Opera Omnia Luigi Einaudi

Gli italiani sono per lo più socialisti e non lo sanno

Tipologia: Paragrafo/Articolo – Data pubblicazione: 02/03/1961

Gli italiani sono per lo più socialisti e non lo sanno

«Corriere della Sera», 2 marzo 1961

 

 

 

Non intendo qui parlare di nessuna delle parti politiche italiane; ché tutte, al par di quanto accade dappertutto altrove, hanno due anime, una liberale e l’altra socialista.

 

 

Nessuna delle due parole ha perciò riferimento netto a qualcuno dei gruppi, che nel parlamento italiano si dispongono nell’aula da sinistra a destra; né alla macchina elettorale la quale ne ha promossa e consentita la elezione. Le due parole indicano uno stato d’animo.

 

 

Nell’italiano medio prevale l’animo socialista. Egli ama l’uguaglianza nelle situazioni economiche e sociali; vorrebbe che tutti vivessero ad un livello non troppo diverso l’uno dall’altro; perciò vuole innalzare il povero, il diseredato, il lavoratore; non desidera correre rischi e vuole la sicurezza del posto, la sicurezza , la certezza del lavoro, la carriera ordinata volta verso l’alto; è persuaso che il progresso scientifico, le scoperte tecniche siano arra di elevazione per tutti gli uomini.

 

 

Poiché l’uguaglianza e il bene comune non nascono spontaneamente nella società moderna, l’italiano socialista vuole che qualcuno provveda. Nelle farmacie di villaggio, nei caffè, nei luoghi di ritrovo, il discorso è: «se io fossi re, presidente della repubblica, presidente del consiglio, ministro…», e il discorso vuol dire essere noti i rimedi ai mali presenti, ed essere perciò possibile porvi rimedio. Basta conoscere il vero ed attuarlo. La scienza, la quale risolve problemi ben più ardui, la quale ha compiuto conquiste mirabili, che ha insegnato a volare e si accinge a conoscere gli spazi celesti, non può non indicare le soluzioni vere, razionali ai piccoli problemi della vita quotidiana.

 

 

Filippo Buonarroti, ingenuo espositore, della «Cospirazione degli uguali», della dottrina comunista di Babeuf, ultimo logico termine della rivoluzione francese, è l’araldo dei «virtuosi», i quali sanno i modi di rendere gli uomini felici, di sbollire non solo i privilegi di casta e di fare tutti uguali, oltrecchè in diritto, in fatto.

 

 

Egli vede tuttavia che, purtroppo, gli uomini non conoscono e non sono pronti ancora ad attuare la verità; e vuole perciò innanzi di concedere ad essi il diritto di scegliere i capi politici economici e spirituali della Francia, che i «migliori», che i «virtuosi», convinti della bontà della dottrina comunistica, si proclamino da sé capi e, per il tempo bastevole ad educare le nuove generazioni, governino il paese. Saint – Simon, Fourier e gli altri, che furono poi detti utopisti, vedono chiaramente essere impossibile instaurare in terra il socialismo senza passare attraverso ad un tempo «provvisorio» di educazione, di addestramento e di attuazione del nuovo sistema sociale. Nessun ordine nuovo nasce se non nello sforzo, nel dolore, nella rinuncia. Bisogna rinunciare alla libertà per qualche anno o decennio per conquistare la felicità nell’avvenire e, con il benessere, riavere la libertà, che è vera soltanto se conquistata nel dolore. Che cosa insegnano ed affermano di volere attuare i comunisti odierni se non le massime degli spregiati «utopisti»?

 

 

L’uomo socialista, il quale sa la verità sociale ed economica, non solo è e deve essere «provvisoriamente» totalitario ed intollerante; ma è anche evangelizzatore. Chi sa la verità, la deve insegnare altrui. è suo dovere togliere dagli occhi degli ignari il velo che nasconde la verità. Gli eserciti rivoluzionari e napoleonici conquistarono l’Europa per propagare il verbo della felicità, della libertà e della uguaglianza; ed oggi sarebbe assurdo supporre che i comunisti russi e cinesi ristassero dall’addottrinare i popoli ancora sottoposti ad altre fedi od ignari della luce che già è in essi.

 

 

Se la luce non potrà essere fatta col mero insegnamento e con la propaganda pacifica, nulla potrà impedire l’uso della forza. La guerra, nefanda in generale, è sacra se condotta per la vittoria del vero. Sono da noi condannate, perché condotte in nome di una fede soprannaturale, le guerre di Maometto e dei suoi fedeli per la conquista dell’Asia Minore,dell’Egitto, dell’Africa settentrionale e della Spagna; o le persecuzioni condotte dai cristiani vittoriosi, contro i pagani e gli eretici. Quelle erano fedi; la nostra è verità «scientifica»; ed il vero dimostrato dalla scienza non può non trionfare.

 

 

Non tutti coloro i quali si sentono socialisti sono disposti ad arrivare sino alla conclusione, che in Buonarroti era fede ardente nella virtù della educazione e convinzione profonda del dovere dell’uomo saggio e virtuoso di governare senza il consenso dei governati, sino a che questi fossero in grado di manifestare un’opinione «illuminata». Le gradazioni del socialismo sono molte ed i più dei socialisti repugnano dall’estrema conseguenza del totalitarismo tirannico. Essi affermano, spesso sinceramente, di volere attuare il socialismo nell’osservanza piena della libertà di pensiero, di parola, di riunione, di associazione, di stampa, di opposizione, di voto, di rispetto alla volontà della maggioranza. Nella dichiarazione dei loro propositi, i più non vanno oltre alle frasi generiche di «riforme profonde», di «vie nuove», di «riforme di struttura», di «abolizione di privilegi», di «lotta contro i profittatori ed i monopolisti», di «uguaglianza reale», di «uguaglianza economica e non soltanto giuridica», di «trionfo dei lavoratori»; ma raramente spiegano con parole chiare quali siano le vie nuove e cosa si intenda per strutture, privilegi, profitti.

