove spese, insufficienti persino a far fronte alle sole maggiori spese militari. Sicché alle nuove spese civili si dovrebbe provvedere con il gettito della nuova auspicata imposta globale progressiva sul reddito. Ma poiché questa sarà capace di dare ai più 50 milioni di lire all’anno, di cui 25 si dovranno rimborsare alle città, a cui si toglierebbe l’imposta di famiglia, rimangono disponibili 25 milioni soltanto, insufficienti anch’essi di gran lunga alle nuove spese civili. Sicché rimane dimostrata la irresolubilità del problema. Sono ben lontano dal credere che il problema sia di facile soluzione. Parmi però che la soluzione, qualunque essa sia, deve essere impostata su uno studio esatto e completo dei dati del problema. Ed a questo riguardo sembra certo che il Bissolati abbia schematizzato e semplicizzato oltre misura il problema, riducendolo tutto ad un confronto fra le nuove spese in cifre imprecisabili ma ingenti, da un lato, e 50 milioni di disponibilità di bilancio, più 25 milioni di reddito della nuova imposta sul reddito, dall’altra. I dati sono più complessi. Rispetto alle entrate, bisogna badare:

 

 

  • 1) all’aumento naturale di gettito delle imposte vecchie;
  • 2) al prodotto di una revisione accurata degli accertamenti di queste vecchie imposte;
  • 3) al prodotto di eventuali nuove imposte.

 

 

1. Rispetto al primo punto, ecco quale fu dal 1901-902 sino al 1911-912 l’aumento di prodotto delle entrate effettive dello Stato (in milioni):

 

 

 

Entrate effettive

Aumento rispetto all’anno precedente

Aumento cumulativo rispetto al 1900-901

1900-901

1790.7

1-902

1743.4

+ 22.7

+ 22.7

2-903

1794.7

+ 51.3

+ 74

3-904

1786.3

– 8.4

+ 65.6

4-905

1842.9

+ 56.6

+ 122.2

5-906

1945.9

+ 103

+ 225.2

6-907

1954.5

+ 8.6

+ 233.8

7-908

1946.4

– 8.1

+ 225.7

8-909

2133.9

+ 187.5

+ 413.2

9-910

2237.2

+ 103.3

+ 516.5

10-911

2403.3

+ 166.1

+ 632.6

11-912

2475.3

+ 72

+ 754.8

 

 

Nel dodicennio trascorso l’incremento delle entrate effettive fu dunque di quasi 755 milioni. Quando pure si sottraggano 83.8 milioni di aumento figurativo, derivante da un diverso conteggio delle pensioni civili e militari, e quando pure si tenga conto del maggiore gettito dovuto ad inasprimento di vecchie imposte rimangono all’incirca 800 milioni di maggiori entrate. Sono 50 milioni in media all’anno: ma sono 50 milioni annui cumulativi, i quali cioè si sommano ogni anno ad altrettanti 50 milioni di incremento dell’anno precedente. Confrontando i due anni estremi del dodicennio, si vede che l’ultimo usufruiva di 600 milioni di maggior provento naturale all’anno delle imposte in confronto al primo.

 

 

Dal fatto che le entrate aumentarono naturalmente di 600 milioni nel dodicennio scorso non si deve certamente dedurre senz’altro che uguale incremento si debba verificare nel dodicennio venturo. Nessuno può prevedere nulla al riguardo. L’impressione mia, derivante dall’esame del periodo economico in cui il mondo sta per entrare, è che l’incremento abbia ad essere minore. Pare, però difficile che esso abbia ad annullarsi del tutto: e prudenza consiglierebbe ad attenersi ad un’ipotesi intermedia fra l’eccessivo pessimismo e l’eccessivo ottimismo. Non pare esagerato ritenere che l’aumento naturale delle entrate pubbliche abbia a darci in tre o quattr’anni un maggior prodotto cumulativo di circa 100 milioni all’anno.