 

 

Coloro che non appartengono alla categoria dei tromboni da comizio e vanno oltre l’elenco ordinario dei luoghi comuni, parlano di nazionalizzazioni, di imposte progressive, di abolizioni delle eccessive disuguaglianze dei redditi, di sicurezza ed assistenza sociale, di politica qualitativa del credito, di investimenti «massicci» da parte dello stato, di controllo della attività privata, di direttive alla iniziativa privata per la consecuzione di fini pubblici, di concorsi dello stato al promovimento ed alla tutela della agricoltura in generale e di quelle industrie in particolare, le quali risultano più vantaggiose alla massima occupazione.

La strada socialista conduce tuttavia inavvertitamente ad un intervento sempre maggiore dello stato nelle cose economiche ed all’incremento della proporzione degli uomini dipendenti dallo stato, dai corpi pubblici territoriali e degli enti pubblici, oggi detti parastatali. Cresce il numero di coloro che dallo stato sono istruiti ed educati e sussidiati nell’età dell’infanzia e della giovinezza e ricevono sussidi e pensioni nell’età della vecchiaia. Gli italiani, che non amano più od amano sempre meno il rischio e l’incertezza e desiderano sovratutto continuità nel lavoro e sicurezza nella vecchiaia, nelle malattie, negli infortuni e chiedono allo stato l’esaudimento delle loro aspirazioni, sono, anche se non lo sanno, socialisti.

 

 

Gli uomini religiosi, siano o non siano cattolici, appartengono o non alla parte democristiana, avendo in onore la parola di Cristo, ricordano che Egli volle redimere gli uomini dal peccato; e che non la redenzione esteriore (del fariseo), ma quella interiore (del pubblicano) che viene dal cuore ha unicamente valore.

 

 

Gli uomini religiosi sanno di non potere essere guasti dalle cose esteriori materiali; negano le dottrine le quali pongono a fondamento della vita il possesso, la conquista delle cose materiali, della ricchezza, della potenza economica. Cristo ha detto :«nulla vi è fuori dell’uomo che entrando in lui possa contaminarlo; sono le cose che escono dall’uomo quelle che lo contaminano…, perché è dall’interno, dal cuore degli uomini che vengono pensieri malvagi. De corde enim exeunt cogitationes malae: homicidia, adulteria, fornicationes, furta, falsa testimonia, blasphemiae (Matteo, quindicesimo, 19). L’uomo buono dal tesoro del suo cuore trae il bene ed il malvagio trae fuori il male, perché la bocca parla così come abbonda il cuore. Bonus homo de bon thesauro profert bona; et malus homo de malo thesauro profert mala. (Matteo, dodicesimo, 35)».

 

 

Perciò l’uomo religioso condanna coloro i quali vogliono conquistare potenza per educare gli uomini a quella che essi affermano essere la verità; ed a questa impongono ubbidienza colla violenza fisica o morale. L’uomo religioso vuole essere libero di scegliere la sua fede, la quale viene dall’intimo del cuore e non può essere coatta; il credente in una verità da lui scelta, rispetta negli altri uomini la libertà di credere altrimenti; epperciò aborre dalle dottrine e dalle pratiche fascistiche, naziste, comunistiche, le quali «conoscono» la verità vera e la impongono colla forza.

 

 

Purtroppo gli italiani cattolici o democristiani soggiacciono per altra via alla contaminazione comunistica. Essi, aborrendo, come più degli altri italiani, dalla tirannia totalitaria comunistica sullo spirito, sono pronti a riconoscere che il benessere, che la prosperità che le comodità della vita meglio si raggiungono attraverso lo sforzo organizzato di una mistica forza esteriore, che taluni chiamano «corporativismo», ed altri dicono «socialità» o «stato sociale».

 

 

Si, dicono i più, il comunismo è dannabile perché abolisce la libertà del pensare, del parlare, del volere un altro modo di vivere diverso da quello nostro; epperciò non lo vogliamo. Tuttavia, il suo è un ideale, è il bene, che se potesse essere attuato senza violare la nostra libertà, dovremmo volere anche noi. Dichiarando siffatta generale tendenza, verso il bene e benessere, l’on. Vigorelli scrisse, forse una quindicina di anni addietro, un libro intitolato: Gli italiani sono tutti socialisti e non lo sanno.

 

 

Così pensando e scrivendo, socialisti, democristiani ed aderenti ad altre minori confessioni politiche, dichiarano tuttavia di aver perduta la partita.

 

 

Non si resiste al comunismo se lo si pensa come un ideale. Verso gli ideali si va. può combatterlo e vincerlo solo chi considera ideale il proprio modo di vivere non quello dell’avversario. Il fascismo è un’ombra senza sostanza, perché gli italiani ne hanno conosciuta la vacua iniquità. Vano è invece sperare nella sconfitta del comunismo, finché troppi italiani, tra i non adepti alla religione comunistica, sono disposti a rispettare, quasi fosse un ideale, i principii del suo vangelo.

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