 

 

2. Le vecchie imposte sono certamente suscettive di dare, con una revisione accurata, un maggior provento considerevole. Ho già dimostrato su queste stesse colonne che la revisione generale dell’imposta fabbricati è capace di dare al fisco un maggior provento di 16 milioni, al minimo e con vantaggio degli inquilini. Riforme attente, congiunte a raddolcimenti di aliquote, possono certamente dare somme uguali, se non superiori nell’imposta di ricchezza mobile e nelle tasse sugli affari. E vi sono parecchie imposte sui consumi, come quelle sugli spiriti, e sugli zuccheri le quali sono in grado di dare, nel tasso di non lunghi anni e con vantaggio dei contribuenti, incrementi non lievi di gettito. Non preciso cifre; ché occorrerebbe fare troppo lungo discorso. Ma la possibilità delle riforme è innegabile.

 

 

3. Quanto alle imposte nuove non ho nulla da obbiettare al Bissolati quando prevede in soli 25 milioni, al netto dei rimborsi ai comuni, il gettito della futura imposta globale sul reddito. La previsione di così modesti redditi dimostra come la nuova imposta sia, come dissi molte volte, fiscalmente assai meno feconda dell’esatta applicazione delle imposte esistenti.

 

 

* * *

 

 

Contro alle disponibilità derivanti da questo triplice ordine di fonti, vi è l’incremento futuro delle spese. Addurrò anche qui un quadro degli aumenti verificatisi dopo il 1900-901 (in milioni di lire):

 

 

       
 

Spese effettive

Aumento rispetto all’anno 1900-901

Aumento cumulativo rispetto al precedente

1900-901

1852.3

1-902

1679.8

+ 27.5

+ 27.5

2-903

1695.9

+ 16.1

+ 43.6

3-904

1727.6

+ 31.7

+ 75.3

4-905

1767.4

+ 39.8

+ 115.1

5-906

1800.5

+ 93.1

+ 208.2

6-907

1858.3

– 4.2

+ 204

7-908

1884.6

– 28.3

+ 232.3

8-909

2098.6

+ 214

+ 446.3

9-910

2204.9

+ 206.3

+ 652.6

10-911

2391.8

+ 86.9

+ 739.5

11-912

2587.1

+ 195.3

+ 934.8

 

 

Certamente questa tabella è preoccupante. Fino al 1906-907 l’aumento delle entrate era superiore all’aumento delle spese. A partire dal 1907-908 il fiotto delle spese nuove cresce più rapidamente del crescere delle entrate. Se si continuasse in questa misura ben presto ci troveremmo di fronte ad una situazione più difficile di quella tratteggiata dall’on. Bissolati. Già nell’esercizio 1911-912 le spese effettive superarono le entrate effettive (le cifre sono tratte dall’ultima esposizione finanziaria dell’on. Tedesco); ma il disavanzo non ci fu, anzi il bilancio si chiuse in avanzo, a causa di altre entrate appartenenti ad altre categorie, di cui qui sarebbe troppo lungo discorrere. Tutto ciò però vuol dire una cosa sola: che negli anni passati si è consentito alle spese di crescere un po’ troppo tumultuariamente, ciascuna per proprio conto, senza che una visione d’insieme tutte le collegasse e le mettesse in rapporto con le entrate. Oggi si deve porre rimedio a questa crescita incoerente di spese, di cui alcune erano urgenti, altre necessarie, altre semplicemente utili ed alcune forse dannose e provocate unicamente dalle richieste degli interessati. Oggi che pulsano bisogni d’ordine superiore e generale, è dovere del Parlamento di fare un esame di coscienza, e di classificare gerarchicamente, secondo una veduta d’insieme, le spese nuove necessarie, in guisa da provvedere alle varie esigenze nell’ordine graduale della loro importanza. Grandi cose si possono ancora compiere con gli incrementi futuri di entrate; i quali sono destinati a raggiungere, in capo a qualche anno, cifre cumulative ingenti. Ma occorre che non si dimentichi che, nella stessa maniera con cui l’incremento delle entrate, tratto delle varie fonti sue, può diventare cospicuo sovratutto col cumularsi degli incrementi di parecchi anni successivi, così vi deve essere un programma d’azione il quale non si limiti alle spese dell’anno ma abbracci l’opera di parecchi anni. Solo a questa condizione è possibile sperare che gli incrementi annui di entrate non vadano dispersi in piccole spese indifferenti, ma siano impiegati a raggiungere qualche grande meta di interesse nazionale.

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